Contrasto grave emarginazione adulta


La situazione globale di emergenza da Covid-19 ha determinato, già da febbraio 2020, la necessità di limitare (quando non interrompere) l’accesso alle attività formative e a quelle trattamentali ordinariamente gestite all’interno del carcere Dozza, con evidenti ripercussioni negative sulle condizioni di vita della popolazione detenuta. Tra gli obiettivi primari del nuovo anno vi è dunque la necessità per le istituzioni, per i beneficiari, per i volontari e le figure professionali coinvolte nei percorsi di esecuzione penale, di “reinventarsi” strumenti e modi per restare in relazione mediante mezzi di comunicazione che superino le distanze e che siano di semplice utilizzo e reperimento come la radio e la televisione. A questo proposito, la proposta del progetto Liberi Dentro-Eduradio, che vede coinvolti ASP in collaborazione con il Comune di Bologna, l'Associazione Insight e la Web Agency TecnoTrade, è stata in grado di raccogliere questa sfida; ecco in quali modalità. A chi è destinato il progetto Liberi Dentro-Eduradio I primi destinatari del progetto sono innanzitutto le detenute e i detenuti ristretti presso la Casa Circondariale di Bologna, con la speranza, tuttavia, di poter raggiungere anche la popolazione detenuta degli istituti presenti su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna (anche grazie alla trasmissione tramite il canale televisivo 636 e Radio Città Fujiko). Ma non sono solo le persone detenute coloro alle quali si rivolge il progetto, bensì anche i cittadini del panorama bolognese: in particolare studenti e giovani lavoratori, operatori dei servizi attivi nel campo dell’esecuzione penale, aziende, associazioni e comitati. Gli obiettivi del progetto Liberi Dentro-Eduradio nella realtà intramuraria Il progetto Liberi Dentro- Eduradio si pone obiettivi specifici che riguardano sia la realtà intramuraria sia quella relativa al territorio all’interno del quale questo progetto crescerà. Proprio riguardo alla realtà intramuraria ecco quali sono gli obiettivi principali che Liberi Dentro intende raggiungere: 1) Innovazione tecnologica: la scelta dei medium radio e televisione sono i più semplici e immediati, sia per chi opera dall’esterno sia per chi ascolta da “dentro”, favorendo una comunicazione a distanza e garantendo un servizio fruibile in autonomia. Questi strumenti sono autorizzati inoltre dal regolamento della Casa Circondariale. 2) Diffusione di contenuti formativi, culturali e di “servizio”: per permettere potenzialmente a tutti/e di conoscere e quindi di poter presentare richiesta di accesso alle attività didattiche e trattamentali. 3) Intermediazione culturale: grazie all’attivazione di figure esperte in mediazione linguistica e culturale, esiste la concreta possibilità di raggiungere destinatari che non padroneggiano al meglio la lingua italiana. 4) Occasione di “protagonismo civile”: intercettazione di cittadini interessati ad avvicinarsi alla realtà intramuraria, fornendo un canale privilegiato per poter conoscere enti e realtà impegnate dentro le mura e potendo quindi scegliere attraverso quale attività o canale coinvolgersi direttamente attraverso un impegno personale. Gli obiettivi del progetto Liberi Dentro-Eduradio rispetto al territorio Come accennavamo in precedenza, Liberi Dentro si propone degli obiettivi non solo dal punto di vista intramurario ma anche esterno, in relazione con il territorio circostante. Ecco quindi quali sono gli obiettivi specifici che vengono posti in questo senso dal nuovo progetto: 1) Individuare un pubblico di riferimento: la comunicazione del programma radio, grazie ad un taglio non solo prettamente istituzionale, ma rivolto anche al coinvolgimento e alla sensibilizzazione del “cittadino comune”, si orienta principalmente verso il target del giovane adulto, puntando tuttavia ad ampliare la rosa degli ascoltatori durante l’arco del 2021. 