Liberi Dentro-Eduradio

La puntata di Liberi Dentro-Eduradio di martedì 22 Giugno si è aperta con una notizia a tema carcere dallo sfondo più che roseo. E’ stata riportata la notizia de “Il Giorno” che segnala la splendida iniziativa nella casa circondariale di Torre del Gallo a Pavia. Qui, a inizio Giugno, infatti è stato presentato “Qua la zampa”, il progetto innovativo voluto fortemente dalla Direttrice del carcere di Pavia Stefania D'Agostino, dalla direttrice generale di Ats Mara Azzi e dall’ex garante provinciale dei detenuti Vanna Jahier, in collaborazione con la Scuola Cinofila “Il Biancospino” di Casteggio. Il progetto in questione ha permesso la costruzione nell’area dell’intercinta esterna dell’Istituto di uno spazio di accoglienza stabile per due cani, al momento, provenienti dal canile di Voghera. Ma non è tutto, un altro obiettivo è quello che mira all’attivazione di un percorso di educazione cinofila per i detenuti, finalizzata al raggiungimento di un patentino di educatore usufruendo di un tirocinio formativo . Gli istruttori della scuola cinofila sono responsabili del percorso educativo che prevede un impegno quotidiano nella cura ed educazione dei cani da parte delle persone detenute. Attualmente, su oltre 700 persone ristrette, sono tre coloro che si occupano quotidianamente dei cani e che frequentano regolarmente il corso di educatore cinofilo. Le competenze che acquisiranno durante il corso offriranno loro un’opportunità di impiego dopo la scarcerazione. Nello specifico, il progetto è finanziato da Fondazione Banca del Monte di Pavia e Fondazione UBI di Milano e promosso dall'Associazione di volontariato Amici della Mongolfiera di Pavia, che da anni collabora con la Casa Circondariale Torre del Gallo, attivando laboratori interculturali e servizi di assistenza per detenuti stranieri. La speranza è che il rapporto con questi animali possa creare un’opportunità per le persone detenute nel momento in cui torneranno in libertà. Pubblicato martedì 29 giugno 2021
Durante la puntata di Liberi Dentro-Eduradio del 18 giugno è stata discussa una notizia tratta dal sito targatocn.it davvero molto avvincente: 5 persone detenute nel carcere di Saluzzo (Cuneo) hanno infatti realizzato a mano delle borse in tessuto. Il progetto in questione ha visto gli albori in piena pandemia, quando il gruppo di persone ristrette aveva iniziato a produrre mascherine con le lenzuola all’interno del laboratorio artigianale di sartoria, nato quasi per caso all’interno del Carcere Rodolfo Morandi di Saluzzo, dal nome Are@51lab. Un anno fa, infatti, la pandemia ha costretto tutti alla chiusura e così alcuni detenuti, desiderosi di contribuire in modo attivo al controllo della diffusione del virus all’interno del carcere, si sono improvvisati creatori di mascherine, realizzate con i mezzi che avevano a disposizione: ovvero le lenzuola In seguito, da questa attività si è pensato di mettersi alla prova con una nuova sfida: produrre borse in tessuto. Si è deciso di cogliere al volo l’occasione di trasformare l’esigenza in opportunità e così i neo-sarti, grazie alla collaborazione di tutto il team carcerario, si sono impratichiti nell’uso della macchina da cucire e hanno iniziato a cucire borse e sacche per usi quotidiani. Ora le persone detenute avranno l’occasione di presentare finalmente la loro prima collezione di borse e sacche, realizzate artigianalmente dentro le mura, e saranno esposte in Start/Artigianato presso Casa Cavassa. Una splendida iniziativa che speriamo possa prendere piede anche in altre case circondariali di tutta Italia, per permettere alle persone detenute di ricominciare e trovare un’attività nella quale convogliare le energie quotidiane. Non perdete gli aggiornamenti costanti con Liberi Dentro-Eduradio in materia carcere anche sui canali social! Pubblicato martedì 22 giugno 2021
