Contrasto alla violenza di genere


Aprirà a settembre in uno degli stabili di ASP Città di Bologna, in via de Buttieri 9, un centro per uomini che usano violenza contro le donne in una relazione di intimità. Si chiamerà “Senza Violenza”, dal nome dell’associazione che lo ha ideato e che lo gestirà, in collaborazione con la Casa delle donne per non subire violenza, il Comune di Bologna e ASP Città di Bologna. Gli uomini si rivolgeranno al Centro in modo del tutto volontario e verrà offerto loro un supporto psicoeducativo. Questo tipo di lavoro ha già delle evidenze scientifiche di efficacia e mira a scardinare convinzioni e stereotipi che sono alla base dei meccanismi di costruzione di un’identità di genere fondata su una cultura patriarcale, maschilista e sessista, meccanismi che sono poi alla base degli episodi di violenza e maltrattamenti. Il modello si ispira a quello norvegese di Alternative to violence e sarà diverso dal classico lavoro psicoterapeutico. Sarà piuttosto un luogo di lavoro politico e culturale, in cui ripensare strutturalmente le relazioni sociali; un luogo autonomo e indipendente, dove gli uomini potranno trovare percorsi di trattamento individuali o di gruppo gratuiti e mirati e una linea di assistenza telefonica dedicata attiva in tre fasce orarie settimanali. L’apertura di questo Centro si inserisce nel più ampio impegno di ASP nella lotta al fenomeno della violenza contro le donne, mettendo in campo, nel corso di questi anni, strategie e azioni diverse e collaborando con le altre realtà che sul territorio di Bologna e provincia lavorano da tempo su questo tema. Una di queste azioni è stata la sottoscrizione nel marzo scorso di un “Protocollo triennale di intesa per il miglioramento della protezione delle donne che hanno subito violenza nell’ambito di relazioni di intimità”. L’intento è di formare una rete per lavorare insieme e per scambiarsi esperienze e informazioni; creare una relazione stabile tra istituzioni e associazioni per migliorare la protezione delle donne che hanno subito violenza e realizzare interventi di accoglienza e ospitalità. Tra i firmatari, oltre ad ASP, ci sono il Comune di Bologna e la Prefettura, il Tribunale di Bologna, con la prima sezione civile e la sezione dei Giudici per le indagini preliminari, la Procura presso il Tribunale dei minori e la Questura, il comando provinciale dei Carabinieri, l’Azienda USL, la Casa delle donne per non subire violenza, l’Unione Donne in Italia, l’associazione Mondo Donna e SOS Donna. L’attenzione di ASP sulla violenza di genere è indirizzata a tutti i destinatari dei servizi sociosanitari che gestisce: dalle donne richiedenti asilo e rifugiate, alle donne anziane. In termini operativi ASP è partner di alcuni progetti di livello regionale, nazionale ed europeo sul tema. Uno di questi è il Progetto Radice, avviato nel marzo 2017 e finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, per potenziare i servizi esistenti - anche a livello metropolitano - e costruire nuove opportunità per le donne ospiti e non ospiti nelle Case Rifugio e negli Alloggi di Transizione per l’avvio di percorsi di semi autonomia. Tra le diverse azioni previste da questo progetto (oltre all’apertura del Centro “Senza Violenza”), c’è anche la creazione, a Bologna, di uno ‘Spazio Autonomia’: un supporto concreto alle donne che si affacciano di nuovo alla realtà quotidiana dopo un periodo di “protezione” in seguito a gravi violenze subite in ambito affettivo e familiare. Lo Spazio Autonomia accompagnerà le donne ai servizi formativi e a quelli territoriali della città, all’orientamento e al supporto abitativo ed economico, fornirà consulenza e sostegno legale. Sono previsti inoltre 14 tirocini formativi nelle aziende del territorio, per guidare la donna verso la piena autonomia L’altro progetto, di respiro più internazionale, è ASVARW (Addressing Sexual Violence against Refugee Women), un percorso formativo rivolto a tutte le figure professionali che a vario titolo entrano in contatto con donne migranti che ASP ha proposto insieme all’associazione Mondo Donna e all’Istituto Cattaneo. tratto da PDF mosaico news

