Forse non tutti i bolognesi ne sono al corrente, mala Dozza non è stato sempre il carcere di Bologna, ma è solo dal 1985 che svolge questa funzione.
Prima di questa data, per quasi due secoli, è stata un’altra la struttura adibita per questa funzione restrittiva e punitiva: San Giovanni in Monte, in pieno centro storico.
 
Edificata nel XIII secolo su una piccola altura, a fianco dell'omonima chiesa, San Giovanni in Monte è stata prima di tutto una sede conventuale fino all’epoca napoleonica
 
In seguito, i suoi interni vennero adibiti a prigione e, in questa veste, funzionarono come carcere giudiziario di Bologna fino a metà degli anni ottanta dello scorso secolo.
 
 
 
 
Il carcere durante l’era Napoleonica e liberale
 
Pochi giorni dopo l'entrata delle truppe napoleoniche in città, infatti, il 10 marzo 1797 venne soppressa la corporazione religiosa dei Canonici Regolari Lateranensi, che aveva sede nel Monastero di San Giovanni in Monte. 
 
Così la struttura, dopo essere stata inizialmente convertita in Tribunale Speciale, venne adibita a carcere giudiziario. Nelle piccole celle, ricavate dal frazionamento dei vani in cui un tempo erano ospitati monaci e religiosi, fin da subito vennero collocati detenuti politici, disertori e delinquenti
 
La restaurazione del Governo pontificio non modificò in alcun modo la nuova realtà di San Giovanni in Monte, dato che anche dopo il tramonto dell'età napoleonica continuò a la sua funzione di carcere giudiziario
 
Tale situazione non mutò neanche con lo Stato unitario, che definiva “briganti”, “sovversivi” e “malfattori” anche i nuovi oppositori politici quali anarchici, internazionalisti, repubblicani e socialisti. 
 
Ad esempio, furono arrestati con l'accusa di cospirazione i partecipanti al II Congresso dell'Internazionale organizzato da Andrea Costa a Bologna nel marzo 1873, così come coloro che presero parte al fallito tentativo insurrezionale dell'agosto 1874. 
 
Tra i personaggi illustri che vennero incarcerati a San Giovanni in Monte spicca il nome di un giovane Giovanni Pascoli.
 
Proprio all’età di 24 anni, quando era ancora uno studente, fu condannato dal 7 settembre al 22 dicembre 1879 dato che faceva parte di un’organizzazione considerata criminosa (l’Internazionale) e aveva manifestato il proprio disappunto in maniera troppo veemente.
 
 
Il carcere durante il periodo nazista
 
Durante l’occupazione tedesca San Giovanni in Montecontinuò a svolgere lo stesso ruolo, raccogliendo gli arrestati dalle varie autorità di polizia della Repubblica Sociale , e contemporaneamente divenendo il principale luogo di reclusione per le autorità militari e di polizia naziste
 
L’area di competenza del comando SS bolognese fu fino all’estate 1944 e a San Giovanni in Monte vennero fatti affluire numerosi detenuti politici anche da altre province (specie Modena, Ferrara, Ravenna e Forlì).
 
Furono alcune centinaia i detenuti di San Giovanni in Monte coinvolti in esecuzioni e rappresaglie da parte di autorità fasciste e tedesche.
Complessivamente fra l’8 settembre 1943 e la Liberazione, dalle celle e dai “cameroni” di San Giovanni in Monte transitarono oltre 7000 fra detenuti e detenute, sotto autorità sia italiana che tedesca. 
 
Per la maggior parte si trattava di prigionieri “politici”: partigiani, antifascisti, operai scioperanti, ma anche, renitenti al servizio militare e del lavoro, ex-militari, o semplici civili rastrellati. Nello stesso periodo il carcere bolognese funzionò anche come luogo di transito per prigionieri di guerra alleati e russi, e per internati ex-jugoslavi. 
 
Tra l’autunno 1943 e l’estate 1944 inoltre servì come luogo di concentramento per gli ebrei destinati allo sterminio, membri della comunità israelitica locale o ebrei stranieri in fuga dalla persecuzione razziale in atto nei paesi di origine. 
 
Complessivamente furono quasi un centinaio gli ebrei deportati a partire da San Giovanni in Monte. Da ricordare l’audace intervento di un nucleo di partigiani della 7a Gap che il 9 agosto 1944, immobilizzando il corpo di guardia, favorirono l’evasione di gran parte dei prigionieri della sezione maschile.
 
San Giovanni in Monte si trasforma: da carcere a sede universitaria
 
Infine la trasformazione conclusiva e definitiva. Nel 1984San Giovanni in Monte termina ufficialmente la sua funzione di carcere e nasce il progetto di riqualificazione, facendola diventare una vera e propria sede universitaria.
 
Ad oggi, infatti, San Giovanni in Monte è la sede del Dipartimento di Storia Culture Civiltà, probabilmente la tipologia di indirizzo più consona per un edificio dalla valenza così significativa.

Nello stesso anno il carcere, dunque, cambia sede e viene trasferito nel complesso della Dozza, diventando uno dei primi carceri di stampo moderno di tutta Italia.
 
Pubblicato l'8 settembre 2020
 

 

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