Qui parlo di scuole di Bologna. Ho avuto la possibilità di frequentare il liceo classico Galvani e ne ho serbato imperitura memoria. All’epoca dei fatti (si parla del 1944) mi sono avvicinata a detta scuola con fiducia: mi sembrava quasi di entrare in famiglia, forse perché il Preside di allora,

prof. Ezio Chiorboli, chiamato familiarmente BAFFO, era stato professore di italiano di mia madre alle scuole magistrali. Dopo vari smembramenti, il Galvani, che era stato posto parte nella sede dell’Istituto S. Luigi, in certe aule di piazza Calderini e nell’edificio del liceo Minghetti (essendo l’edificio utilizzato ancora come ricovero ospedaliero), riuscì a rientrare nella sua sede di via Castiglione.

E cominciò l’era di Ezio Chiorboli.

Notevoli i tanti professori che ricordo: un’insegnante di matematica, che aveva fatto piacere la materia persino a me, tale De Varda, con all’epoca trenta anni di servizio e nessuna assenza: prova inconfutabile di attaccamento al dovere, ma anche di un’ottima salute.

Il prof. Argelli, insigne latinista e grecista. l prof. Fusco di italiano, che apparendo e sparendo sopra e sotto la cattedra, cercava di

rendere vivacemente l’idea dei personaggi della Divina Commedia: “Vedi là Farinata che s’è ritto”.

Don Marella, che insegnava non ricordo più se solo religione o anche storia e filosofia.

Comunque non gli stava in mente l’orario, per cui i bidelli dovevano andare a prenderlo all’angolo di via Orefici, dove chiedeva l’elemosina e fra andare e tornare, se ne passava quasi tutta l’ora.

Però quale migliore insegnamento del suo che, col comportamento dava lezione di umiltà, preghiera e aiuto ai poveri.

Fu un’epoca disordinata e ordinata nello stesso tempo, fantasiosa ed incerta, ma in fondo anche affascinante e perché no divertente.

 

 

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