Convegno di CUORE. L'UNICO MUSCOLO DA ALLENARE PER BATTERE UNA DONNA, un’importante iniziativa sulla violenza da parte della rete cittadina, organizzata da COSPE che si terra il 4 dicembre nella Cappella Farnese di palazzo d’Accursio, dalle 9,00 - 9,30 registrazione dei partecipanti, successivamente dalle 9,30 - 13,00 relatrici e dibattito Scarica qui il programma del convegno Pubblicato il 27/11/2017

Lunedì 27 novembre 2017 dalle ore 15:00 alle ore 17:00 presso l’Auditorium Enzo Biagi nella biblioteca Salaborsa in piazza nettuno 3 a Bologna,il Seminario che tratterà del tema del linguaggio e delle rappresentazioni di uomini e donne nella società contemporanea. (v. programma qui) La giornata formativa ha il riconoscimento da parte del settore Formazione per il personale dipendente dell'ente e di altri enti interessati e saranno raccolte le firme dei partecipanti Il linguaggio rappresenta un potente strumento di inclusione e di integrazione delle differenze, indispensabile per favorire e riconoscere i cambiamenti culturali, inclusi quelli legati al nuovo status delle donne. Conoscere la funzione del linguaggio per la costruzione dell’identità di genere, acquisire le conoscenze che ne permettono un uso responsabile e consapevole si rivela indispensabile anche per la formazione di una cittadinanza democratica, capace di accogliere le differenze a partire da quella di genere fino a quelle culturali, linguistiche e di orientamento sessuale, senza trasformarle in diversità.

Il seminario dal titolo la Violenza contro le donne: la responsabilità maschile (v. allegato) previsto nell’ambito del progetto Radice e programmato all’interno del Festival La Violenza Illustrata per oggi 23 novembre è stato rinviato a data da destinarsi

Il17 novembre scorso è stato inaugurato il Centro Senza Violenza, un luogo di ascolto e aiuto per uomini che usano violenza nelle relazioni di intimità e che vogliono smettere. Il nuovo centro nasce dalla collaborazione tra Comune di Bologna, ASP Città di Bologna, Associazione Senza Violenza, Casa delle donne per non subire violenza e ASC Insieme. A partire dall'analisi dei risultati di esperienze simili attuate nei paesi del nord Europa ed in altre città d'Italia, la metodologia di lavoro prevede percorsi individuali e/o di gruppo gratuiti per gli uomini diretti al cambiamento dei comportamenti violenti, e un'azione politico-culturale di informazione, formazione e sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza e alle istituzioni. Senza Violenza - luogo di ascolto e aiuto per uomini Via de’ Buttieri 9, Bologna Orari di apertura del Centro: lunedì e mercoledì dalle 14:30 alle 19:30 Negli stessi orari è attiva la linea telefonica dedicata: 349 1173486 Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. document.getElementById('cloak737b6266960933344bbb0ebcf2644bac').innerHTML = ''; var prefix = 'ma' + 'il' + 'to'; var path = 'hr' + 'ef' + '='; var addy737b6266960933344bbb0ebcf2644bac = 'senzaviolenza.bo' + '@'; addy737b6266960933344bbb0ebcf2644bac = addy737b6266960933344bbb0ebcf2644bac + 'gmail' + '.' + 'com'; var addy_text737b6266960933344bbb0ebcf2644bac = 'senzaviolenza.bo' + '@' + 'gmail' + '.' + 'com';document.getElementById('cloak737b6266960933344bbb0ebcf2644bac').innerHTML += ''+addy_text737b6266960933344bbb0ebcf2644bac+''; Leggi anche: Protocollo d'intesa per dire basta alla violenza sulle donne ASP contro la violenza sulle donne Protocollo per l'apertura del Centro per uomini che usano violenza Scarica la cartolina invito

Aprirà a settembre in uno degli stabili di ASP Città di Bologna, in via de Buttieri 9, un centro per uomini che usano violenza contro le donne in una relazione di intimità. Si chiamerà “Senza Violenza”, dal nome dell’associazione che lo ha ideato e che lo gestirà, in collaborazione con la Casa delle donne per non subire violenza, il Comune di Bologna e ASP Città di Bologna. Gli uomini si rivolgeranno al Centro in modo del tutto volontario e verrà offerto loro un supporto psicoeducativo. Questo tipo di lavoro ha già delle evidenze scientifiche di efficacia e mira a scardinare convinzioni e stereotipi che sono alla base dei meccanismi di costruzione di un’identità di genere fondata su una cultura patriarcale, maschilista e sessista, meccanismi che sono poi