2) Trovare aziende potenzialmente interessate al progetto: alcuni argomenti del programma ed alcune pillole saranno elaborate con l’obiettivo di raggiungere le imprese del territorio, puntando a creare nuove potenziali partnership per il reinserimento lavorativo delle persone detenute una volta che finiranno di scontare la pena. 3) Stimolare nuove associazioni: non solo dare voce alle numerosissime associazioni di volontariato che collaborano preziosamente con il carcere di Bologna, ma, proprio attraverso queste ultime, stimolare nuove co-progettazioni che possano durare nel corso dei mesi o anni futuri. 4) Facilitare le partnership: per le realtà istituzionali attive sul territorio nell’ambito dell’esecuzione penale esterna, poter usufruire di un canale comunicativo smart e capillare consentirà di poter entrare in contatto con interlocutori interessati alla messa in rete delle proprie risorse (abitative, formative, di mediazione, lavorative ecc.) Nelle prossime settimane entreremo più nel dettaglio del progetto anche grazie all’ausilio di pillole video che pubblicheremo sui social. Nel frattempo non perdete il lancio ufficiale del progetto che avverrà lunedì 18 gennaio con la prima puntata di Liberi Dentro-Eduradio. Pubblicato il 12 gennaio 2021

L’evento Abitare i Confini, che si è svolto su piattaforma digitale tra il 14 e il 16 dicembre, ha portato alla luce una serie di tematiche socio culturali davvero significative e che nei prossimi mesi, attraverso vari articoli, ci teniamo ad approfondire. La primissima tematica che è emersa dal convegno online riguarda l’intervento di Francesco d’Angella, Consulente e formatore presso lo Studio di Analisi Psicosociologica di Milano, il quale ha affrontato in prima battuta il concetto di resilienza trasformativa. Cosa si intende per resilienza trasformativa Per spiegare in maniera chiara ed efficace questo concetto, d’Angella fa riferimento a Utopia Sostenibile, il libro dell’economista Enrico Giovannini, all’interno del quale si parla del nostro momento storico e di come le persone stiano affrontando, al giorno d’oggi, uno shock traumatico. Proprio di fronte a questo shock della nostra esistenza le persone hanno due strade a disposizione. La prima è dettata dalla paura, cioè della conservazione, ovvero dalle istituzioni che preservano ciò che già hanno. Oppure esiste un’altra strada e possibilità che si può percorrere, ovvero la resilienza trasformativa. Dunque, in questo caso si parla sia di resilienza, dove per “resilienza” si intende la capacità di reggere gli urti ad eventi traumatici senza spezzarsi, una capacità solitamente adattativa. Ma al concetto di “resilienza” Giovannini associa il termine “trasformativa”, che ha la seguente valenza: nei contesti di lavoro e all’interno dei contesti di cura educativa bisogna poter agire una trasformazione. La vera sfida di questo periodo, quindi, è quella di attuare una resilienza che non sia più adattativa e statica, ma trasformativa e in continuo movimento, così da resistere ai diversi shock che le persone subiscono quotidianamente. Competenze e strumenti che bisogna mettere in campo per attuare una resilienza trasformativa La domanda che ci si pone a questo punto è: con quali competenze e capacità possiamo vivere in questo mondo? D’Angella risponde anche a questo quesito, proponendo una costellazione di 8 strumenti grazie ai quali è possibile attuare la resilienza trasformativa. 1- Il primo strumento concerne il fatto di entrare profondamente in un’ottica di contemplazione del mondo, facendosi interpellare da esso. Una filosofia che già sosteneva Hannah Arendt, la quale sosteneva come sia importante abitare le storie di sofferenza, lasciandosi interpellare dalla complessità di queste storie. 