La memoria umana è un marchingegno bizzarro. Spesso non ricordiamo cosa abbiamo mangiato la sera prima, a volte ci sfugge una parola o il nome di un conoscente ma tutti i bolognesi (di nascita o di adozione), ricordano dove si trovavano la mattina di sabato 2 Agosto 1980.
 
In un mondo ancora non invaso da smartphone e tablet, l’angoscia aumentava al diffondersi delle notizie via radio, mentre mettersi in contatto con i propri cari in tempo reale era pressoché impossibile.
 
Era una mattina calda, di partenze per le vacanze, leggeri della spensieratezza di chi inizia le agognate ferie estive. Alle 10 del mattino nessuno poteva immaginare che quella giornata sarebbe rimasta indelebile nella memoria e anche ora, a 38 anni di distanza, riaffiorino ricordi, sensazioni, drammi, coincidenze, aneddoti.
 
Queste alcune testimonianze, raccontate con commozione e sicurezza, come fosse un passato ancora (e forse per sempre) troppo presente nella memoria, raccolte dagli ospiti e operatori dei reparti 1B, 2B e 2C del Centro Servizi Giovanni XXIII. Sono degli "affreschi" veloci ma raccontati con il cuore e a volte con la voce ancora spezzata dalla commozione.
 
Dea era sull’autobus 27 che passava proprio in zona limitrofa alla Stazione. Dea passò di lì poco dopo lo scoppio e ancora ricorda che saliva in tram gente ferita, sanguinante, con gli occhi pieni di terrore. Salivano coloro che erano riusciti a scappare dall’inferno.
 
Angelina era al mare a Rimini. La notizia è arrivata quasi subito via radio. Il primo sentimento fu l’incredulità, poi la paura, lo sgomento e la preoccupazione per i figli che erano a Bologna.
 
Loredana era a Montese, in vacanza. La notizia è arrivata immediatamente via radio. Un parente è poi sceso a Bologna per vedere di persona cosa era successo. In quelle ore, ricorda Loredana, la radio era sempre accesa e nessuno parlava in casa…
 
Dolly era a casa sua, in zona San Donato e doveva partire per Firenze, in treno. Il figlio maggiore però aveva molto caldo e non voleva uscire quella mattina torrida di agosto. Il piccolo Alberto, con l’insistenza caparbia tipica dell’infanzia, ha avuto la meglio; dopo pochi minuti lo scoppio, le sirene delle ambulanze, le notizie confuse che si ricorrevano prima tra i vicini di casa poi alla radio. Anche ora, a distanza di tanti anni, si ricorda con commozione che i “capricci” di Alberto Dattisi hanno salvato qualche vita. Il fratello di Dolly faceva il volontario sulle ambulanze e si precipitò subito in Stazione. Lui fu tra quegli eroi sconosciuti e silenziosi che per ore, in mezzo alla polvere e alla disperazione aiutò a caricare decine di corpi sul famoso autobus 37.
 
Anna era alla Chiesa del Sacro Cuore, subito dopo il ponte di Via Matteotti. Alle 10.25 ha sentito il tremendo scoppio e ha visto una colonna di fumo denso alzarsi dalla vicina Stazione. Si è precipitata sul posto per prestare aiuto ma la zona era già limitata e nessuno poteva passare. Il suo ricordo più indelebile fu il suono delle sirene delle autoambulanze, talmente tante che pareva un unico urlio di dolore.
 
Anna era in spiaggia, in Riviera Romagnola. Alle 12.30 circa ha appreso la notizia dal meccanico dell’officina vicina. Anna è tornata dopo circa una settimana per prendere lo stipendio alla Banca d’Italia e ricorda ancora macerie e “odore di morte”.
 
Laura era a Bologna, a casa sua, in Via Santa Croce. Non ha sentito nulla ma la notizia l’ha raggiunta nel giro di pochi minuti. Il suo primo pensiero fu per la sorella che la mattina stessa era partita per il mare in automobile passando comunque pochi minuti prima della tragedia, lungo il viale prospiciente la Stazione.
 
Rossana, RAA del reparto 1B, si era appena trasferita da Benevento. Abitava in Via Toscana. Da lì a poco doveva tornare a Benevento in treno per finire il trasloco. La cosa più impressionante fu andare in Stazione qualche giorno dopo e vedere lo squarcio sul muro, ferita aperta, profonda e ancora sanguinante.
 
Gabriella era a Milano Marittima in vacanza, aspettava amici che dovevano arrivare in treno. Miracolosamente non rimasero coinvolti nello scoppio.
 
Giusy, figlia di Francesca Licheri, era in Sardegna in vacanza, sconvolta dalla notizia arrivata verso le 11.00 via radio. Il padre era a Bologna e il suo pensiero andò subito a lui anche se non avrebbe dovuto trovarsi in zona.
 
Rossana era a Viserbella. Ha appresa la notizia dalla vicina. “C’è stato un disastro” le ha detto. Il figlio era a casa, senza i mezzi tecnologici di oggi era difficile mettersi in contatto e la preoccupazione cresceva di ora in ora.
 
