Negli scorsi mesi vi avevamo accennato a uno dei servizi messi in campo da ASP Città di Bologna su mandato del Comune di Bologna, per il corretto reinserimento in società dei detenuti, ovvero gli interventi attivati dal Servizio Sociale Bassa Soglia (SBS).
 
Non vi abbiamo però mai descritto nel concreto di cosa si occupa questo Servizio e in cosa consiste il Progetto dimittendi. Oggi vogliamo dunque fare mente locale e spiegarvi nel concreto il ruolo di questo progetto e la sua funzione nei confronti dei dimittendi.
 
Cos’è il Progetto dimittendi e quali obiettivi ha?
 
Il Progetto dimittendi nasce nel 2014 dopo una fase di sperimentazione dentro il carcere, con l’obiettivo principale di intercettare le persone dimittendi, cioè i detenuti che stanno terminando di scontare la propria pena nel carcere della Dozza.
Per loro, 6 anni fa, c’era un vuoto di interventi e servizi una volta usciti dal carcere, quindi il progetto in questione è nato proprio con questa finalità.
 
L’obiettivo è dunque quello di svolgere dei colloqui con l’assistente sociale e l'educatore sociale, così che il dimittendo possa esprimere i suoibisogni e desideri post scarcerazione.
In questo modo si crea un collegamento fra dentro e fuori il carcere, attraverso figure professionali dedicate.
 
 
Il Progetto dimittendi però non viene improvvisato. Già da un anno prima di essere scarcerati gli operatori del Servizio SBS se ne prendono cura, e così accade fino a 6 mesi dopo la loro scarcerazione.
 
Cosa accade nello specifico con i dimittendi
 
Nel concreto, gli operatori hanno a disposizione una "lista dimittendi" con tutte le informazioni sul carcerato e, attraverso essa, riescono a svolgere il colloquio con il dimittendo e a sapere quando uscirà.
 
Sono due le modalità per individuare quali dimittendi conoscere e quali no: incontrare tutte le persone iscritte nella lista; oppure concentrarsi su persone segnalate da funzionari giuridici o dal servizio tossicodipendenze dentro al carcere o dai volontari.
 
Una volta individuati i dimittendi, vengono letti i nomi dei dimittendi, si fanno i primi approfondimenti attraverso un database e vengono appuntate le prime informazioni riguardanti la persona in questione e la sua situazione.
 
In seguito avviene il colloquio vero e proprio con il detenuto, così che quest’ultimo possa far presente i propri bisogni e desideri. In base a ciò che viene riferito dal dimittendo, l’assistente sociale si muove per il progetto di reinserimento sociale, che può essere sia di breve periodo, ma anche più strutturato e di lungo periodo.
 
 
Le difficoltà che si riscontrano
 
Essendo un progetto che si confronta con una rete molto corposa di persone, con molti servizi che ci ruotano attorno, la difficoltà maggiore è quella di fare sintesi tra i vari servizi coinvolti e mettere insieme diverse professionalità.
 
Ad esempio, non è sempre facile comunicare con i servizi sanitari, perché si utilizza un linguaggio diverso e una terminologia differente, dunque riuscire a fare sintesi per portare avanti interventi post scarcerazione è spesso complicato.
 
Capitano anche situazioni in cui alcuni detenuti hanno bisogno di continuare la terapia che facevano in carcere, e se, una volta scarcerati, non c’è la stessa continuità si viene a delineare un problema.
 
Un’altra criticità, invece, è la variabilità della lista di cui parlavamo in precedenza. Questo perché un dimittendo può comparire nella lista da un giorno all’altro (magari per sconto di pena) con l’uscita entro tre giorni ad esempio. Quindi il tempo costituisce una variabile importante, con la quale spesso non è facile fare i conti.
 
Ad ogni modo il Progetto Dimittendi è una splendida realtà che, nonostante le insidie e le difficoltà, riesce a dare sostegno e aiuto concreto a tantissime persone all’interno e all'esterno del carcere. Non mancheremo di aggiornarvi su queste tematiche, per cui non perdete i prossimi articoli sul tema carcere e Servizi della Grave Emarginazione Adulta.
 
Pubblicato il 28 luglio 2020
 
 
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