Intervista a Luciano Serio, presidente dell’associazione Naufragi
 
Per una settimana Porte Aperte apre le strutture di accoglienza di Bologna per coinvolgere e mettere in relazione sia gli ospiti che gli operatori e la cittadinanza.  Un’occasione per “contaminarsi” e per valorizzare le persone che vivono ai margini attraverso la proposta di iniziative culturali e sociali.
Ci può descrivere l’iniziativa, indicare i servizi interessati e i soggetti che hanno collaborato con il progetto?
 
IlFestival Porte Aperte, promosso dall'associazione di promozione culturale Naufragi, è ilfestival delle strutture e dei servizi di accoglienza di Bologna. I luoghi dell'inclusione per una settimana si rendono visibili alla città organizzando eventi, spettacoli, occasioni di approfondimento culturale e iniziative di carattere sociale. Un percorso costruito "dal basso" che vuole stimolare la partecipazione e la responsabilizzazione di utenti, operatori, cittadini e istituzioni per una costruzione condivisa del cambiamento.
 
Tre pilastri rendono questa manifestazione non solo unica nel suo genere, ma anche risorsa importante per l’intera città: il primo sicuramente è l’apertura alla cittadinanza di luoghi, quelli delle strutture e dei servizi di accoglienza, che altrimenti sono relegati ai margini e destinati a non essere conosciuti dalla città. Mentre crediamo sia essenziale lavorare sull’aumento della visibilità di questi contesti per favorire un senso di responsabilità collettivo rispetto a tali realtà. Il secondo è l’aspetto della partecipazione, infatti il Festival, pur avendo un comitato organizzatore centrale che tiene le fila degli eventi, nasce da un percorso partecipato che coinvolge in prima persona gli educatori e gli operatori delle strutture e dei servizi che vogliono mettersi in gioco aprendo le loro porte alle città. Questa partecipazione diviene un’opportunità di contaminazione reciproca tra punti di vista, idee e progetti, diviene anche opportunità di collaborazione e sinergie tra le realtà. Il terzo aspetto, ma non per importanza, è il coinvolgimento degli ospiti delle strutture e dei servizi di accoglienza, veri protagonisti del Festival. L’organizzazione dell’intera manifestazione e dei singoli eventi diviene opportunità per valorizzare le risorse e le competenze delle persone accolte, oltre che dare loro la possibilità di avere voce in capitolo, di decidere e di partecipare attivamente.
 
L’edizione 2014, che si è svolta dal 17 al 28 maggio, ha coinvolto nell’organizzazione oltre 70 realtà, realizzando più di 35 iniziative tra spettacoli, dibattiti e incontri con grande partecipazione da parte del pubblico.
Ma, al di là delle cifre, é nella continuità, nello sviluppo della rete e dei legami di comunità, che si può capire la vera dimensione del successo di questo “viaggio” e del progetto generale.
Dal 18 giugno al 30 luglio, infatti, Porte Aperte, grazie ad una proficua collaborazione con Human Rights Nights, nata proprio in seno all’edizione di quest’anno, è stata ai Giardini Margherita.
Nello specifico la nostra associazione insieme all’associazione Universo ha gestito lo stand “Universo a Porte Aperte”, all’interno del“Mercatino Verde del Mondo”, per creare uno spazio solidale di programmazione culturale, degustazione eno-gastronomica e intrattenimento per l'estate bolognese.
Riteniamo questo un buon modo per dare continuità, anche e soprattutto, all'azione di coinvolgimento degli ospiti delle strutture di accoglienza che hanno trovato qui uno spazio dove valorizzare e condividere le loro attività: dalle 'Sarte di Lenin' al 'Mercato delle Trame', dagli allegri ed efficienti tirocinanti all'Orchestra Sprekata...
 
Quest’anno, inoltre, grazie ad un finanziamento della Fondazione del Monte, abbiamo attivato sei tirocini formativi (due mesi), che hanno visto impegnate 6 persone provenienti dalle strutture di accoglienza attraverso  un progetto dei servizi di competenza. Anche quest’aspetto, la valorizzazione delle persone ai margini, è stato per noi motivo di grande orgoglio.
 
Secondo lei il ruolo di Asp Città di Bologna all’interno del progetto ha portato ad una maggiore visibilità e valorizzazione delle strutture coinvolte?
Sicuramente il patrocinio di ASP ha permesso al Festival di ottenere una maggiore visibilità, soprattutto grazie ai mezzi di comunicazione messi a disposizione per diffondere le iniziative. Dettò ciò, riteniamo utile costruire già da subito (in vista dell’edizione dell’anno prossimo) percorsi e ipotesi di “pensiero” e di coinvolgimento dei servizi efficaci e funzionali.
 
In virtù di un eventuale miglioramento, è possibile fare un’analisi/valutazione di come è andata l’iniziativa e come potremmo orientare la nostra collaborazione futura?
La grande partecipazione delle realtà di accoglienza, degli operatori, degli utenti e della cittadinanza in questa ultima edizione del Festival ci rende in primo luogo soddisfatti del percorso intrapreso e grati a tutti coloro che a vario titolo si sono impegnati nella realizzazione della manifestazione ma, allo stesso tempo, ci sfida ad un continuo ampliamento della rete di realtà coinvolte. Ciò che vorremmo è arrivare a quanti più servizi e strutture di accoglienza del territorio perché possano portare il loro contributo a quello che, alla fine, è uno spazio di pensiero, di confronto e di miglioramento, uno spazio che “dal basso” vuole creare cambiamento.
In tal senso l’ASP, supportando il Festival, può favorire la costruzione di una rete più ampia e maggiormente stabile tra le realtà di accoglienza oltre che partecipare, in quanto Istituzione della città di Bologna, al dialogo e al confronto da cui possono scaturire nuovo proposte per migliorare i servizi.