Nerio era in Piazza dell’Unità. Faceva l’aiuto giardiniere per il Comune di Bologna. Ricorda lo scoppio e il fumo denso e alto. Era tutto fermo, la città paralizzata nel silenzio negli istanti dopo lo scoppio poi il caos. Avrebbe voluto aiutare ma nessuno poteva passare.
 
Maria aveva il marito fisioterapista al Rizzoli. Ricorda la telefonata del coniuge per avvertirla che non sarebbe tornato per il pranzo “è successo qualcosa di terribile e siamo tutti reperibili in Ospedale”. Stessa sorte toccò al marito della vicina di casa, Medico in servizio al Rizzoli, che dovette allungare il turno di lavoro.
 
Anita era in Albergo vicino alla Stazione perché ancora non abitava a Bologna. Sentì un forte boato e ricorda uno spavento immenso, le prime notizie, un numero incerto di vittime…
 
Gabriella ricorda bene il terrore di quei momenti; il marito era un impiegato delle FS, era al lavoro quella mattina. E’ riuscito a scappare e ha ricordato con sgomento qui momenti per molti giorni a seguire.
 
Niccolò era a Bologna. La nipote doveva andare in vacanza ma lui le disse che aveva una “brutta sensazione” e le fece prendere il treno prima della prevista partenza. Grazie a quella “inspiegabile premonizione” la nipote di Niccolò si salvò.
 
Mariangela era a Riccione, in spiaggia. Il padre l’aveva costretta a partire la sera del 1 agosto nonostante lei, ragazzina, desiderasse trascorrere la serata a Bologna con il suo fidanzato dell’epoca e partire la mattina successiva.
 
Luciana era in vacanza a Cerelio.  La notizia è arrivata per radio. Il marito di Luciana ha preso la macchina, ha caricato Luciana e ha insistito per rientrare subito a Bologna a vedere cosa era successo con i suoi occhi. Le parole della radio non era sufficienti a raccontare quell’orrore, incomprensibile e assurdo.
 
Marco lavorava per la Manutencoop, faceva le pulizie in un palazzo nel centro di Bologna. La prima notizia, poco dopo il boato fu che era scoppiata una caldaia. Poi la realtà atroce. Un collega era in servizio in Stazione quel giorno. La colonna dietro alla quale si trovava gli salvò la vita. Marco abitava in Via Irnerio all’epoca  e ricorda gli autobus con i finestrini coperti da lenzuoli bianchi che passavano in macabra processione sotto le sue finestre.
 
Carla , operaia Manutencoop in servizio al Giovanni XXIII ricorda che era incinta di pochi mesi. Era appena arrivata a Cagliari per le vacanze. Quando la mattina del 2 agosto ha sentito la notizia non ci riusciva a credere “il giorno prima era tutto tranquillo nella mia Bologna… che mondo sto consegnando al figlio che porto in grembo”?
 
Silvana era in montagna a San Vito di Cadore con tutta la famiglia. Come ogni giorno ha telefonato a casa e le hanno detto quanto era successo “un disastro, è stata una bomba”…
 
Agostino era a casa sua in Via Ferrarese di rientro dalle vacanze, aspettava la nipote che doveva portargli le valigie. Lei gli disse che c’era stato uno scoppio in Stazione e non si sapeva se era stata una caldaia o una bomba “ me lo ricordo come se fosse adesso” racconta Agostino.
 
Cleonice era a casa sua, in centro fuori porta Sant’Isaia. Sentì lo scoppio e tutta la gente che correva disperata.
 
Ernesto ricorda che era in macchina, passò dal viale della Stazione subito dopo l’esplosione. Ricorda il fumo denso, la polvere, le sirene assordanti, la confusione totale, la paura.
 
Gilberto stava passando in macchina sul Viale. Vide le gli autobus della circolare, “lo scompiglio più assoluto”. E immediatamente pregò perché in quel terribile disastro non fossero rimasti coinvolti dei bambini…
 
Iliana venne a casa dal mare quel giorno. Il padre doveva partire per Chianciano. Iliana ricorda la terribile apprensione per il padre, l’impossibilità di avere sue notizie e infine il sollievo nel saperlo non coinvolto nella tragedia.
 
Margherita era in Montagnola, come sempre a fare un giro al mercato del sabato, la famosa “Piazzola”. Sentì uno scoppio fortissimo, pensava che fosse un aereo. Poi le sirene, la polvere e gli autobus che non caricavano nessuno. Solo arrivata a casa capì dalla radio cosa era successo. Una sua amica era in Stazione, rimase lievemente ferita ma lo la paura la tormentò per anni.
 
Silvana era in macchina col marito e la figlia di 8 anni. Il marito volle andare a dare un occhiata, arrivarono sul ponte di Galliera, c’era solo fumo, confusione e urla.
 
Testimonianze raccolte da Giovanna Bedeschi - Animatrice Centro Servizi Giovanni XXIII
Pubblicato il 31 luglio 2018