"La Camera che profuma di mele" di Stefania Monari

Sono nata in America, non so di preciso il paese.

Quando avevo pochi mesi mi hanno portato in Italia dove ho vissuto per tre anni in un brefotrofio di Bologna. Qui ricordo che veniva un signore che mi portava dei giocattoli e dei vestiti (perché noi avevamo veramente poco, addirittura niente).

All'età di tre anni questo signore e la moglie mi portarono in una grande casa e divennero il mio babbo e la mia mamma.

In questa casa c'era una cucina grandissima dove il babbo mise un letto dal momento che io ero sempre ammalata, per non farmi prendere freddo perché a quei tempi le case non erano riscaldate e per andare a letto bisognava fare fuoco.

Un ricordo molto bello è una stanza che profumava di mele acerbe perché  il papà durante l'inverno faceva scorta di mele e di patate e le riponeva in questa stanza dove io giocavo con i vestiti della mamma.

La vita scorreva felice in questa casa, un po’  solitaria perché il papà era molto geloso e non mi faceva giocare con gli altri bambini, però un’amichetta c'era e si chiamava Angela adottata lo stesso giorno in cui fui adottata io. Il ricordo che ho di lei è il suo cavallo a dondolo e il profumo della cioccolata in tazza che la sua mamma ci preparava per la merenda al pomeriggio. Abitava nella casa di fronte. Ci vedevamo dalla finestra. Un giorno la vidi che saliva su una seggiola in bagno e si tagliò i capelli. Io la chiamai e così la sua mamma si accorse di quello che aveva fatto. Passando il tempo abbiamo cambiato casa, con i miei genitori siamo diventati più ricchi e la vita è cambiata. Andai a scuola a cinque anni e mezzo e conobbi un’altra bimba di nome Frida che diventò nella mia vita la mia migliore amica. Frequentammo le scuole insieme, avuto i primi amori insieme.

Al telefono, per non far capire ai nostri genitori che parlavamo di ragazzi avevamo dato loro dei soprannomi, il mio ragazzo "Il" e il suo ragazzo "Lo".

Divenute più grandi, a diciassette  anni, un bel giorno mi accorsi di aspettare un bimbo da "Il". I miei genitori si preoccuparono per mio stato di salute non ottimale e quindi passai la gravidanza a letto. Al quarto mese fui ricoverata in clinica per complicazioni, dove rimasi fino al giorno del parto, avvenuto prima dei sette mesi. Il bambino andò in incubatrice ma era forte e ce la fece. Purtroppo poi si ammalò di leucemia. Nel frattempo il padre "Il" morì della stessa malattia. Dopo poco tempo anche il bimbo se ne andò.

Le uniche parole di mio padre furono “Vieni Stefania è nato un angelo”. Mi riportò a casa e cercò in tutti i modi di farmi vivere una vita normale.

Con molta fatica ricominciai a vivere, ancora non sapevo che da lì a poco tempo un’altra persona mi avrebbe lasciata. Il mio babbo adorato.

Finalmente un giorno molto bello arrivò, incontrai un uomo del quale mi innamorai perdutamente e lui di me. Abbiamo trascorso molti anni insieme, vivendo giorno per giorno. Mi ha insegnato a vivere in modo diverso a vedere le cose belle della vita.

Io ho ripreso gli studi, mi sono laureata e ho cominciato a lavorare nel mio negozio. Lo stesso negozio del mio babbo.

La vita mi ha riservato dispiaceri, riprese felici, ricadute, ma ho saputo rialzarmi e sorridere a quello che mi veniva dato giorno dopo giorno.

Oggi quando mi chiedono se solo felice rispondo “Il mio amore non c'è più ma so che sarò sempre insieme a lui perché lo sento vicino e questo mi rende felice, come ero felice quando sentivo da bambina il profumo delle mele acerbe”.


 

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