Contrasto alla violenza di genere

Con grande partecipazione, si è conclusa anche la seconda edizione del percorso formativo Summer School - Donne rifugiate vittime di violenza. Come rilevare, contrastare il fenomeno ed effettuare la presa in carico , il progetto ASVARW Addressing Sexual Violence against Refugee Women, promosso dall'Associazione Mondo Donna e dall'Istituto Carlo Cattaneo, in collaborazione con ASP Città di Bologna. Due cicli di incontri, il 20-23 giugno e il 3-6 luglio 2017, presso la Sala del Coro della Quadreria di ASP, che hanno voluto fornire conoscenze e strumenti utili per rilevare la violenza e sostenere le vittime. Il corso, rivolto a tutte le figure professionali che entrano in relazione con donne rifugiate e richiedenti asilo (operatori del sociale, operatori sanitari, mediatori culturali, assistenti sociali, psicologi e operatori legali, avvocati, forze dell'ordine), è stato moltopartecipato, 31 le persone iscritte, che hanno frequentato in modo attivo e propositivo gli incontri. Era strutturato attraverso un format teorico che prevedeva comunque momenti di simulazione pratica del lavoro quotidiano, analisi di case history, ecc. Leggi l’articolo di presentazione del corso Pubblicato il 7 luglio 2017
Affrontare la tematica della violenza sessuale contro le donne rifugiate e richiedenti asilo, un fenomeno drammatico che spesso non viene adeguatamente riconosciuto e affrontato. Questo è il progetto ASVARW Addressing Sexual Violence against Refugee Women, promosso dall'Associazione Mondo Donna e dall'Istituto Carlo Cattaneo, in collaborazione con ASP. Un percorso formativo ripetuto in due edizioni 20-23 giugno e 3-6 luglio 2017, che intende fornire conoscenze e strumenti utili per rilevare la violenza e sostenere le vittime. E' rivolto a tutte le figure professionali che entrano in relazione con donne rifugiate e richiedenti asilo. La sede degli incontri è presso la Sala del Coro di ASP Città di Bologna in via Marsala 7 a Bologna. Per il programma completo clicca qui Per tutte le info clicca qui Pubblicato il 6 giugno 2017
Unite contro la violenza alle donne Cosa si intende per violenza sulle donne? Fin dagli albori l’uomo ha goduto di un ruolo sociale di maggiore importanza rispetto a quello della donna, la quale veniva considerata un oggetto a proprio uso e consumo. Ubbidire agli ordini ricevuti era un dovere e se non veniva rispettato era lecito utilizzare qualsiasi mezzo a disposizione, violenza compresa. Per violenza si intende un’azione compiuta mediante l’uso della forza di una o più persone, che provoca dolore fisico e psicologico ad altri individui : lividi, percosse, uso di armi o oggetti costituiscono il dolore fisico, al contrario dei ricatti, intimidazioni e minacce che fanno parte di quello psicologico. In particolar modo, la violenza sulle donne coinvolge più di un terzo delle donne di tutto il mondo. Secondo le statistiche il 35 % delle donne sono destinate a subire violenze nel corso della loro vita di cui il 30 % all’interno delle mura domestiche; come conseguenza degli abusi la vittima può manifestare diverse problematiche che si riscontrano sia a livello fisico che psicologico-sociale. A causa del suo alto tasso di diffusione, la violenza sulle donne è da considerare caso globale, paragonabile ad una “epidemia”.La regione del Sud-Est asiatico è quella dove si registra la percentuale più alta delle violenze domestiche con il 37,7 %, ma se si considerano anche le violenze subite da estranei, il continente africano è il più soggetto agli abusi con il 45,6% delle donne violentate. Qual'è il ruolo della donna all'interno della società? Per condizione femminile si intende l’insieme delle norme, costumi e visioni del mondo che rigardano il ruolo della donna all’interno della società.Fin dai tempi antichi, la figura della donna era da considerare di importanza marginale o nulla e i ruoli , ad essa riservati, erano correlati alla procreazione, alla protezione della famiglia e della