La crisi mondiale che ha investito il sistema sociale ed economico ha portato a profondi ripensamenti nei servizi sociali nazionali e regionali, che cercano di garantire una protezione sufficientemente buona a favore delle fasce più deboli e marginali della popolazione.
Anche se negli ultimi anni sono calate drasticamente le risorse pubbliche, c’è stata una forte tenuta, soprattutto in realtà regionali e cittadine come la nostra, in nome della necessità di non arretrare di fronte al bisogno emergente.
Accanto a questo, c’è stata anche la capacità di ripensare e innovare a tutti i livelli: nel pubblico, nel privato sociale, nella coscienza e nell’agire di ciascun individuo.
Dalla metà degli anni 2000 la programmazione partecipata ha messo attorno allo stesso tavolo gli attori del sistema di welfare.
Abbiamo discusso insieme, come attori istituzionali, associazionismo e terzo settore, su come fare i servizi e portare avanti progetti di intervento per anziani, disabili, minori, famiglie e forme diverse di marginalità, su come suddividere le risorse economiche per fare fronte ai bisogni crescenti della popolazione; abbiamo poi firmato il Piano di Zona per la salute ed il benessere sociale, quale documento condiviso che anno per anno definisce il piano delle azioni da portare avanti nei servizi sociali e socio-sanitari. Da lì altri soggetti, istituzionali e non, si sono aggiunti per finanziare progetti con una valenza sociale e realizzare azioni ulteriori.
Le fondazioni bancarie hanno immesso risorse aggiuntive nel sistema, oltre alla Regione, all’AUSL e al Comune, sostenendo la progettazione condivisa, al fine di non disperdere risorse economiche nella realizzazione di progetti meno necessitanti. Inoltre il mondo del volontariato, dell’associazionismo e del terzo settore, insieme alle istituzioni, ha generato il desiderio di fare di più per i poveri delle nostre città, per le condizioni di solitudine, per i non autosufficienti, anche nell’ottica della ricerca e della sperimentalità; azioni visibili dalla spesa a casa, al supporto compiti ai bambini, all’accoglienza temporanea, all’insegnamento della lingua italiana, che ci hanno fatto interrogare sulla necessità di una mappatura, al fine di divulgare ai potenziali fruitori le iniziative.
Fanno parte del “terzo settore” parrocchie, cooperative, sindacati, associazioni di promozione sociale e volontariato, realtà organizzate o meno che stanno a fianco del settore pubblico (Regioni, Comuni, AUSL, Università, ASP), consci dell’importanza di contribuire tutti a quel sistema di welfare che vuole contrastare il disagio sociale.
Le forme di collaborazione con il settore pubblico sono diversificate, come le esperienze di cittadini che offrono solidarietà tra famiglie che abitano in una stessa strada, e testimoniano la dimensione del “servizio sociale” dei loro interventi.
Nelle pagine di questa rivista cerchiamo di parlare anche di queste forme di collaborazione e del tentativo d’inventare modalità più efficaci per dare risposte ai bisogni che si trasformano ( es. la campagna regionale di affido e affiancamento familiare per bambini, il co-housing rivolto ai giovani, il tema della demenza senile con risposte innovative di servizi ed interventi, ma anche di ricerca, per garantire progetti di autonomia delle persone disabili, insegnare l’italiano agli stranieri, garantire accoglienza alle famiglie nelle strutture che il Comune di Bologna ci ha assegnato per l’emergenza abitativa, ecc).
Collaborazioni preziose che segnano l’innovazione “del fare” di una regione come la nostra e della nostra città, nel sistema di un welfare alla continua ricerca di un modo per essere efficace.
In questo numero parliamo del progetto Galaxy per l’accoglienza di famiglie con problematiche abitative, dell’opportunità di residenza collaborativa per i giovani (co-housing), dell’apertura domenicale in via sperimentale di un Centro Diurno per anziani, del progetto di musicoterapia Tacabanda e dell’avvio della campagna di affido “A braccia aperte”.
Dietro a queste esperienze coabitano tanta innovazione e collaborazioni diverse con quel mondo ricchissimo del privato sociale che intendiamo qui ringraziare.
 
Tratto dal periodico di informazione di ASP Città di Bologna_Mosaico News nr. 3/2015