Nella puntata di mercoledì 9 giugno di Liberi Dentro-Eduradio & TV si è affrontata immediatamente una tematica molto incoraggiante che arriva dalla sfera carcere e riguarda l’aumento della possibilità di lavoro all’interno degli istituti di pena. A dare le dimensioni di questo incremento è la Relazione al Parlamento relativa allo svolgimento da parte di detenuti di attività lavorative o corsi di formazione professionale per qualifiche richieste da esigenze territoriali con dati che si riferiscono al 2020. Anche il numero dei detenuti impegnati nella gestione quotidiana degli istituti penitenziari è cresciuto: al 30 giugno 2020 risultavano impiegate 14.174 unità contro le 13.582 al 30 giugno del 2019. Non si registra invece lo stesso incremento di lavoro per datori esterni che proprio a causa del Covid-19 hanno mostrato una battuta d’arresto rispetto agli anni precedenti: al 30 giugno 2020, tuttavia, risultano alle dipendenze di datori di lavoro esterni all’Amministrazione penitenziaria 2.072 detenuti. Sempre rispetto al 30 giugno 2020, i detenuti impegnati in attività lavorative erano oltre 17 mila, ovvero quasi il 32% dei presenti negli istituti di pena. Il dato più evidente, tuttavia, riguarda il capitolo di spesa delle retribuzioni per i detenuti lavoranti alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria negli ultimi anni: un dato che ha fatto registrare un forte incremento. Nella relazione “Il lavoro è ritenuto dall'Ordinamento penitenziario l'elemento fondamentale per dare concreta attuazione al dettato Costituzionale, che assegna alla pena una funzione rieducativa, in questo senso l'Amministrazione Penitenziaria è costantemente impegnata ad offrire nuove opportunità lavorative per la popolazione detenuta”. Lavoro che dunque può essere svolto sia alle dipendenze dell'Amministrazione penitenziaria (in attività agricole, industriali, di manutenzione ordinaria dei fabbricati e nei servizi vari d’istituto), sia alle dipendenze di soggetti terzi, come imprese e cooperative. Non perdetevi gli ultimi aggiornamenti in materia di carcere a Bologna e in tutta Italia sui social di Liberi Dentro-Eduradio & TV. Pubblicato martedì 15 giugno 2021
L’uscita dal carcere da parte delle ormai ex persone detenute non sempre corrisponde ad un reinserimento all’interno della società. Capitano a volte situazioni per le quali ci siano nuovi problemi con la legge e ricadute, con il conseguente ritorno nelle carceri. Questo fenomeno è chiamato recidiva e in Italia il tasso di recidiva degli ex detenuti si aggira intorno al 70%, il che significa che più di 2 persone su 3, una volta uscite dal carcere, commettono ulteriori crimini e devono scontare un’altra pena in carcere. Abbiamo voluto così parlare di questo argomento insieme a Claudia Clementi, direttrice della Casa Circondariale di Bologna, proprio per chiederle un parere in merito alla situazione nazionale degli ex detenuti. In particolare, soffermandoci sugli interventi fondamentali che si possono applicare per contenere i rischi di recidiva, non solo sul territorio bolognese, ma su tutto il panorama italiano. Il carcere come momento di riflessione della propria vita Prima di addentrarci all’interno delle misure da adottare per contenere il rischio di recidiva, è importante soffermarsi un attimo sul ruolo del carcere per le persone detenute. Claudia Clementi a questo proposito afferma come il carcere debba essere percepito dai reclusi non semplicemente come una pena detentiva, ma come un momento di riflessione della propria vita. Seppur in un contesto altamente complesso quale quello del carcere, la persona reclusa si ritrova decisamente in contatto con se stessa, avendo la possibilità di usufruire del supporto di professionisti, volontari, insegnanti ecc.., in un processo di possibile empowerment pensando al momento della scarcerazione. Come contenere