prole. L’emancipazione femminile ha rappresentato negli ultimi secoli la ricerca di un’uguaglianza sostanziale tra la donna e l’uomo. Al fine di raggiungere la tanto ambita uguaglianza, a partire dal IIX sec., cominciarono a nascere in italia e nel mondo diversi movimenti femministi, i quali, grazie a manifestazioni e scioperi, peroravano la causa a sostegno della parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne fossero state e siano tuttora, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate. Questo movimento complesso ed eterogeneo si è sviluppato con caratteristiche peculiari in ogni paese ed epoca. Molti fattori contribuiscono a definire e ridefinire il concetto di femminismo e le pratiche politiche ad esso connesse (ad esempio classe, etnia, sessualità). La violenza può avere varie forme: sessuale psicologica domestica assistita Quali sono i fattori che impediscono ad una donna di uscire da una relazione violenta? Perché la donna non reagisce ai soprusi che subisce? In seguito alla perdita di autostima la donna è psicologicamente dipendente del suo partner, il quale esercita il controllo indiscriminato su di essa. Per quanto i tempi siano cambiati osservando le statistiche riportate sopra (vedi introduzione) questo fenomeno è molto diffuso in Italia e nel mondo, e diminuisce proporzionalmente all’aumento del tasso di alfabetizzazione, il quale favorisce l’emancipazione femminile, fornisce alle donne strumenti concreti per analizzare, identificare, e combattere questo fenomeno. Altre risposte possibili cliccando questo link Come identificare e combattere le diverse forme di violenza Perché è stato violento? Dove ho sbagliato? Potevo comportami in maniera diversa? Questi sono alcuni dei tanti interrogativi posti da una donna che ha subito molestie, ma a cosa realmente bisognerebbe fare attenzione per capire la situazione e trovare una valida soluzione? Talvolta quando si sente parlare di una donna maltrattata ci si chiede dove sia finita la sua forza di volontà: perché non si protegge? Perché non reagisce? Si pensa addirittura che sia stata lei a provocare l’accaduto e quindi ne sia indirettamente responsabile. Rispondendo alle seguenti domande cercheremo di dare una spiegazione plausibile e proficua. Il primo passo per identificare i maltrattamenti è il tenersi costantemente informati e entrare il più possibile in contatto con la realtà di ogni giorno facendo uso di mass-media come ad esempio giornali, radio, televisione, social network e blog. Attraverso il dialogo a scopo informativo si acquisisce maggiore consapevolezza sui casi di violenza. Essendo l’isolamento il punto focale dei soprusi, realizzare di non essere le sole a subire violenze ristabilisce un collegamento con il mondo esterno. Attraverso le testimonianze di coloro che sono riuscite a uscire dal circolo vizioso si riesce a riacquisire la speranza necessaria per reagire. Alle base di questo pensiero si trova il principio di unione: le donne accumunate da un medesimo disagio si spalleggiano a vicenda così da unire le proprie forze al fine di emanciparsi dallo stato di donne oggetto a cui vengono relegate. Come favorire le richieste di aiuto Al giorno d'oggi diverse associazioni offrono servizi di aiuto alle persone vittime di abusi. Alcuni esempi possono essere il Telefono rosa, il cui compito è di aiutare tutti coloro che abbiano subito violenza fisica, psicologica, economica, sessuale, mobbing e stalking, a Bologna la Casa delle donne onlus, centro di accoglienza e cura, oppure l’Associazione di volontariato “Rompi il silenzio” di Rimini. Qualche idea innovativa: come posso difendermi e superare la mia situazione di disagio? Talvolta pur avendo la volontà di reagire non si hanno gli strumenti adeguati per spezzare il circolo di violenza. Magari non si ha il coraggio di affrontare da soli la situazione e si preferisce negare l'accaduto con amici e colleghi. Se invece ci venisse dato uno stimolo esterno, che ci aiuti a reagire rafforzando le nostre