Il progetto di una residenza collaborativa in via del Porto 15, che ASP e Comune stanno
realizzando per i giovani di Bologna, mi ha fatto venire in mente il condominio popolare dove ho vissuto con la mia famiglia negli anni’60.
Ci abitavano persone di tutti i tipi, impiegati, maestre, professori, operai e operaie, piccoli artigiani arrivati in città da ogni dove: dalla vicina campagna e dalle regioni del centro e del sud Italia. Di quel vivere ho un vivissimo ricordo della socialità e della solidarietà tra le famiglie, degli spazi condivisi e delle cose che si facevano insieme. Gli inviti a casa per il caffè o per la merenda dei bambini, gli scambi di piccoli favori quotidiani, il raduno serale negli appartamenti più attrezzati per vedere la televisione, erano pratiche spontanee che arricchivano di felicità la vita di tutti i giorni. Delle diverse disponibilità e competenze degli adulti ne godevano un po’ tutti e soprattutto noi bambini: le madri che lavoravano a casa ci controllavano a turno con frequenti sguardi dai balconi affacciati sul cortile, i padri che costruivano nuovi giochi non si limitavano a farlo per i propri figli, ma per tutti, oppure li accompagnavano con istruzioni per un loro uso collettivo. Insomma, ricordo quel condominio come una vera scuola di convivenza, di collaborazione e di scambi sociali.
 
A 50 anni di distanza, in un contesto urbano completamente mutato, con questa iniziativa, le istituzioni della città non intendono rispondere solo all’ accresciuto bisogno di casa dei giovani, ma vogliono promuovere nuove forme dell’abitare che producano fiducia, solidarietà e legami sociali. Oggi in tutte le maggiori città europee sono diffuse esperienze abitative pubbliche e/o private che rispondono a tali obiettivi. Esse vengono indicate con la formula inglese “co-housing” (collaborative housing), un termine che sottolinea la loro vocazione: facilitare le relazioni tra le persone, creando ponti tra gli spazi privati e gli spazi comuni, destinati ad attività condivise. A Bologna viene offerta ai giovani un’opportunità concreta per la loro autonomia abitativa e per i loro progetti di vita con 18 appartamenti in un edificio completamente ristrutturato che prevede anche grandi spazi comuni che andranno ad ampliare quelli a disposizione di ogni singolo e nucleo familiare. Le funzioni di tali spazi comuni saranno progettate e decise dagli abitanti stessi. Potranno dedicare uno spazio, ad esempio, al gioco dei bambini, oppure creare una biblioteca per tutti o una sala d’ascolto per la musica, oppure una stanza per gli ospiti, così come decidere di fare un laboratorio artigianale per le riparazioni, ecc. Un percorso laboratoriale accompagnerà i giovani futuri abitanti di via del Porto 15, nella progettazione e
realizzazione delle attività e dei servizi con cui intendono migliorare la qualità della loro vita.
 
Tratto dal periodico di informazione di ASP Città di Bologna_Mosaico News nr. 3/2015