la recidiva negli ex detenuti: alcuni interventi da attuare Il problema di fondo delle persone ex detenute che escono dal carcere è semplice: hanno difficoltà a trovare una sistemazione e un lavoro spesso a causa del background di provenienza, così come per la fedina penale compromessa. Di conseguenza, il rischio di commettere nuovamente dei reati per poter sopravvivere nella società è alto, proprio per poter provvedere alla propria sussistenza. Per questo motivo, secondo Clementi, è fondamentale intercettare i bisogni primari delle persone detenute quando ancora stanno scontando la pena, in modo tale da garantire un rientro in società con alcune basi solide dalle quali poter ripartire. Sono dunque necessari diversi interventi che vanno attuati in prossimità delle dimissioni dall’istituto penale della persona detenuta. Uno di questi si basa sul fornire l’opportunità alle persone recluse di svolgere dei periodi di tirocinio in aziende convenzionate con il carcere, per poi puntare ad una futura assunzione al termine della pena. Un altro intervento di grande utilità è anche quello fornito dal “Progetto dimittendi” fornito dal Servizio Sociale Bassa Soglia (SBS), che consiste nell’individuare i dimittendi con maggiori difficoltà per intercettare i loro bisogni e aiutarli per tempo ad inserirsi nuovamente in società al momento del fine pena. La recidiva in sostanza si può contenere creando tutti i supporti e le condizioni materiali e psicologiche affinché le persone detenute, una volta libere, abbiano la possibilità di effettuare scelte di vita diverse da quelle che le hanno portate a scontare la pena in carcere. Ciò che spesso non viene compreso, conclude Clementi, è che la gestione della pena detentiva e di quello che ne consegue non è di competenza esclusiva dell’amministrazione penitenziaria, ma di una molteplice varietà di enti e figure istituzionali, oltre che della comunità esterna. Solo con una notevole sinergia tra le parti e una discreta lungimiranza si può davvero pensare di contenere il fenomeno della recidiva in termini non solo locali, ma a livello nazionale. L’intera comunità sociale deve assumersi la responsabilità del reinserimento perché solo così si può realmente raggiungere l’obiettivo comune. Non dimenticate di seguire tutti gli aggiornamenti in materia di carcere su Liberi Dentro-Eduradio & TV!
Martedì 25 maggio durante il programma Liberi Dentro-Eduradio la puntata è stata aperta da una splendida notizia riguardante la sfera carcere, in particolare quella fiorentina. Grazie ad un progetto promosso dall’Istituto Sociale Madonnina del Grappa, infatti, 4 persone detenute che scontano la pena nella casa circondariale di Caciolle cucinano ogni sera generi alimentari di prima necessità per molte persone senza dimora. Ogni sera intorno alle 20, dunque, il cibo preparato viene prelevato dalla Protezione Civile “La Misericordia” e dalla Croce Rossa e viene distribuito a chi ne ha davvero bisogno. Le persone detenute in questione servono oltre 30 pasti tutti i giorni, proprio per aiutare coloro che si trovano in una condizione di emarginazione, anche solo provvisoria. Le persone coinvolte nel progetto definiscono questo impegno una “terapia di redenzione”, dato che in qualche modo ricorda il loro passato vissuto in maniera marginale, durante il quale avrebbero avuto bisogno di un pasto caldo nei momenti di difficoltà. Poter usufruire di un percorso alternativo al carcere può quindi anche dare la possibilità di sentirsi partecipi di movimenti di solidarietà di grande impatto, fino al percepirsi parte di una comunità. Questo acquisisce ancora più valore in questa situazione di pandemia e sofferenza collettiva. Non dimenticate di seguire tutti gli aggiornamenti in materia di carcere, in Italia e nel mondo, con Liberi Dentro-Eduradio, anche sui canali social Facebook e Instagram.