alla base degli episodi di violenza e maltrattamenti. Il modello si ispira a quello norvegese di Alternative to violence e sarà diverso dal classico lavoro psicoterapeutico. Sarà piuttosto un luogo di lavoro politico e culturale, in cui ripensare strutturalmente le relazioni sociali; un luogo autonomo e indipendente, dove gli uomini potranno trovare percorsi di trattamento individuali o di gruppo gratuiti e mirati e una linea di assistenza telefonica dedicata attiva in tre fasce orarie settimanali. L’apertura di questo Centro si inserisce nel più ampio impegno di ASP nella lotta al fenomeno della violenza contro le donne, mettendo in campo, nel corso di questi anni, strategie e azioni diverse e collaborando con le altre realtà che sul territorio di Bologna e provincia lavorano da tempo su questo tema. Una di queste azioni è stata la sottoscrizione nel marzo scorso di un “Protocollo triennale di intesa per il miglioramento della protezione delle donne che hanno subito violenza nell’ambito di relazioni di intimità”. L’intento è di formare una rete per lavorare insieme e per scambiarsi esperienze e informazioni; creare una relazione stabile tra istituzioni e associazioni per migliorare la protezione delle donne che hanno subito violenza e realizzare interventi di accoglienza e ospitalità. Tra i firmatari, oltre ad ASP, ci sono il Comune di Bologna e la Prefettura, il Tribunale di Bologna, con la prima sezione civile e la sezione dei Giudici per le indagini preliminari, la Procura presso il Tribunale dei minori e la Questura, il comando provinciale dei Carabinieri, l’Azienda USL, la Casa delle donne per non subire violenza, l’Unione Donne in Italia, l’associazione Mondo Donna e SOS Donna. L’attenzione di ASP sulla violenza di genere è indirizzata a tutti i destinatari dei servizi sociosanitari che gestisce: dalle donne richiedenti asilo e rifugiate, alle donne anziane. In termini operativi ASP è partner di alcuni progetti di livello regionale, nazionale ed europeo sul tema. Uno di questi è il Progetto Radice, avviato nel marzo 2017 e finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, per potenziare i servizi esistenti - anche a livello metropolitano - e costruire nuove opportunità per le donne ospiti e non ospiti nelle Case Rifugio e negli Alloggi di Transizione per l’avvio di percorsi di semi autonomia. Tra le diverse azioni previste da questo progetto (oltre all’apertura del Centro “Senza Violenza”), c’è anche la creazione, a Bologna, di uno ‘Spazio Autonomia’: un supporto concreto alle donne che si affacciano di nuovo alla realtà quotidiana dopo un periodo di “protezione” in seguito a gravi violenze subite in ambito affettivo e familiare. Lo Spazio Autonomia accompagnerà le donne ai servizi formativi e a quelli territoriali della città, all’orientamento e al supporto abitativo ed economico, fornirà consulenza e sostegno legale. Sono previsti inoltre 14 tirocini formativi nelle aziende del territorio, per guidare la donna verso la piena autonomia L’altro progetto, di respiro più internazionale, è ASVARW (Addressing Sexual Violence against Refugee Women), un percorso formativo rivolto a tutte le figure professionali che a vario titolo entrano in contatto con donne migranti che ASP ha proposto insieme all’associazione Mondo Donna e all’Istituto Cattaneo. Tratto da ASP NEWS 3/2017. Scarica il pdf di ASP NEWS 3/2017

Con grande partecipazione, si è conclusa anche la seconda edizione del percorso formativo Summer School - Donne rifugiate vittime di violenza. Come rilevare, contrastare il fenomeno ed effettuare la presa in carico , il progetto ASVARW Addressing Sexual Violence against Refugee Women, promosso dall'Associazione Mondo Donna e dall'Istituto Carlo Cattaneo, in collaborazione con ASP Città di Bologna. Due cicli di incontri, il 20-23 giugno e il 3-6 luglio 2017, presso la Sala del Coro della Quadreria di ASP, che hanno voluto fornire conoscenze e strumenti utili per rilevare la violenza e sostenere le vittime. Il corso, rivolto a tutte le figure professionali che entrano in relazione con donne rifugiate e richiedenti asilo (operatori del sociale, operatori sanitari, mediatori culturali, assistenti sociali, psicologi e operatori legali, avvocati, forze dell'ordine), è stato moltopartecipato, 31 le persone iscritte, che hanno frequentato in modo attivo e propositivo gli incontri. Era strutturato attraverso un format teorico che prevedeva comunque momenti di simulazione pratica del lavoro quotidiano, analisi di case history, ecc. Leggi l’articolo di presentazione del corso Pubblicato il 7 luglio 2017