2- La seconda competenza, che d’Angella riprende da Claudio Magris, riguarda il vedere l’invisibile nella realtà, ovvero scorgere delle pieghe della realtà che noi non vediamo. Uno strumento determinante per chi lavora con le marginalità e con le storie di fragilità, perché spesso la ripetizione della cronicità ci impedisce spesso di vedere quello che abbiamo di fronte. 3- La terza competenza viene ripresa invece dal filosofo francese Castoriadis, che sostiene come abitare i confini implichi un processo di decolonizzazione della mente. Con questa affermazione si intende uscire dai propri schemi, dalle proprie convinzioni e credenze, per raggiungere obiettivi diversi e innovativi, per i quali valga la pena vivere. 4- La quarta capacità è quella della creatività e abitare i confini vuol dire essere creativi, dando dignità al lavoro sociale. 5- Ma per abitare i confini bisogna essere anche ospitali del mondo. Non a caso l’ospitalità e il fatto di tenere sempre la porta aperta rappresenta la quinta capacità espressa da d’Angella per attuare la resilienza trasformativa. In città, infatti, le porte non sempre rimangono aperte per i soggetti più fragili, per questo tale trend deve essere invertito puntando sull’ospitalità e sulla bontà delle persone. 6- Saper coltivare le speranze coincide con la sesta competenza che suggerisce d’Angella attraverso le parole di Martha Nussbaum. In un clima così di incertezza come quello che stiamo vivendo oggigiorno, è importante non rimanere attanagliati dalla paura, che porta alla chiusura verso il prossimo, ma bisogna coltivare le speranze. Questo perché senza una speranza non esiste una possibilità concreta di futuro. 7- Settimo strumento, sempre sostenuto dalla Nussbaum, riguarda il fatto di poter usare i propri sensi, poter pensare e ragionare avendo la possibilità di farlo in modo umano e ragionato. Le persone, dunque, devono essere in grado di utilizzare il pensiero in forte connessione con l’esperienza, il quale produce opere ed eventi scelti autonomamente. 8- Ultima competenza proposta da d’Angella riguarda il fatto di riscoprire l’agire politico, ovvero essere attori e autori di politica. In questo senso abitare i confini serve per abitare la politica e per abilitare un agire politico, pubblico e dei diritti. Nelle prossime settimane analizzeremo altri interventi dell’evento Abitare i Confini, mettendo in luce diverse tematiche attuali relative alla sfera socio culturale. Non perdete dunque gli aggiornamenti in merito! Pubblicato il 5 gennaio 2021

In un anno così drammatico e cupo c’è comunque spazio per qualche raggio di sole che illumina la città di Bologna. In particolare, prima delle feste, ha colpito molto l’iniziativa del Regalo sospeso, ovvero scatole riempite da regali e donati alle persone più in difficoltà, da parte dei cittadini bolognesi. Come funziona l’iniziativa del Regalo sospeso Questa splendida iniziativa ha avuto inizio a metà dicembre nel centro sociale 2 Agosto, che in pochissimi giorni è stato letteralmente sommerso da doni di qualsiasi genere provenienti da tantissimi cittadini. Ciascuno dei bolognesi, infatti, aveva la possibilità di donare una scatola ripiena di alcuni pensieri speciali: - Un oggetto per passare il tempo (quaderno, agenda, penne, colori ecc.) - Un oggetto che riscaldasse (sciarpa, cuffia, guanti ecc.) - Un alimento sfizioso e goloso (caramelle, dolci, cioccolato ecc.) - Un prodotto di bellezza nuovo (trucchi, creme ecc.) Il tutto corredato da un biglietto d’auguri per rendere ancor più significativo e sincero il regalo. L’obiettivo era donare un gesto di amicizia e solidarietà in un periodo così buio, specialmente per i più bisognosi. Il contributo dei bolognesi: da cittadini a Babbi Natale Ciò che ha destato maggior stupore è stata la grande partecipazione da parte dei bolognesi per questa causa, nonostante il periodo di profonda crisi economica. Da semplici cittadini, infatti, hanno avuto l’onore di vestire metaforicamente i panni di Babbo Natale e donare decine e decine di regali a favore di chi è meno fortunato di loro. La risposta dei bolognesi, dunque, è stata encomiabile, tanto che in pochi giorni sono stati raccolti quasi 500 regali di Natale da destinare ad altrettante persone in 14 strutture. Un traguardo fantastico, reso ancor più speciale dal fatto che, a partecipare a questa splendida iniziativa, sono stati sia gli adulti, ma anche anziani, genitori e bambini, uniti tutti insieme per regalare un sorriso e un po’ di affetto a chi purtroppo non gode degli stessi privilegi. Pubblicato il 29 dicembre 2020

