"Monarchia vs Repubblica"

 

Il 2 Giugno 2016 ricorre il 70° anniversario della Repubblica Italiana. In realtà già nei giorni che seguirono l'8 settembre 1943, metà dell'Italia cessò di essere sotto la monarchia dei Savoia e venne governata dalla Repubblica Sociale Italiana o direttamente amministrata dai comando militare tedesco come “Adriatisches Kustenland”. Orazio Lolli classe 1917, ci racconta la sua esperienza in quei giorni cruciali.

L'8 settembre 1943, quando finì il mio servizio militare, avevo ventisei anni. Il 24 maggio 1938, soldato di leva, ero stato arruolato nel genio ferrovieri. In primo luogo mi fecero frequentare un corso a Torino dove ottenni la qualifica di “addetto ai freni, scambi e manovre”. Subito dopo fui assegnato al deposito personale viaggiante di Chivasso. Nel 1939, trascorso il periodo della leva, avrei dovuto essere congedato, ma a seguito dei venti di guerra che si erano levati dopo l'occupazione della Polonia, mi fecero rientrare in caserma a Torino.

Nel 1940 entrammo in guerra e fui inviato a Mentone, sul fronte francese, a costruire dei ponti. Dopo tre mesi rientrai a Torino, Caserma Cavour.

Il 28 ottobre 1940, a seguito dell'inizio della guerra con la Grecia, fui assegnato al fronte in Albania, al porto di Valona. Lì esistevano solo ferrovie a scartamento ridotto e noi soldati fummo incaricati di attrezzarle per lo sbarco dalle navi di viveri, armi e soldati. Il nostro reparto fu anche incaricato di costruire ponti al fronte.

Terminata la guerra di Grecia e iniziata l'occupazione italiana, fummo poi trasferiti in Macedonia. Anche in questo caso ci occupavano di gestire le ferrovie da Strugana Skopje, facendo base a Kicevo. Dopo un mese, fui trasferito in Dalmazia, a Zelenica, e di qui, in piena estate 1941, a Durazzo per rientrare in Italia. Intanto era scoppiata la rivolta in Montenegro e io fui inviato, invece che in Italia, a Podgoritza (poi Titograd) sempre per seguire la ferrovia da Planiza sul Lago di Scutari a Podgoritza. Verso novembre ebbi una licenza di un mese e tornai a Porretta. Nel febbraio 1942, dopo che ero tornato a Podgoritza, fui trasferito a Lubiana e, in seguito, in una stazione lungo la linea che da Fiume va a Zagabria.  Da qui fui spostato a Fiume su quello che era chiamato “treno a legna” in quanto serviva a trasportare legname per rifornire di combustibile le cucine da campo. C'era stato anche un intermezzo di quindici giorni, aIvrea, per ottenere la qualifica di capotreno. A giugno 1943 rientrai definitivamente in Italia, nella caserma di Borgofranco. La nostra compagnia era in formazione per andare nel Mezzogiorno d'Italia. Ma intanto venne il 25 luglio, con la caduta del Governo Mussolini, e successivamente l'8 settembre, con il proclama di Badoglio, che alla radio annunciava la fine delle ostilità contro gli anglo – americani. Il giorno 10 settembre ci vennero ritirate le armi. La sera di quello stesso giorno gli Ufficiali e i Sottufficiali fuggirono in Svizzera e la mattina successiva noi soldati ci ritrovammo sbandati, senza comando.

Io ed altri tre compagni, la sera del 12 decidemmo di fuggire. Trovammo vestiti borghesi e lasciammo le divise. Prendemmo il treno diretto a Chivasso. Lì cambiammo e salimmo sul treno diretto a Milano. A Lambrate salutai i commilitoni e salii sul treno per Bologna. Scesi a Lavino per evitare i controlli della stazione di città. Di lì, a piedi, la mattina del 13 settembre arrivai a Borgo Panigale e presi il treno per Porretta. Bisognava infatti essere molto attenti perché, se fossi stato individuato dai tedeschi o dagli italiani rimasti fedeli al fascismo, correvo seriamente il rischio di essere fermato e spedito in Germania. Fortunatamente sfuggii a ogni posto di blocco e ritornai a casa dalla mia famiglia.

Quello che successe poi, come dicono nei libri, “è un'altra storia” e la si dovrà raccontare un 'altra volta..