Affrontare la tematica della violenza sessuale contro le donne rifugiate e richiedenti asilo, un fenomeno drammatico che spesso non viene adeguatamente riconosciuto e affrontato. Questo è il progetto ASVARW Addressing Sexual Violence against Refugee Women, promosso dall'Associazione Mondo Donna e dall'Istituto Carlo Cattaneo, in collaborazione con ASP. Un percorso formativo ripetuto in due edizioni 20-23 giugno e 3-6 luglio 2017, che intende fornire conoscenze e strumenti utili per rilevare la violenza e sostenere le vittime. E' rivolto a tutte le figure professionali che entrano in relazione con donne rifugiate e richiedenti asilo. La sede degli incontri è presso la Sala del Coro di ASP Città di Bologna in via Marsala 7 a Bologna. Per il programma completo clicca qui Per tutte le info clicca qui Pubblicato il 6 giugno 2017

Il più delle volte la donna ha come punto di riferimento il partner il quale ha interesse ad isolarla da realtà esterne, quali famiglia, amici/amiche, lavoro così da renderla dipendente da lui. Contribuiscono all'isolamento della donna che ha subito violenza anche gli stereotipi sbagliati, che portano a svalutare la grande portata di questo fenomeno. Infatti, si pensa comunemente che: • Sia un fenomeno numericamente limitato. • Riguardi solo alcune fasce sociali svantaggiate, emarginate, deprivate. • Non coinvolga donne anziane. • Sia una questione culturale e in particolare propria delle comunità straniere. • Sia un problema degli uomini che nella loro storia familiare sono stati vittime e/o testimoni di violenza. • Colpisca donne fragili, vittime passive, cresciute in un clima familiare violento. • Sia provocata dalle donne. • Debba trovare soluzione tra le pareti domestiche, perché è importante che la famiglia resti unita per evitare che i figli soffrano l’assenza di un genitore. In particolare, per quanto riguarda la violenza sessuale comunemente si crede che: •Sia nella maggioranza dei casi compiuta da estranei. •Trovi spiegazione in atteggiamenti delle donne provocanti o in comportamenti poco prudenti. In molti casi di violenza domestica, la situazione di dipendenza affettiva e/o le pressioni famigliari , le persone vittime tendono a perdonare il partner dell'accaduto o a negare il problema.

VIOLENZA O ABUSO SESSUALE Per abuso sessuale si intende il coinvolgimento in attività sessuali di una persona non in grado di scegliere per i seguenti motivi: perché sottoposta a costrizione fisica e/o psicologica e/o perché non consapevole delle proprie azioni (come ad esempio per via dell’età o di una particolare condizione psicofisica). Sono perciò abusi sessuali soprattutto la congiunzione carnale ma anche l’induzione a ogni tipo di atto sessuale di una persona che non è in grado di scegliere; l’abuso sessuale è anche detto violenza carnale o stupro. La violenza sessuale viene considerata un grave crimine e viene ufficialmente condannata dalle legislazioni nazionali dei paesi aderenti all’ONU Organizzazione delle Nazioni Unite). Quando viene usata durante i conflitti come mezzo per sottomettere e umiliare la popolazione dei popoli occupati è considerata un crimine di guerra. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia sono circa 6 milioni e 788 mila le donne che nel corso della propria vita hanno subito qualche forma di violenza fisica e sessuale,un fenomeno diffuso in cui le donne sono anche sottoposte a pregiudizi e a scarsa sensibilità. Lo studio Enveff ha dimostrato che nei primi 12 mesi successivi a un abuso sessuale le donne hanno un rischio 26 volte superiore di suicidarsi; secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), una percentuale di vittime equivalente a 59% sviluppa disturbi depressivi o abuso alcolico e a distanza di tempo sono possibili patologie ginecologiche della sfera sessuale, disturbi alimentari (anoressia e