Insieme alla pari, per gioco ma non solo
Al Centro Sociale Costa appuntamento il lunedì con l’”Un, due, tre cafè”. In cerchio per rilassarsi in compagnia, misurando la temperatura del proprio umore. Le attività programmate diventano un gioco.
 
“E adesso, dopo che abbiamo bevuto e abbiamo strizzato il cervello...come state? Usiamo ancora il nostro Termometro dell'umore...” Emanuela solleva le palette verso il cerchio di donne e uomini dalle età più diverse: “felice”, “molto felice”, “così così”, “arrabbiato”, “triste”, le faccine sopra le scritte sono semplici quanto chiare. Aiutano i frequentatori di “Un, due, tre cafè”, terzo caffè Alzheimer a Bologna,(un progetto ASP Città di Bologna, in collaborazione con i Quartieri e l’Ausl) a raccontare i loro stati d’animo e a condividerli con gli altri. Sono arrivati nella sala piena di vetrate sul verde del Centro Costa con il loro carico di quotidianità sulle spalle. E ora, dopo due ore di incontro, scambio, lavoro di stimolazione, prima attorno ad un unico tavolo e poi a gruppi, l'umore è più sereno.
Paolina è nel gruppo dei “belli, un po' presuntuosi”, è venuta con sua figlia. Le chiediamo se si è divertita: “E’ stato un pomeriggio abbastanza rilassato, il gioco non è stato troppo impegnativo, qui ci vengo volentieri, mi rilasso un pochino e sono in compagnia”.
Insieme agli altri ha partecipato al gioco delle associazioni mentali: una parola e insieme si cercano sinonimi e contrari, in una gara giocosa e tranquilla. I nomi degli altri gruppi? Pippo e le altre e I mitici sette”.
Per Riccarda, la figlia di Paolina, gli aspetti importanti dell’appuntamento del lunedì sono soprattutto due: la relazione con altre persone e il sostegno psicologico per i famigliari: “è un modo per mia mamma di frequentare altre persone. A volte non ha voglia di venire, ma io la stimolo molto, quasi la costringo perché poi capisco che qui sta volentieri, l'ambiente è molto sereno, le ragazze sono veramente una carezza, molto gentili e lei ce l'ha chiarissimo”.  Riccarda sottolinea la gentilezza di tutti: “L'ambiente è gioioso, tutti sono sempre carini e gentili. Per quello che è possibile credo che venire qui serva a mantenere quelle capacità che in mia mamma ci sono ancora. Anch'io ci sto volentieri, per me è importantissimo poter parlare con qualcuno e avere dei consigli. Ci si trova in queste situazioni improvvisamente, ci si chiede qual è la cosa da fare, ogni settimana c'è un problema nuovo e non si hanno mai gli strumenti giusti…avere questo supporto psicologico per me è fondamentale”.
Elisa Carmagnini, psicologa referente dell'”Un, due, tre cafè”, ci spiega infatti che periodicamente tiene un gruppo con i familiari. Accanto a lei, uno staff molto affiatato: quattro persone coadiuvate da un buon numero di volontari. In media i partecipanti al caffè sono 25: “Noi li consideriamo un po' tutti alla pari, anziani con i loro familiari o assistenti familiari. Ci sono mamme con figli, mogli con mariti, anziani con le loro badanti, tutti insieme, è un modo per normalizzare un po’ la malattia, non è che se uno ha l'Alzheimer deve essere ghettizzato”. Per Elisa Carmagnini è un modo per dire “facciamo delle cose tutti insieme”. Dopo il Termometro dell’umore, si ordina insieme il caffè e Joan, l’educatore, va a prendere da bere per tutti.
Poi il “lavoro” cambia di volta in volta. Spiega Elisa Carmagnini: “L'equipe decide cosa fare nel mese e struttura le attività, che sono di tipo diverso. Oggi per esempio abbiamo fatto un’attività di stampo cognitivo, ma molto giocoso. I partecipanti sono divisi in squadre per attivarli un po' di più, il mese scorso ci siamo dedicati ai cinque sensi, per esempio con il gioco di indovinare l’oggetto chiuso in un sacco. Altre volte facciamo esercizi di stimolazione motoria, da seduti, in cerchio. Ci piace, permette di guardarsi tutti in viso, ascoltare di più l'altro”.
Alla base dei Caffè Alzheimer, creati in Olanda alla fine degli anni 90, c’è l’idea di un ambiente accogliente, in cui stare insieme alla pari. “E’ un contesto informale in cui a prevalere è l’idea di stare semplicemente insieme, nello stesso tempo si riesce a dare tanto e a ricevere tanto”. Joan Ballber, educatore da due anni, è stato prima volontario Auser nei caffè dal 2007. “Per il familiare è anche un momento di sollievo, a volte la vergogna di stare vicino e assistere una persona che ha un comportamento un po' bizzarro ti fa chiudere. Allora stare in un contesto accessibile a tutti, dove sei accettato e lo è anche il tuo parente per quello che è, per quello che fa, da un senso di sollievo e relax.”
L’appuntamento del lunedì pomeriggio al Centro Sociale Costa è sospeso solo nel mese di agosto. E riprenderà a settembre. Il Termometro dell’umore segnala alla fine almeno due o tre gradi in più di quelli registrati all’inizio…
 
Tratto dal periodico di informazione di ASP Città di Bologna - Mosaico news n.ro 1/2015
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