Venerdì 21 maggio si è svolto un importante convegno nazionale “Liberi Dentro: la comunicazione al/dal carcere nell’era del distanziamento sociale”, organizzato dall’ufficio regionale Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale. In questo articolo vogliamo porre l’accento sugli argomenti trattati durante il convegno, su coloro che sono intervenuti e infine su come si può migliorare ulteriormente questo progetto per i mesi a venire. Tematiche e protagonisti del convegno Il convegno si è rivelato una cruciale occasione di contaminazione grazie alle esperienze nazionali ed internazionali condivise, all’apertura dello sguardo sull’utilizzo delle tecnologie all’interno di un contesto che usualmente è loro ostico e l’approfondimento delle potenzialità offerte dalle trasmissioni radio/tv dedicate alla persone detenute ed alla cittadinanza. I temi toccati durante il convegno sono stati diversi: si è parlato innanzitutto del progetto Eduradio, della sua storia e delle prospettive future; ci sono stati interventi in merito alle esperienze e ricerche sulla radiofonia per il carcere in ambito nazionale e non; e infine sono emerse le riflessioni degli operatori sia dentro che al di fuori dal contesto carcerario. Il tutto reso ancor più stimolante grazie alla partecipazione e agli interventi di numerose presenze istituzionali tra cui: Marta Cartabia, Ministra della Giustizia Matteo Zuppi, Cardinale Arcivescovo di Bologna Elly Schlein, Vicepresidente Regione Emilia-Romagna Susanna Zaccaria, Assessora Educazione Scuola Pari Opportunità Comune di Bologna Claudia Clementi, Direttrice Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna Massimo Ziccone, Direttore Area Pedagogica della Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna Antonio Ianniello, Garante delle persone private della libertà personale Comune di Bologna Marco Bonfiglioli, Direttore Ufficio Detenuti e Trattamento Provveditorato Amm. Pen. Emilia-Romagna e Marche Monica Brandoli, Responsabile Servizio Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta di Asp Città di Bologna. In cosa consiste il progetto Liberi Dentro-Eduradio L’occasione del confronto è stata resa possibile dall’esperienza di Eduradio, un innovativo servizio radio-televisivo nato in tempo di pandemia ad aprile 2020 con l’obiettivo di “fare da ponte tra carcere e città”. La sperimentazione è nata dall’iniziativa di un gruppo di volontari che operavano dentro al carcere e, dopo pochi mesi dall’avvio del progetto, si sono costituiti in un'associazione: Insight, oggi principale promotrice del programma, supportata da ASP Città di Bologna e dalle altre numerose associazioni operanti all’interno della Casa Circondariale. In questo ultimo anno di attività il programma ha progressivamente coinvolto un numero crescente di protagonisti nel campo scolastico, educativo, associativo e sanitario e ora ha l'ambizione di stabilizzarsi nel tempo. Questo potrà essere possibile anche per merito della presenza di Eduradio su tre canali significativi: Radio Città Fujiko, Teletricolore e Lepida TV. Quest’ultima rete in particolare darà la possibilità di emittenza sul bacino regionale, con la speranza di raggiungere sempre più persone dentro e fuori dal carcere interessate al progetto. Le esperienze intervenute al convegno Il convegno, inoltre, è stato un momento di intervento anche per altre realtà significative, legate alla sfera del carcere che presentiamo di seguito: Jailhouse Rock, trasmissione nata nel 2009 a cura dell’Associazione Antigone, alla quale collaborano le persone detenute del carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso e del carcere milanese di Bollate, che ogni settimana realizzano un Giornale radio dal carcere Radio Carcere, in onda settimanalmente da circa venti anni sulle frequenze di Radio Radicale. Un programma che mira a sensibilizzare i detenuti stessi rispetto ai diritti di cui sono titolari, così come si rivolge alla cittadinanza e alle