risorse fisiche e psicologiche? Il posto di lavoro è un punto di ritrovo quotidiano di molti uomini e donne, e perciò adatto ad ospitare centri di aiuto per coloro vittime di violenze fisiche-psicologiche. Lo scopo principale di questo progetto sarebbe quello di fornire una preparazione fisica auto-difensiva grazie alla pratica di arti marziali come karate, judo, taekewondo, e muay tai e inoltre supportare l'individuo psicologicamente offrendo sedute individuali o di gruppo con uno specialista. L’utopia del progetto A scadenza bisettimanale vengono organizzate lezioni integrative di auto-difesa riunendo tutte le donne risiedenti nel medesimo quartiere. Oltre a preparare corpo e spirito a fronteggiare una eventuale aggressione, l’attività diventa un esercizio terapeutico volto alla liberazione dei sensi. Invece le sedute di dialogo avrebbero luogo in un ambiente intimo e famigliare, adatto alle esternazioni particolarmente difficili, con sede, per esempio comunale, luogo di incontro centrale accessibile a molti. Questo punto di ritrovo dovrebbe diventare un appuntamento fisso per tutte le diverse donne con o senza situazioni difficili. Le riunioni avrebbero una funzione doppia: una a scopo informativo ed una a scopo risolutivo. La partecipazione di tutto gruppo durante il dibattito aiuta a creare un organo unito contro la violenza, e a stabilire un nuovo gruppo di amiche con un medesimo obbiettivo, ossia la prevenzione, l’identificazione e l’annientamento delle molestie e dei soprusi. A cura di Sara Comaggi e Giorgia Bazzani del Liceo Linguistico internazionale Boldrini Link per approfondire - ASP contro la violenza sulle donne: Protocollo di intesa contro la violenza sulle donne - Bologna A Bologna il primo Centro per uomini maltrattanti Summer School: donne rifugiate vittime di violenza Progetto Radice
Anche Bologna avrà un centro per uomini maltrattanti, in uno spazio messo a disposizione da ASP in via Dè Buttieri 9 a Bologna. L'apertura di questo centro si inserisce all'interno del Progetto Radice - Rafforzare l'Autonomia delle Donne, Implementare i Centri di semiautonomia, promosso dalla Casa delle donne per non subire violenza. In partnership con l' associazione Senza Violenza, che gestirà lo spazio, e ASC InSieme, saranno messe in campo azioni rivolte al recupero e l'accompagnamento dei soggetti reposonsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive, anche al fine di limitare i casi di recidiva. Leggi il Progetto Radice Leggi l'articolo su Repubblica Bologna online Leggi l'articolo sulla conferenza stampa di presentazione del progetto Guarda le foto della conferenza stampa del 28 aprile Pubblicato il 2 maggio 2017
Venerdì 28 aprile 2017 ore 13,15 presso la Casa delle Donne, in Via dell'Oro 3 a Bologna, si terrà la conferenza stampa di presentazione del progetto Radice - Rafforzare l'Autonomia delle Donne, Implementare i CEntri di semiautonomia, di cui ASP Città di Bologna è partner. La conferenza stampa sarà l’occasione per illustrare il progetto e le opportunità offerte alle donne con l'attivazione di nuovi servizi, e lanciare l'apertura a Bologna di un centro dedicato all'intervento rivolto agli uomini maltrattanti Senza Violenza , in un immobile di proprietà di ASP. Interverranno: Susanna Zaccaria, Assessora Pari opportunità e differenze di genere, Diritti LGBT, Contrasto alle discriminazioni, Lotta alla violenza e alla tratta sulle donne e sui minori, Diritti dei nuovi cittadini, Progetto Patto per la giustizia - Comune di Bologna Maria Chiara Risoldi, Presidente della Casa delle Donne Angela Romanin, Casa delle Donne, Coordinatrice del progetto Radice Gianluca Borghi, Amministratore Unico di ASP Città di Bologna Marilena Lenzi, Vicesindaca del Comune di Sasso Marconi e Coordinatrice politica di Commissione Pari Opportunità Mosaico - ASC InSieme, Azienda Servizi per la Cittadinanza, Azienda speciale Interventi Sociali Valli del Reno, Lavino e Samoggia Giulia Marchesini, Capogruppo Anzola Bene Comune, Consiglio Comunale di Anzola dell'Emilia Giuditta Creazzo e Paolo Ballarin, Senza Violenza Pubblicato il 27 aprile 2017