bulimia), autolesionismo e difficoltà a gestire i figli.Perciò,dopo la violenza, nella vita di una donna cambia tutto poiché devastata e distrutta dal trauma e costretta a ricostruire il suo sé. VIOLENZA PSICOLOGICA per violenza psicologica si intende ogni forma di violenza non fisica volta a denigrare, sminuire l’altra persona e il suo modo di essere, al fine di averne il controllo incondizionato. La violenza psicologica si articola in molte altre forme e può essere agita a diversi livelli: possiamo infatti fare riferimento a violenza economica, culturale, religiosa, ecc. Nonostante la violenza fisica implichi sempre conseguenze sul piano emotivo, la violenza psicologica è indipendente e non necessita di atti violenti a supportarla. Viene spesso sottovalutata in quanto è difficilmente identificabile perfino dalle vittime stesse, che non la riconoscono come “violenza”, poiché non è strettamente collegata a percosse o molestie. La violenza psicologica si manifesta generalmente sotto forma di atteggiamenti o atti denigratori che si ripetono e si rafforzano nel tempo con lo scopo di demolire definitivamente l’autostima della partener che, non più in grado di decidere in maniera indipendente, si vede costretta a rinunciare al controllo della sua stessa persona, diventando un oggetto da possedere. Il controllo può tradursi in un comportamento eccessivamente geloso, patologico, caratterizzato da sospetti continui ed infondati. Una strategia alla base della violenza psicologica è costituita da continue critiche volte e distruggere l’autostima del compagno, mirando alle insicurezze, alla sua scarsa utilità e alla sua mancanza di valore; per esempio la persona può essere denigrata per quello che fa, può essere accusata di pazzia, criticata rispetto al suo aspetto fisico o alle sue capacità intellettuali. Umiliare, svilire, ridicolizzare, costituiscono atti peculiari di violenza psicologica. Critiche a sfondo sessuale sono tra le più umilianti e generano un senso di vergogna che diventa un ulteriore ostacolo nel cercare un aiuto esterno. La violenza psicologica include anche minacce o atti intimidatori quali lo sbattere le porte, lanciare o rompere gli oggetti, maltrattare animali domestici, ecc. Queste non vanno considerate forme di violenza repressa, bensì azioni di violenza indiretta. Tali comportamenti hanno lo scopo di intimidire l’altro, minacciarlo mostrando la propria forza e capacità di fare del male (agli altri e a se stessi). La minaccia di suicidio costituisce una violenza di estrema gravità perché porta il partner a sentirsi responsabile delle azioni dell’altro e a dover restare immobile per il timore delle conseguenze di qualsiasi sua scelta. VIOLENZA DOMESTICA comprende ogni forma di abuso fisico o psicologico compiuto all’interno delle mura domestiche; nella maggior parte dei casi questa forma di abuso avviene in ambito familiare o nella cerchia di conoscenti. Le forme di violenza utilizzate sono delle più svariate a partire da minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, atteggiamenti persecutori, percosse, abusi sessuali, delitti d'onore , uxoricidi (omicidio della propri moglie) passionali o premeditati fino ad arrivare all’ incesto che coinvolge soprattutto bambine e ragazze adolescenti. Sulla donna viene esercitato il controllo completo grazie anche allo stato di isolamento a cui viene costretta, con lo scopo di renderla completamente dipendete dal compagno così che non possa fuggire: le viene impedito di lavorare o di accedere alle finanze personali/comuni e di avere una vita sociale, di vedere gli amici, di mantenere rapporti con quest’ultimi e con i parenti. In ambito familiare molto frequente è la VIOLENZA ASSISTITA da minori e riguarda tutti i bambini spettatori di qualsiasi forma di maltrattamento espresso attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte o minori. È una violenza indiretta, non subita in prima persona, ma esercitata su altri individui presenti in famiglia, generalmente la madre e/o fratelli e sorelle. Viene considerata violenza assistita anche la presa di conoscenza diretta o indiretta di maltrattamenti in ambito familiare non solo riguardanti membri della famiglia ma anche di animali.