istituzioni, attraverso la testimonianza di chi subisce il carcere Radio Maria, che dalla sua fondazione dedica un’attenzione particolare al mondo dei reclusi, secondo il taglio religioso proprio di questa emittente Laboratorio radio-televisivo condotto da Paolo Aleotti presso il carcere di Bollate, rivolto prettamente alle persone oltre confine in cui il taglio può essere quello del sostegno ai professionisti dell’esecuzione della pena, della consolazione morale e spirituale di chi subisce la detenzione, così come può caratterizzarsi per la mobilitazione a tutela dei diritti dei detenuti. Spunti e riflessioni per il futuro del programma A concludere la giornata del convegno dedicato a Liberi Dentro-Eduradio, sono stati alcuni spunti di lavoro sui quali è doveroso concentrarsi per poter guardare al futuro del programma con ancor più dedizione e impegno. In questo senso, le riflessioni emerse riguardavano i possibili sviluppi di Eduradio come uno degli strumenti a disposizione dell’area pedagogica; così come la necessità di poter rilevare i dati ascolto dentro al carcere per poter sviluppare al meglio il progetto. Inoltre, appare evidente la problematica legata all’accessibilità, l’assenza di filodiffusione all’interno della casa circondariale di Bologna resta una delle sfide cruciali per raggiungere una completa riuscita del progetto. Allo stesso modo, la necessità di contaminare altri istituti regionali e nazionali affinché si possano avviare sperimentazioni simili per rimettere in contatto tutte e tutti i cittadini presenti sul nostro territorio. L’agenda 2021 vede pertanto molto impegnate le istituzioni e le realtà coinvolte non solo nel progetto Liberi Dentro - Eduradio, ma anche coloro che presidiano il nutrimento delle nostre comunità per ri-generare le relazioni tra le persone che attraversano le nostre città, soprattutto dopo un anno nel quale tutte e tutti siamo stati costretti a considerarci sempre più...distanti Non dimenticate di seguire tutti gli aggiornamenti in materia di carcere su Associazione Naufragi e su ASP Città di Bologna. Notizia tratta dal sito di Bologna ti dà - https://www.bolognatida.it/news
Settimana scorsa, durante la trasmissione di Liberi Dentro - Eduradio, Caterina Bombarda ha affrontato una tematica molto interessante che riguarda il Recovery Plan applicato alla sfera del carcere. Il governo Draghi ha infatti approvato un fondo di quasi 28 miliardi di euro, una cifra davvero considerevole, la quale servirà a raggiungere determinati obiettivi attraverso investimenti complementari alla strategia di ammissione cinque (ovvero dell’inclusione e della coesione). Nello specifico, secondo il PNRR (Piano Nazione di Ripresa e Resilienza) i fondi di investimento includono la componente delle infrastrutture sociali, così come delle famiglie, comunità e terzo settore, e le risorse stanziate corrispondono a circa 27,6 miliardi di euro, divisi su tre differenti fasce. Una parte sarà dedicata alle politiche per il lavoro (12,6 miliardi); una parte per le infrastrutture sociali e famiglie (circa 10 miliardi); e una terza parte (circa 5 miliardi) per interventi speciali riguardanti la coesione. In questo contesto, dunque, l’obiettivo principale del Recovery Plan applicato al carcere è quello innanzitutto di rafforzare il ruolo dei servizi sociali locali come strumento di resilienza. Un altro obiettivo cardine consiste nel migliorare il sistema di protezione, così come le azioni di inclusione sociale a favore delle persone detenute in condizione di estrema emarginazione. Terzo e ultimo obiettivo è quello di integrare politiche e investimenti nazionali per garantire un approccio multiplo a diversi livelli, che riguardi sia la disponibilità di case pubbliche una volta terminata la detenzione, sia la rigenerazione urbana e territoriale. Non dimenticate di seguire tutti gli aggiornamenti in materia di inclusione e coesione legata al carcere sui social di Liberi Dentro - Eduradio, oltre che al programma radio-televisivo in onda tutti i giorni su Radio Città Fujiko 103.6, Teletricolore 636 e Lepida TV. Pubblicato martedì 25 maggio 2021
