Si può provare a coinvolgere persone con forte disabilità intellettiva in progetti di autonomia abitativa?
La Fondazione Dopo di Noi di Bologna crede di sì e, forte di una lunga esperienza basata sull’avvio di progetti di autonomia in appartamenti (Sistema residenziale diffuso) insieme ad ASP Città di Bologna e all’Ausl di Bologna ha elaborato un nuovo progetto abitativo destinato a persone con disabilità grave prossime a restare prive del sostegno familiare, da realizzare in un normale appartamento in condominio. Ospiterà al massimo 5 persone che hanno bisogno di una presenza assistenziale continuativa, finora garantita solo in strutture più tradizionali.  Per ristrutturarlo, la Fondazione spera nel bando regionale che, in base alla legge 112 del 2016, eroga i contributi del Fondo per il Dopo di Noi, in modo da rendere il progetto operativo entro un anno.

“Fino a 6-7 anni fa non era immaginabile. Oggi lo riteniamo un progetto realizzabile perché possiamo coinvolgere persone che provengono dai nostri percorsi preparatori all’autonomia: conosciamo i loro punti di forza e le loro debolezze, sappiamo di cosa hanno bisogno e vogliamo avviare un confronto con i familiari”, spiega Luca Marchi Direttore della Fondazione Dopo di Noi.  Con questo progetto, “scommettiamo su un percorso di vita parallelo alla famiglia, prevenendo la situazione che potrebbe crearsi quando i genitori anziani non potranno più dare il loro sostegno al figlio disabile”.

È proprio per rispondere alla preoccupazione su quello che accadrà ai figli con disabilità una volta che i genitori non ci saranno più che, nel 2002, è nata la Fondazione, operativa dal 2003. Le famiglie ricevono informazioni e supporto anche in campo giuridico e nell’amministrazione di sostegno; contribuiscono a definire le iniziative per preparare un buon futuro al congiunto, per il quale si progettano interventi specifici da parte di figure professionali. Il punto di partenza per sperimentare una vita autonoma della persona disabile, fuori dall’abitazione di famiglia, è Casa Fuoricasa. È un appartamento in via Zucchini a Bologna, oggi frequentato da 30 persone con disabilità, fra i 25 e i 45 anni, che ci abitano prima per qualche fine settimana, poi per periodi più lunghi nei giorni feriali. Qui sono coinvolti per genere, età, diagnosi. Nel percorso iniziale, “ricevono gradualmente nuove responsabilità, fino alla custodia del mazzo di chiavi, che nessuno ha mai perso, mentre a qualche educatore è capitato”. A Casa Fuoricasa è ambientata la miniserie “La squadra di Nicola. Con Nicola Rizzoli in campo per i giovani con disabilità”, di cui sta per uscire la quinta puntata sul sito lasquadradinicola.com Delle persone passate per via Zucchini, alcune stanno già abitando in un appartamento diverso da quello dei genitori, sostenute solo per poche ore alla settimana dagli educatori della Fondazione, che si limitano a funzioni di coordinamento. Arrivati a questo punto, infatti, i “ragazzi” sanno già fare la spesa e cucinare. A Bologna, a Casa Simo e Matte, Simona e Matteo convivono in un appartamento di proprietà di una delle famiglie, con la supervisione della Fondazione. A Casa Mazzini Ragazze convivono da tre anni 4 ragazze. A Casa Mazzini Raga, da settembre 2017 convivono 4 giovani con disabilità. Infine a Crevalcore c’è Casa di Paola, dove vivono stabilmente Elisa, Caterina e Roberta.

 

Con ASP, dal 2006, è attiva anche una convenzione per la gestione di un appartamento all’interno del Centro servizi Cardinal Lercaro. La Fondazione guida la famiglia anche nella delicata decisione di lasciare la propria casa, dove non sarebbe più autosufficiente. Fra i tre nuclei familiari che ci hanno abitato, anche un padre ultra ottantacinquenne che ha seguito la figlia di 55 anni. “Quando è arrivato”, racconta Marchi “ha detto: finalmente vedo davanti a me un bel futuro”.

Tratto da ASPNEWS 1_2018   Scarica ASPNEWS1_2018