L’emergenza Covid, purtroppo, non accenna a rallentare in Italia, così come nelle carceri del Paese, compreso il carcere della Dozza. Non a caso, come sottolinea il Garante Antonio Ianniello, negli ultimi giorni sono stati nuovamente sospesi tutti i nuovi ingressi presso l’istituto di Bologna, questo per evitare un rischio ulteriore di contagi tra le persone recluse. Una luce in questo momento buio: lo sportello dei mediatori continua a lavorare Anche in un frangente così grigio per fortuna c’è qualche buona notizia che giunge dal carcere della Dozza. Su tutte spicca il fatto che lo sportello dei mediatori - voluto da ASP città di Bologna e Comune di Bologna e gestito da SocietàDolce - sia l’unico servizio esterno dell’area pedagogica presente che funziona ancora e che continua ad esercitare il proprio lavoro a sostegno dei detenuti. Le telefonate dai diversi piani per segnalare i bisogni; le telefonate ai parenti; le traduzioni sono sempre all’ordine del giorno, nonostante la situazione epidemiologica non sia affatto a favore. I colloqui personali ovviamente non possono ancora essere effettuati, ma i mediatori si stanno adoperando ormai da mesi per ovviare a questo problema, mantenendo comunque l’equilibrio rispetto al supporto ad alcuni bisogni fondamentali. Un dettaglio non indifferente che emerge da questa situazione e che ci teniamo a condividere riguarda il continuo riconoscimento che viene mostrato da parte degli agenti di polizia e degli ispettori proprio verso i mediatori. Da settimane queste figure non smettono di incoraggiare i mediatori con complimenti e gesti rincuoranti: il che manifesta ancor di più l’importanza della presenza dei mediatori in carcere nelle circostanze attuali. Ci auguriamo che le attività dei mediatori possano continuare nelle prossime settimane di emergenza e difficoltà, con la speranza di tornare a lavorare a pieno regime, a stretto contatto con le persone recluse nel più breve tempo possibile. Pubblicato il 22.12.2020

In ottemperanza delle disposizioni relative al Covid-19, a partire da lunedì 4 gennaio 2021 la raccolta coperte per il Piano Freddo 2020/21 si sposta dal Centro G. Lercaro agli uffici di ASP Città di Bologna presso il Palazzo della Formazione di via Bigari 3, 3° piano. Sarà possibile consegnare coperte, piumini, sacchi a pelo e lenzuola singole (già sanificati) dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00. A causa dei tempi organizzativi, il servizio di raccolta è momentaneamente sospeso da mercoledì 16 dicembre 2020 a domenica 3 gennaio 2021, e riprenderà lunedì 4 gennaio 2021 nella sede e nelle modalità sopra indicate. Per maggiori informazioni è possibile contattare il numero: 051 6201901. Piano Freddo 2020/2021: linee guida e modalità operative in tempi di Covid Pubblicato il 18 dicembre 2020

Il tanto atteso evento Abitare i Confini, organizzato da ASP in partnership con il Comune Di Bologna e in collaborazione con Animazione Sociale, è finalmente cominciato e, seppur in versione online a causa dell’emergenza covid, nella prima giornata ha registrato più di 500 accessi provenienti da tutta Italia. L’apertura dell’evento è stata caratterizzata da un webinar in sessione plenaria della durata di quattro ore, durante le quali è stato affrontato il tema della fragilità di una città attraverso vari attori protagonisti che, grazie ai loro interventi, hanno focalizzato l’attenzione su alcuni