Nella puntata del 12 maggio di Liberi Dentro-Eduradio è stata affrontata in trasmissione una tematica alquanto delicata, ma molto interessante, ripresa da un articolo dell’Huffington Post, che riguarda la giustizia riparativa, ovvero la dinamica di incontro tra vittima e reo in Italia. Caterina Bombarda, conduttrice del programma, pone subito l’accento sulla funzione della giustizia riparativa (o giustizia rigenerativa), che consiste nell’approccio atto a considerare il reato principalmente in termini di danno alle persone, ovvero vittima e colpevole. Da ciò consegue dunque l’obbligo per l’autore del reato di rimediare alle conseguenze lesive della sua condotta. Una delle modalità più attuate è quella di avviare un percorso di dialogo con i familiari della vittima. In Italia questa procedura non è però praticata ovunque e, soprattutto, non è sfruttata a pieno per quanto riguarda le carceri per adulti, al contrario delle carceri minorili, nelle quali la giustizia riparativa invece sta prendendo sempre più piede. A questo proposito è davvero significativa la testimonianza di una persona detenuta che, in merito alla giustizia riparativa si è espressa così: “La nebbia si dipana lentamente. Ma quando finalmente va via riesci a vedere i tuoi errori con una nitidezza che neanche avresti mai potuto immaginare. E’ un ponte. Quello che serve a raggiungere gli altri, se non i familiari delle persone a cui hai fatto del male”. Un’immagine molto bella e altrettanto forte, che parla di un ponte che unisce gli opposti: il reo e i parenti delle vittime, che solitamente rimangono nell’ombra e sono più trascurate rispetto alle vittime stesse. Con la giustizia riparativa si punta quindi ad andare oltre, a sviluppare quel rapporto spesso inesistente tra l’autore del reato, la vittima e la comunità coinvolta. Non perdete tutti gli aggiornamenti legati alla sfera del carcere tutti i giorni sui canali di Liberi Dentro-Eduradio e sui social Facebook e Instagram. Pubblicato martedì 18 maggio 2021
Quando una persona deve scontare la sua pena nel carcere di Bologna non viene abbandonata a se stessa, ma ha l’occasione di sfruttare diverse opportunità che l’Area Educativa gli propone. Ne abbiamo parlato insieme al Direttore dell’Area Pedagogica, Massimo Ziccone, che ci ha spiegato in maniera chiara ed esaustiva quali sono le attività e soprattutto le opportunità che una persona detenuta può cogliere all’interno del carcere. Compiti e obiettivi dell’area educativa del carcere di Bologna L’Area Educativa del carcere di Bologna svolge fondamentalmente due compiti e, dunque, si snoda attraverso due aree di intervento. La prima riguarda l’osservazione della personalità a partire dalla vita esterna al carcere del recluso, per cercare di capire qual è l’ambiente di provenienza e il background di vita che circonda la persona prima della detenzione. La seconda area riguarda l’osservazione della personalità nella dimensione interna al carcere della persona ristretta, con lo scopo di capire i suoi interessi e le sue attitudini principali. Tutte queste attività però non vengono svolte solo dall’educatore, ovvero il funzionario giuridico pedagogico, ma vengono svolte da un gruppo ben nutrito di esperti tra cui figura anche l’educatore. Dopo aver tracciato un quadro complessivo delle personalità all’esterno ed all'interno del carcere della persona detenuta, in base alle osservazioni appuntate, bisogna formulare un programma di trattamento rieducativo e individualizzato per ciascun recluso. Anche se al giorno d’oggi, sottolinea Ziccone, è meglio parlare più che altro di risocializzazione, offrendo opportunità concrete per il corretto reinserimento sociale. Opportunità per le persone detenute in carcere: come vengono gestite dall’area educativa Una volta stilato il programma di