Un mito da sfatare inerente alla sfera carcere riguarda il mantenimento delle persone recluse durante il loro periodo di detenzione. Si tende spesso a credere infatti che i detenuti all’interno siano completamente mantenuti, quando invece la realtà dei fatti è ben diversa. 
 
Grazie al contributo di Massimo Ziccone, direttore dell’Area Educativa presso la Casa Circondariale Rocco D’Amato, vogliamo mettere ordine su questo aspetto e capire concretamente come funziona il sistema delle retribuzioni all’interno del carcere della Dozza a Bologna.
 
Sistema di retribuzione in carcere: come funziona e cosa comporta per il detenuto
 
La premessa doverosa è che il detenuto in carcere ha sì i pasti e un letto su cui dormire, che gli sono concessi senza alcuna spesa, ma ciò non esclude che possa avere dei bisogni di qualsiasi genere da soddisfare: pacchetti di sigarette, occhiali, sapone, vestiti, libri, oggetti di uso quotidiano ed essenziale ecc.
 
Ciò che non tutti sanno è che tutte queste spese “extra” all’interno del carcere sono a carico dei detenuti, ciascuno dei quali possiede una sorta di conto corrente intestato a proprio nome dal quale può attingere per eventuali spese, come quelle suggerite in precedenza.
 
Il conto corrente in questione funziona esattamente come un normale conto corrente, con la differenza che esso viene gestito dall’area contabile del carcere e non dalla persona intestataria.
 
La domanda che dunque sorge spontanea è “in che modo una persona detenuta riesce a guadagnare se si trova in carcere?”. A questo proposito, Ziccone afferma che ciascun detenuto ha la possibilità concreta di lavorare, sia alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, sia alle dipendenze di aziende che lavorano all’interno del sistema carcere. 
 
In ciascuno dei due casi comunque la persona detenuta viene retribuita mensilmente, sempre seguendo le norme che si applicano a qualsiasi lavoro esterno al carcere. Il che significa, ad esempio, che il detenuto ha diritto alla previdenza sociale e la paga oraria è la medesima di quella che riceverebbe se facesse lo stesso lavoro esternamente alla Dozza.
 
Legge Smuraglia: l’incentivo per i datori di lavoro ad assumere detenuti
 
La condizione giuridica ed economica, in sostanza, è la stessa sia che la persona sia reclusa o che sia libera, questo per evitare che si verifichino episodi di sfruttamento di manodopera nei confronti delle persone detenute.
 
Naturalmente questo ha causato una riduzione consistente delle possibilità lavorative per i detenuti in passato, ma, grazie alla Legge Smuraglia del 1975, sono stati creati dei forti incentivi ai datori di lavoro per assumere dei detenuti sia all’interno del carcere che all’esterno.
 
Non a caso, tra i vantaggi che un datore di lavoro ha nell’assumere un detenuto rientra il fatto che quest’ultimo può costare anche la metà di una persona “libera”. Questo è permesso dalla Legge Smuraglia che considera la categoria dei detenuti ed ex detenuti fortemente svantaggiata nel trovare nuove opportunità lavorative senza un incentivo economico per il datore di lavoro.
 
In che modo la persona reclusa può accedere al proprio conto in carcere
 
Abbiamo parlato della possibilità per un detenuto di avere un proprio conto corrente all’interno del carcere, ma non è stata affrontata la tematica su come si possa accedere direttamente al conto per effettuare delle spese. In questo caso c’è da fare una distinzione tra due tipologie di fondi ai quali i reclusi possono accedere:
 
- Fondo vincolato, dove per poter spendere i soldi presenti al suo interno il detenuto deve fare una richiesta specifica alla direzione del carcere
- Fondo svincolato, ovvero una somma stabilita entro un certo limite, al quale il detenuto può accedere senza dover inoltrare una richiesta particolare e motivata per determinate spese
 
Il concetto che Ziccone ci tiene a sottolineare riguarda proprio il fatto che la persona detenuta tutto può essere, fuorché mantenuta. Un’affermazione motivata anche da una quota speciale che ogni detenuto versa ogni giorno per il periodo della propria detenzione, e prende il nome di “quota di mantenimento”. 
 
Per cui, non appena il detenuto riesce ad avere dei soldi caricati sul proprio conto, sia che li abbia guadagnati da solo, sia che siano stati inviati da un famigliare esterno, una parte di questi soldi servono a pagare la retta giornaliera.
 
Ci auguriamo di essere riusciti a fare chiarezza su un tema poco dibattuto e conosciuto, sfatando quei miti e pregiudizi che sono ancora molto presenti nella società.
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Pubblicato mercoledì 7 aprile 2021