La vita in strada non si sceglie, ma è il risultato di una serie di criticità e di fallimenti non superati, ultimo approdo di una situazione di disagio più complessa. La rottura delle relazioni con i propri cari, la perdita del lavoro, le difficoltà economiche, legali o sanitarie sono solo alcune delle cause che portano una persona a vivere in strada. Lavorare con le persone senza dimora non vuol dire dare loro qualcosa di caldo da bere, una coperta o un posto letto, ma significa conoscerle per ipotizzare insieme un percorso che possa rispondere ai loro bisogni. Si tratta quindi di ascoltare e alimentare i desideri (per lo più assopiti), usarli come motore per dare slancio interiore alla persona, per permetterle di superare, nei limiti del possibile, la condizione di grave emarginazione sociale. In un anno accedono ai servizi del Comune di Bologna, gestiti da ASP Città di Bologna, circa 3.000 persone. Queste sono intercettate dai quattro servizi di prossimità, che lavorano in strada nei pressi della stazione. Molti altri sono i servizi dedicati alla grave emarginazione adulta: un programma Housing First per l’inserimento in appartamenti, un laboratorio lavorativo, un servizio sociale specialistico, otto strutture di accoglienza e cinque laboratori di comunità, pensati per tutta la cittadinanza, con e senza dimora.

 

Conoscere le persone e trovare con loro risposte che realmente possono dare un’opportunità di cambiamento sono i pilastri di questo lavoro, che ha tempi lunghi, perché è necessario instaurare una relazione di fiducia; un lavoro in cui non è possibile intervenire con metodi coercitivi e dove l’ascolto e la relazione sono in molti casi gli unici strumenti a disposizione. Ruolo chiave è quindi quello dell’operatore, primo approccio e contatto tra la persona che vive in strada e il mondo dei servizi.

Tratto da ASPNEWS 1_2018   Scarica ASPNEWS1_2018