Abbiamo già parlato, in una prima puntata di questo articolo, del Piano Freddo 2020-2021 che si è recentemente concluso, gestito dal Comune di Bologna e ASP Città di Bologna insieme al Consorzio L’Arcolaio. 

 

Questo è senz’altro stato un anno molto particolare per i servizi della Grave Emarginazione Adulta e, in modo particolare, per il Piano Freddo, che come ogni anno investe i servizi dedicati alla popolazione senza dimora presente a Bologna, dal 1° dicembre al 31 marzo. 

 

L’emergenza Covid-19 e il progressivo diradarsi degli spazi e delle occasioni di socialità normalmente presenti in città, ha aumentato notevolmente il senso di solitudine e smarrimento che colpisce la popolazione senza dimora. Le misure legate alla gestione della situazione pandemica, come la chiusura di bar, parchi, biblioteche, e l’impossibilità di sostare liberamente nei luoghi pubblici aperti, seppur necessarie a contrastare il contagio dal virus, hanno però avuto ricadute ancora più pesanti per tutte quelle persone per le quali la strada è il principale luogo di vita. 

 

Tutto questo ha interrogato l’Amministrazione del Comune di Bologna e ASP, nonché gli operatori e le operatrici che tutti i giorni lavorano sul campo, tanto da costituire veri e propri momenti di confronto allargati che hanno coinvolto le Istituzioni, ASP Città di Bologna, la rete dei servizi a Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta e le numerose associazioni di volontariato operanti sul territorio cittadino. 

 

E’ così che il 5 novembre 2020, su impulso dell’Assessore alla Sanità e Welfare Giuliano Barigazzi e del Direttore Generale di ASP Angelo Stanghellini, hanno preso avvio due tavoli paralleli, “Tavolo Piano Freddo di Comunità” e “Tavolo Città Inclusiva”, che hanno accompagnato e supportato l’avvio del Piano Freddo 2020-2021, con l’obiettivo principale di valorizzare e mettere in rete le risorse formali e informali della comunità, e disegnare insieme una visione futura dei servizi, sempre più basata sulla co-partecipazione e co-progettazione. 

 

Gli innesti nati durante questo percorso hanno portato alla nascita di collaborazioni dal basso tra gli attori coinvolti, che hanno arricchito il Piano Freddo di azioni innovative e di interventi mirati alle fasce maggiormente escluse. Di alcune di queste abbiamo già parlato negli articoli precedenti, come il progetto Shelt(H)er, progetto nato dalla collaborazione tra Società Dolce e Mondo Donna onlus, orientato al sostegno di donne senza dimora vittime di violenza.

 

Altre azioni, ideate in questa sede, sono invece inedite, come la rassegna di eventi online che ha animato l’accoglienza presso la struttura Piano Freddo Sottocoperta, gestita dalla Coop. Piazza Grande, e le nuove aperture dedicate al Servizio SAI (ex Siproimi) all’interno degli spazi di DAS da parte della Coop. Arca di Noè.

 

Ricordiamo infine come il Piano Freddo si sia svolto durante la tre giorni del convegno Abitare i Confini a dicembre, ed è stato proprio grazie a questo evento che sono emerse riflessioni e suggestioni essenziali per la riuscita del progetto. 

Inevitabile la riflessione su quale città vogliamo costruire e di quale città vogliamo prenderci cura. A Bologna si è partiti dall’Emergenza freddo alla costruzione di un vero e proprio “Piano Freddo”. Ora è arrivato il momento di fare un ulteriore passo avanti e andare verso un Piano Freddo di Comunità di cui anche i cittadini con dimora facciano parte e dove possano sentirsi “a casa”.

Pubblicato lunedì 19 aprile 2021

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