trattamento, ecco che l’Area Educativa suggerisce le diverse attività alle persone detenute da prendere in considerazione, ovvero quelle più idonee per potersi poi inserire gradualmente e correttamente nella società. Bisogna puntualizzare sul fatto che queste sono tutte attività da proporre non solo nel programma, ma anche da realizzare nel concreto. Le opportunità in questione, proposte dall’Area Educativa sono riepilogabili per filoni tra cui: Attività lavorative e retribuite Attività di formazione professionale Attività ricreative Attività sportive Attività culturali Attività religiose Queste attività devono ovviamente essere organizzate all’interno del carcere e l’obiettivo è quello di creare una sorta di “palinsesto delle attività”, in modo che la giornata della persona detenuta sia scandita dalle attività che lui ha deciso di accogliere e che sono state proposte. In certi casi, infatti, si tiene conto degli interessi e delle attitudini della persona reclusa, ma anche gli operatori dell’Area Educativa hanno il compito di selezionare spesso quali le attività con maggiore appeal per le persone, basandosi sulle tempistiche della pena, sulle attitudini e sulle competenze, cercando di orientare ciascuna persona verso una attività piuttosto che un’altra. Inoltre, altro obiettivo dell’Area Educativa è quello di dare slancio a nuove attività che le persone detenute non hanno mai provato all’esterno, né preso in considerazione. Un esempio è quello del rugby, che per moltissimi è un’esperienza nuova e soprattutto alquanto significativa. Il rugby infatti è uno sport di squadra e in carcere, un ambiente che è prettamente individualista dove spesso non è possibile creare occasioni di lavoro di gruppo, questa attività si dimostra particolarmente efficace. Inoltre, praticando il rugby si sfrutta in gran parte l’energia fisica e anche questo aspetto è interessante dal punto di vista educativo, perché supporta i processi di canalizzazione della forza e consente di dare respiro al movimento del corpo. Le tematiche dell’Area Educativa sono molteplici e per questo continueremo a tenervi informati con nuovi aggiornamenti direttamente dalla Casa Circondariale di Bologna, nel frattempo non perdete tutte le notizie relative alla sfera carcere su Liberi Dentro Eduradio. Pubblicato martedì 11 maggio 2021
Nella puntata di Liberi Dentro-Eduradio di giovedì 8 aprile si è parlato di una splendida novità che riguarda la sfera del carcere nel panorama bolognese. Il tema in questione, presentato da Caterina Bombarda, si riferisce alla nuova guida che l’Associazione Antigone ha pubblicato sul proprio sito, con l’obiettivo di sostenere le ex persone detenute nel momento dell’uscita dal circuito penitenziario. La guida prende il nome di “Una volta fuori: percorsi e opportunità a Bologna dopo la pena” e vuole proprio aiutare le persone al termine della pena, perché si tratta di un momento tanto atteso, quanto fragile e disorientante. Questo accade soprattutto a coloro che all’uscita dal carcere si trovano più di altri privi di risorse e di contatti sul territorio. Una situazione che viene vissuta in particolare dalle persone più emarginate o da coloro che non hanno un domicilio in cui potersi recare dopo il periodo di detenzione. Il vademecum “Una volta fuori”, dunque, cerca di far fronte a tutte queste problematiche, partendo dai bisogni e dalle necessità maggiormente avvertite dalle persone dimittende del reparto maschile del carcere. Questo però non significa che ci sia una discriminazione rispetto alla differenza di genere, tutt’altro. L’Associazione Antigone, infatti, ha già in programma di realizzare uno strumento analogo che sia applicabile anche per il settore femminile del carcere della Dozza, non mancheremo di aggiornarvi anche su questo! Nel frattempo non perdete tutti gli aggiornamenti riguardo la sfera carcere,bolognese e non, sui social Facebook e Instagram di Liberi Dentro-Eduradio. Pubblicato martedì 4 maggio 2021