argomenti alquanto interessanti e stimolanti. Obiettivo dell’evento Abitare i Confini Il senso di questa tre giorni di evento, come sottolineato da Rosanna Favato, Amministratrice Unica di ASP Città di Bologna, è proprio quello di portare a Bologna una riflessione a livello nazionale, su come lavorare con le marginalità che permeano le città. Attraverso il percorso articolato tra webinar e workshop, si intende consolidare, sostenere e diffondere le implicazioni organizzative e operative del pensare le sofferenze e le paure all’interno di una visione sociale più ampia e articolata. In sostanza, un’opportunità di tessere nuovamente le trame tra Servizi e operatori. La marginalità urbana Il primo degli argomenti ad appannaggio delle fragilità nelle città tratta il tema della marginalità urbana. In quest’ottica siamo convinti che la salute e la malattia, il benessere e il disagio, la sofferenza e la povertà non siano solo questioni individuali, bensì nascono dentro le dinamiche dei luoghi, prima ancora che nella psiche o nei corpi dei singoli. Le città dunque non sono solo il teatro, ma anche la fabbrica delle vite: spesso vite di scarto, eccedenti rispetto alla capacità della città di integrarle. Uno dei problemi fondamentali espressi dalla dott.ssa Favato riguarda il compito di mantenere una situazione decorosa all’interno della propria società che al giorno d’oggi è lasciato alla capacità e risorse dei singoli. Questa privatizzazione quindi trasferisce il senso di risolvere problemi di natura sociale sulle spalle dei singoli che però, purtroppo, non hanno i mezzi solitamente per affrontarli. Così facendo rischiamo di cadere vittime degli umori della “maggioranza appagata”: una elargizione superflua, di cui probabilmente gli appagati non hanno bisogno, e che quindi determina il pensiero secondo cui le risorse destinate ai meno fortunati sembrano denaro sprecato. Resilienza Trasformativa Grazie all’intervento di Francesco d’Angella e Roberto Camarlinghi della rivists Animazione Sociale, in seguito, ci si è focalizzati su un termine molto attuale: quello di resilienza trasformativa. Con questo termine, infatti, viene indicata la capacità di resistere agli urti e agli eventi traumatici della vita in maniera trasformativa e non adattiva. Bisogna essere in grado quindi di poter agire una trasformazione nei contesti che ci rappresentano attraverso varie competenze. Tra queste le più significative risultano essere le seguenti: - Vedere l’invisibile nella realtà - Riuscire a farci interpellare dal mondo - Decolonizzare la mente - Ospitare e tenere la porta aperta a tutti in città - Coltivare speranze Povertà e disuguaglianze nella società attuale A conclusione della prima sessione plenaria, si è entrati più nello specifico all’interno di due tematiche molto attuali oggigiorno. Parliamo del fenomeno della povertà e di quello delle disuguaglianze. In un contesto sociale già complicato da oltre un decennio si è inserita infatti questa nuova crisi che non è solo economica e sanitaria, ma anche e soprattutto sociale. E le tre parole chiave analizzate in questo senso dal professore Cristiano Gori dell'Universita' di Trento sono state “trasversalità”, “rapidità” e “persistenza”. Ad analizzare, invece, il fenomeno della disuguaglianza tra le persone ci ha pensato Don Luigi Ciotti, che ha immediatamente affermato come alla base delle disuguaglianze ci siano sempre delle ingiustizie. Ha poi proseguito lo stesso Ciotti con questo discorso, sottolineando come al giorno d’oggi le disuguaglianze sono aumentate notevolmente e i privilegiati di questo processo sanno che solo con forza, sfruttamento e repressione possono mantenere questa situazione. Durante questi tre giorni si susseguiranno interventi che parleranno di sfide, ovvero le sfide organizzative dei servizi e degli operatori per agire all’interno della prospettiva del lavoro sulle fragilità. Non perdetevi dunque i prossimi articoli che verteranno nello specifico sulle tematiche più avvincenti e interessanti dell’evento Abitare i Confini. Pubblicato il 15 dicembre 2020