Unite contro la violenza alle donne Cosa si intende per violenza sulle donne? Fin dagli albori l’uomo ha goduto di un ruolo sociale di maggiore importanza rispetto a quello della donna, la quale veniva considerata un oggetto a proprio uso e consumo. Ubbidire agli ordini ricevuti era un dovere e se non veniva rispettato era lecito utilizzare qualsiasi mezzo a disposizione, violenza compresa. Per violenza si intende un’azione compiuta mediante l’uso della forza di una o più persone, che provoca dolore fisico e psicologico ad altri individui : lividi, percosse, uso di armi o oggetti costituiscono il dolore fisico, al contrario dei ricatti, intimidazioni e minacce che fanno parte di quello psicologico. In particolar modo, la violenza sulle donne coinvolge più di un terzo delle donne di tutto il mondo. Secondo le statistiche il 35 % delle donne sono destinate a subire violenze nel corso della loro vita di cui il 30 % all’interno delle mura domestiche; come conseguenza degli abusi la vittima può manifestare diverse problematiche che si riscontrano sia a livello fisico che psicologico-sociale. A causa del suo alto tasso di diffusione, la violenza sulle donne è da considerare caso globale, paragonabile ad una “epidemia”.La regione del Sud-Est asiatico è quella dove si registra la percentuale più alta delle violenze domestiche con il 37,7 %, ma se si considerano anche le violenze subite da estranei, il continente africano è il più soggetto agli abusi con il 45,6% delle donne violentate. Qual'è il ruolo della donna all'interno della società? Per condizione femminile si intende l’insieme delle norme, costumi e visioni del mondo che rigardano il ruolo della donna all’interno della società.Fin dai tempi antichi, la figura della donna era da considerare di importanza marginale o nulla e i ruoli , ad essa riservati, erano correlati alla procreazione, alla protezione della famiglia e della prole. L’emancipazione femminile ha rappresentato negli ultimi secoli la ricerca di un’uguaglianza sostanziale tra la donna e l’uomo. Al fine di raggiungere la tanto ambita uguaglianza, a partire dal IIX sec., cominciarono a nascere in italia e nel mondo diversi movimenti femministi, i quali, grazie a manifestazioni e scioperi, peroravano la causa a sostegno della parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne fossero state e siano tuttora, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate. Questo movimento complesso ed eterogeneo si è sviluppato con caratteristiche peculiari in ogni paese ed epoca. Molti fattori contribuiscono a definire e ridefinire il concetto di femminismo e le pratiche politiche ad esso connesse (ad esempio classe, etnia, sessualità). La violenza può avere varie forme: sessuale psicologica domestica assistita Quali sono i fattori che impediscono ad una donna di uscire da una relazione violenta? Perché la donna non reagisce ai soprusi che subisce? In seguito alla perdita di autostima la donna è psicologicamente dipendente del suo partner, il quale esercita il controllo indiscriminato su di essa. Per quanto i tempi siano cambiati osservando le statistiche riportate sopra (vedi introduzione) questo fenomeno è molto diffuso in Italia e nel mondo, e diminuisce proporzionalmente all’aumento del tasso di alfabetizzazione, il quale favorisce l’emancipazione femminile, fornisce alle donne strumenti concreti per analizzare, identificare, e combattere questo fenomeno. Altre risposte possibili cliccando questo link Come identificare e combattere le diverse forme di violenza Perché è stato violento? Dove ho sbagliato? Potevo comportami in maniera diversa? Questi sono alcuni dei tanti interrogativi posti da una donna che ha subito molestie, ma a cosa realmente bisognerebbe fare attenzione per capire la situazione e trovare una valida soluzione? Talvolta quando si sente parlare di una donna maltrattata ci si chiede dove sia finita la sua forza di volontà: perché non si protegge? Perché non reagisce? Si pensa addirittura che sia stata lei a provocare l’accaduto e quindi ne sia indirettamente responsabile. Rispondendo alle seguenti domande cercheremo di dare una spiegazione plausibile e proficua. Il primo passo per identificare i maltrattamenti è il tenersi costantemente informati e entrare il più possibile in contatto con