Erano gli anni 50 e mi ricordo i nostri viaggi per arrivare al Corno alle Scale.

Non era semplice ma divertente.

Partivamo con il pullman da Bologna, facevamo una sosta a Vidiciatico, c'era un piccolo negozio vicino al campanile che oltre a vendere i prodotti tipici montanari vendeva il baccalà, noi lo rubavamo per giocare a tennis con la disperazione della signora.

Poi proseguivamo fino a Madonna dell' Acero in autobus, a questo punto, sci di legno in spalla, con gli attacchi a cinghie, e a piedi tutti verso la risalita per arrivare poco prima del Corno per fare la discesa.

Le tute non tenevano il freddo, le rendevamo eleganti infilandole negli scarponi e facendole stare ben distese.

Per sciare ribadisco dovevamo andare su a piedi con gli sci in spalla, io potevo farlo al massimo quattro volte.

Alcune persone, fra cui personaggi molto importanti, ci proposero di costruire delle sciovie, così finanziammo la costruzione del primo e del secondo tronco.

Il primo portava alle Rocce, il secondo dalle Rocce al Corno.

Sorse così la necessità di avere un responsabile del funzionamento e gestione degli impianti. Trovammo un uomo di Bologna innamorato del posto e gli venne così affidato il compito, lui lo fece con molta passione.

Era tanta la passione che quando si sposò fece la sua luna di miele, prima notte di nozze compresa, in tenda nel percorso della seggiovia Rocce - Cavone.

Adesso invece  ognuno arriva su al Corno con la propria macchina, ci sono tante sciovie e seggiovie. Ci sono rifugi per ogni impianto, sci dell'ultimo materiale, scarponi idrorepellenti, tute quasi spaziali, musica ecc.

Ma quanti anni sono passati?

Quanta strada abbiamo fatto?

Eppure mi sembra fosse ieri.

 

 

-Commenti:

Negli anni '50 Non era semplice ma divertente: Cantavamo spesso i cori di montagna. Cominciavano i primi approcci che continuavano durante la giornata. É vero si potevano fare massimo 4 discese ,ma molti di noi si limitavano a fare delle mezze discese o anche meno. Al ritorno eravamo tutti stanchi, nessuno aveva piú voglia di cantare e quelli che prima erano approcci divennero vere conoscenze. C'era anche chi dalla stanchezza si addormentava. Eravamo tutti felici.

Gabriele Divadoli 

 

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