ASP Città di Bologna, in partnership con il Comune di Bologna, e in collaborazione con Animazione Sociale - Rivista per gli operatori sociali, è lieta di annunciare l’evento Abitare i Confini, che si terrà da lunedì 14 a mercoledì 16 dicembre e sarà strutturato interamente su piattaforma digitale, questo ovviamente a causa dell’emergenza Covid. Nonostante l’evento non avverrà in presenza, si è comunque pensato ad una valida soluzione alternativa, che potesse garantire ai partecipanti una fruizione accessibile ed efficace comodamente anche dall’ufficio o da casa. Nell’arco delle tre giornate, infatti, si terranno sia webinar in sessione plenaria, ma anche 8 workshop che toccheranno le seguenti tematiche: - Precarietà abitativa - Marginalità e dipendenze - Tutela dei diritti per stranieri irregolari - Carcere e reintegrazione sociale - Salute mentale e territorio - Welfare di comunità - Dialogo interculturale con Rom e Sinti - Rifugiati e percorsi di integrazione Obiettivo cardine dell’evento Abitare i Confini è quello di portare gli utenti alla riflessione sul tema delle fragilità e marginalità urbane e sul come queste si inseriscono all’interno di una visione sociale sempre più ampia e articolata. Il percorso che prenderà forma in queste giornate tenterà di tessere le trame tra i beneficiari dei servizi, gli operatori, gli educatori e i cittadini. Tra i servizi di ASP che saranno coinvolti all’interno di tale evento ne ricordiamo tre: Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta, Servizi Abitativi e Protezioni Internazionali. Il convegno online ha portata nazionale ed è rivolto particolarmente agli operatori ed educatori dei servizi alla persona del panorama bolognese e nazionale, nonché a tutte le persone che operano nella gestione dei servizi sui vari ambiti e livelli. Non perdete dunque i prossimi aggiornamenti in merito, nelle prossime settimane porremo l’accento su alcune delle tematiche più interessanti che sono emerse durante l’evento! Pubblicato l'8 dicembre 2020

Dicembre è iniziato e con esso stanno arrivando sempre di più le temperature rigide a Bologna. Ecco perché abbiamo avviato, come ogni anno, in collaborazione con il Comune di Bologna, un intervento nato con lo scopo di coinvolgere e aiutare le persone senza dimora in un periodo così complicato dal punto di vista climatico: il Piano Freddo. Anche quest' anno la partenza del Piano Freddo coincide proprio con l’arrivo di Dicembre, ma presenta diverse novità: sia dal punto di vista della disponibilità e delle modalità di accesso delle strutture, sia soprattutto per quanto riguarda le linee guida da seguire ai tempi del Covid. Ecco dunque tutte le informazioni necessarie per capire nel concreto come funziona il Piano Freddo 2020/2021. In cosa consiste il Piano Freddo e come funziona Il Piano Freddo consiste in un’azione stagionale di riduzione delle condizioni di disagio, al fine di offrire un luogo di riparo temporaneo di quindici giorni, rinnovabili fino alla conclusione del Piano Freddo ( 31 marzo) , rivolto alle persone senza dimora maggiorenni presenti sul territorio, caratterizzate da differenti problematiche economiche, psicosociali e culturali, che insieme delineano la grave emarginazione adulta. Essendo una misura stagionale di riduzione del danno è concessa l’accoglienza indistinta alle persone in regola o meno con i documenti. É prevista l’accoglienza anche nelle ore diurne all'interno delle strutture limitatamente ai periodi di neve e freddo intenso, che viene definito tale da un'allerta della Protezione Civile. Dall’obiettivo generale del Servizio di riduzione del disagio sociale e sanitario vissuto in strada, derivano obiettivi ben delineati. Primo su tutti quello di costruire relazioni significative