Giovedì 9 marzo a Bologna ASP ha sottoscritto il protocollo triennale di intesa per il miglioramento della protezione delle donne che hanno subito violenza nell’ambito di relazioni di intimità. Il Protocollo è stato firmato da tutti i soggetti che per ragioni diverse vengono a contatto con le donne vittime di violenza e che, d'ora in poi, saranno messi nella condizione di lavorare in rete, condividere conoscenze e scambiarsi informazioni: il Sindaco di Bologna, Virginio Merola e il Prefetto Ennio Mario Sodano insieme a Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna; prima sezione civile e sezione dei Giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna; Procura presso il Tribunale dei minori; Questura di Bologna; Comando provinciale dei Carabinieri di Bologna; ASP Città di Bologna; Azienda USL di Bologna; Casa delle donne per non subire violenza; Unione Donne in Italia (Udi); Mondo donna; SOS Donna. L'Istat nel Report 2015 “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia” ha rilevato che 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza: il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Nel Report del novembre 2016 “Stalking sulle donne” Istat ha stimato che il 21,5% delle donne adulte abbia subito comportamenti persecutori da parte di un ex partner nell'arco della propria vita. Per porre fine a questa piaga sociale le parti si sono impegnante ad incontrarsi periodicamente con l’obiettivo generale di migliorare la protezione delle donne che hanno subito violenza, attraverso l'instaurarsi di stabili relazioni fra istituzioni e associazioni. Tali relazioni serviranno a creare e condividere procedure di intervento coordinato fra i soggetti che agiscono in difesa delle donne che hanno subito violenza, a garantire la massima sinergia tra i soggetti partecipanti e a sviluppare le competenze per fornire assistenza. Per approfondimenti: Leggi la notizia sul sito del Comune di Bologna Leggi il Protocollo integrale Pubblicato il 10/03/2017
Il Servizio Minori di ASP, il 10 aprile scorso, ha partecipato al percorso formativo promosso da Mondo Donna – sportello “Chiama Chi Ama” per “antenne di comunità”. Il tema era “Il ruolo dei servizi sociali, con particolare riguardo ai servizi per minori”. “Chiama Chi ama” è un punto di informazione per donne vittime di violenza con sede a Bologna, inaugurato qualche mese fa. All’interno di questo progetto, le “antenne di comunità” sono figure “ponte” che, uscite da un percorso di violenza e di disagio con un percorso educativo e di emancipazione, si pongono come punto di riferimento e stimolo al cambiamento per donne che vivono situazioni di maltrattamento. Il corso di formazione intende integrare l’aspetto della prossimità e della provenienza da un background simile con strumenti di base utili al riconoscimento del problema, alla gestione di una relazione in una dinamica di aiuto, alla conoscenza delle risorse del territorio e alla loro attivazione. L’intervento di ASP si colloca nella prospettiva di una stretta collaborazione tra servizi pubblici e del privato sociale nell’ottica di sviluppo di un lavoro di rete e di comunità. Il percorso formativo si tiene presso la sede dello sportello CHIAMA chiAMA, Via Capo di Lucca 37 Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. document.getElementById('cloakafdaae094595bc49e8e2d3d8f21be3f4').innerHTML = ''; var prefix = 'ma' + 'il' + 'to'; var path = 'hr' + 'ef' + '='; var addyafdaae094595bc49e8e2d3d8f21be3f4 = 'chiamachiama' + '@'; addyafdaae094595bc49e8e2d3d8f21be3f4 = addyafdaae094595bc49e8e2d3d8f21be3f4 + 'mondodonna-onlus' + '.' + 'it'; var addy_textafdaae094595bc49e8e2d3d8f21be3f4 = 'chiamachiama' + '@' + 'mondodonna-onlus' + '.' + 'it';document.getElementById('cloakafdaae094595bc49e8e2d3d8f21be3f4').innerHTML += ''+addy_textafdaae094595bc49e8e2d3d8f21be3f4+''; Pubblicato il 22 Aprile 2015