la realtà di ogni giorno facendo uso di mass-media come ad esempio giornali, radio, televisione, social network e blog. Attraverso il dialogo a scopo informativo si acquisisce maggiore consapevolezza sui casi di violenza. Essendo l’isolamento il punto focale dei soprusi, realizzare di non essere le sole a subire violenze ristabilisce un collegamento con il mondo esterno. Attraverso le testimonianze di coloro che sono riuscite a uscire dal circolo vizioso si riesce a riacquisire la speranza necessaria per reagire. Alle base di questo pensiero si trova il principio di unione: le donne accumunate da un medesimo disagio si spalleggiano a vicenda così da unire le proprie forze al fine di emanciparsi dallo stato di donne oggetto a cui vengono relegate. Come favorire le richieste di aiuto Al giorno d'oggi diverse associazioni offrono servizi di aiuto alle persone vittime di abusi. Alcuni esempi possono essere il Telefono rosa, il cui compito è di aiutare tutti coloro che abbiano subito violenza fisica, psicologica, economica, sessuale, mobbing e stalking, a Bologna la Casa delle donne onlus, centro di accoglienza e cura, oppure l’Associazione di volontariato “Rompi il silenzio” di Rimini. Qualche idea innovativa: come posso difendermi e superare la mia situazione di disagio? Talvolta pur avendo la volontà di reagire non si hanno gli strumenti adeguati per spezzare il circolo di violenza. Magari non si ha il coraggio di affrontare da soli la situazione e si preferisce negare l'accaduto con amici e colleghi. Se invece ci venisse dato uno stimolo esterno, che ci aiuti a reagire rafforzando le nostre risorse fisiche e psicologiche? Il posto di lavoro è un punto di ritrovo quotidiano di molti uomini e donne, e perciò adatto ad ospitare centri di aiuto per coloro vittime di violenze fisiche-psicologiche. Lo scopo principale di questo progetto sarebbe quello di fornire una preparazione fisica auto-difensiva grazie alla pratica di arti marziali come karate, judo, taekewondo, e muay tai e inoltre supportare l'individuo psicologicamente offrendo sedute individuali o di gruppo con uno specialista. L’utopia del progetto A scadenza bisettimanale vengono organizzate lezioni integrative di auto-difesa riunendo tutte le donne risiedenti nel medesimo quartiere. Oltre a preparare corpo e spirito a fronteggiare una eventuale aggressione, l’attività diventa un esercizio terapeutico volto alla liberazione dei sensi. Invece le sedute di dialogo avrebbero luogo in un ambiente intimo e famigliare, adatto alle esternazioni particolarmente difficili, con sede, per esempio comunale, luogo di incontro centrale accessibile a molti. Questo punto di ritrovo dovrebbe diventare un appuntamento fisso per tutte le diverse donne con o senza situazioni difficili. Le riunioni avrebbero una funzione doppia: una a scopo informativo ed una a scopo risolutivo. La partecipazione di tutto gruppo durante il dibattito aiuta a creare un organo unito contro la violenza, e a stabilire un nuovo gruppo di amiche con un medesimo obbiettivo, ossia la prevenzione, l’identificazione e l’annientamento delle molestie e dei soprusi. A cura di Sara Comaggi e Giorgia Bazzani del Liceo Linguistico internazionale Boldrini Link per approfondire - ASP contro la violenza sulle donne: Protocollo di intesa contro la violenza sulle donne - Bologna A Bologna il primo Centro per uomini maltrattanti Summer School: donne rifugiate vittime di violenza Progetto Radice

Anche Bologna avrà un centro per uomini maltrattanti, in uno spazio messo a disposizione da ASP in via Dè Buttieri 9 a Bologna. L'apertura di questo centro si inserisce all'interno del Progetto Radice - Rafforzare l'Autonomia delle Donne, Implementare i Centri di semiautonomia, promosso dalla Casa delle donne per non subire violenza. In partnership con l' associazione Senza Violenza, che gestirà lo spazio, e ASC InSieme, saranno messe in campo azioni rivolte al recupero e l'accompagnamento dei soggetti reposonsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive, anche al fine di limitare i casi di recidiva. Leggi il Progetto Radice Leggi l'articolo su Repubblica Bologna online Leggi l'articolo sulla conferenza stampa di presentazione del progetto Guarda le foto della conferenza stampa del 28 aprile Pubblicato il 2 maggio 2017