"Ricordo di una bambina" di Luisa Maccaferri - tratto da La scrittura del ricordo  

 

Il Panino

In Via Nicolò Dell'Arca al civico 40 c'era un grande panificio. Il panificio Grandi che forniva il pane per l'esercito tedesco. Il forno era sorvegliato affinché nemmeno un pizzico di farina uscisse da lì per noi civili. Bruno Mazzanti e Piren, grandi amici, lavoravano come fornai.

I tedeschi permisero a noi civili se avevano qualche derrata da cuocere di farlo nelle ore del tramonto. La mamma preparava in una misera teglia un po' di cipolla, una rapa e un po' di patate.

Bruno e Piren preparavano i lieviti per panificare nella notte.

Intanto cuocevano queste poche cose. Bruno sapeva della mia grande fame e così furtivamente nascondeva nella tasca del mio vestito un piccolo panino e con un bonario scappellotto mi diceva: corri scappa. Correvo veloce poi mangiavo seduta sui gradini davanti al portone di casa.

Attorno a me si radunavano i piccioni anche loro affamati in cerca di qualche briciola. Bruno Mazzanti era il padre di Claudia, per molto tempo Presidente del Quartiere Bolognina ora Consigliere Comunale.

Nel 1950 mi sono sposata vicino a me ho voluto Bruno e Piren e non ho dimenticato quel piccolo panino.

 

Il regalo di nozze

In questi giorni ho ricevuto l'invito a partecipare a un matrimonio. Allegato all'invito la lista di nozze; oggi si usa così. Ho scelto un piccolo dono poi è scattato un ricordo.

Mi trovo in campagna dai miei zii. Vicino al casolare venne ad abitare una giovane coppia di sposi.

Con rispetto ed educazione di buoni vicini invitarono gli zii per fare vedere i regali ricevuti: il paiolo per la polenta, le varie stoviglie, il servizio di piatti che era il servizio buono e si usava in particolare giorni di festa. Poi i vasi da notte che non mancavano mai come regalo di nozze. Non erano vasi di coccio ma di ceramica finemente decorata. Attorno al bordo una sottile riga dorata e tanti piccoli fiorellini dipinti con maestria. La sposina non li usò per lo scopo specifico, erano troppo belli. Sul tavolo della grande cucina sopra a un bel centro troneggiava il vaso da notte.

Dentro i fiori, che si raccoglievano nelle varie stagioni. Nell'orto c'era sempre uno spazio per i fiori: i gigli, fiori di San Giuseppe, i mughetti.... In estate, le spighe di grano così belle con il colore giallo donavano un tocco di luminosità alla cucina annerita dal fumo del camino.

 

Il filo per stendere

Nei cortili c'erano i fili per stendere i panni, ma non erano sufficienti per tutti così si prenotavano con un biglietto. Con questa regola tutte le donne potevano stendere il bucato. Un'inquilina non rispettava la regola e stendeva quando le faceva comodo. Un pomeriggio verso il tramonto era in cortile a raccogliere i panni ma, con sconcerto, si accorse che i panni non c'erano più. Lenzuola, mutande e altro erano stati stesi nei fili di tutti i cortili del quartiere. Affannata, correva di qua e di là a recuperare i panni. Non si seppe chi fu l'autore del misfatto. La signora imparò a rispettare le regole del filo per stendere il bucato. Piccoli ricordi di una breve infanzia.

 

Vaccini si Vaccini no

In questi giorni è nata una polemica sui vaccini. Su questo argomento meglio ricordare che tutti quelli della mia generazione, oltre alla tragedia della guerra, hanno vissuto l'incubo dell'epidemia dellapoliomielite. Colpiva tutti in modo mortale chi si salvava rimaneva invalido per tutta la vita. Da qui nascevano i più svariati empirici rimedi contro il morbo. Uno di questi era la Canfora, così ogni famiglia a noi bambini sotto alla maglietta metteva al collo una cordicella con attaccato un sacchettino con dentro la canfora. A scuola, l'aula sembrava un grande armadio abitato dalle tarme.

 


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