con i beneficiari, dare risposta ai bisogni primari, in particolare offrendo un luogo di riparo temporaneo e di riposo, per prendersi cura dell’igiene personale, e garantire un mirato orientamento sociale e sanitario, in sinergia ai servizi di prossimità e agli altri servizi invianti. Oltre ai posti letto, sono previsti inoltre numerosi altri servizi offerti prevalentemente dal volontariato, coordinato da ASP Città di Bologna, come ad esempio: distribuzione di coperte, sacchi a pelo, bevande calde e generi di conforto, ai quali si aggiunge la somministrazione di pasti presso le strutture adibite al Piano Freddo. L’accoglienza notturna avverrà nella fascia oraria 19.00-9.00, ma sarà garantito anche un riparo diurno nella fascia oraria 10.00-18.00 tutti i giorni della settimana. L’accoglienza diurna sarà su invio del Servizio Città Prossima e delle strutture di Piano Freddo, presso i Laboratori di comunità presenti sul territorio. Disponibilità dei posti nelle strutture Appare fondamentale a questo punto capire quali siano le strutture adibite al progetto del Piano Freddo per questo inverno, così come è importante sapere per ciascuna di queste strutture qual è la capienza disponibile. Di seguito abbiamo perciò inserito le dieci strutture che sono state attivate per essere partecipi di tale azione stagionale, con le relative capienze in termini di posti letto: - 30 posti (uomo) presso “Casa del Riparo Notturno M. Zaccarelli” (ex Siproimi) Via del Lazzaretto, 15; - 1 posto con cane presso il “Rifugio Notturno”, via del Gomito 22 Possibilità di ospitare cani nella zona esterna attrezzata; - 50 posti (uomo e donna) presso “Casa Willy”, via Pallavicini 12; - 30 posti (uomo) presso “Vis”, Via Dino Campana 3; - 35 posti (uomo e donna), presso Centro“G.Beltrame”, via Don Paolo Serra Zanetti, 2; - 25 posti (uomo) presso Villa Serena, via della Barca 1; - 25 posti (uomo) presso Fantoni, via Fantoni 15; - 8 posti (uomo e donna) presso i moduli abitativi in Via del Lazzaretto, 15 dedicati alla persone cosiddette “irriducibili”; - 10 posti (uomo e donna) presso Centro Rostom, via Pallavicini, 12; - 5 posti Pris presso strutture dedicate. Ricordiamo inoltre che ASP Città di Bologna è in forte sinergia con l’Arcidiocesi di Bologna, la quale, durante il Piano Freddo, garantisce 15 posti letto all’interno delle parrocchie cittadine che si sono rese disponibili. Ecco quali sono le parrocchie interessate: - 3 posti (uomo) presso la Parrocchia San Bartolomeo della Beverara, via della Beverara 90; - 2 posti (uomo) presso la Parrocchia Santa Rita, via Massarenti 418; - 2 posti (uomo) presso la Parrocchia San Donino, via San Donino 2; - 2 posti (coppia) presso la Parrocchia San Girolamo dell’Arcoveggio, via Fioravanti 137 - 6 posti (uomo) presso Sant’Egidio, Galleria Acquaderni (da gennaio 2021). Totale posti letto tra strutture e parrocchie: 234. Modalità di accesso e permanenza: tutte le informazioni a riguardo Dopo aver illustrato tutte le strutture che metteranno a disposizione posti letto per le persone senza dimora, vogliamo fare chiarezza anche dal punto di vista delle modalità di accesso e di permanenza. Nello specifico, da martedì 1 dicembre al 17 gennaio, Help Center funzionerà in modalità mobile e gli operatori saranno operativi in strada tutti i pomeriggi con i seguenti orari: - dal lunedì al venerdì: 14.30 - 18; - sabato, domenica e festivi: 15.30 - 18 È possibile fornire alle persone che richiedono di accedere allo sportello il numero di telefono 373/7566997 che sarà attivo: - dal lunedì al venerdì: 14.30 - 16.30; - sabato, domenica e festivi: 15.30 - 18 Ad un primo colloquio telefonico seguirà dunque un contatto in strada con l'obiettivo di rispondere in tempi brevi ai bisogni espressi dalle persone senza dimora. L’organizzazione appena descritta del Servizio Città Prossima - Help Center, infatti, permette agli operatori di concentrare la loro presenza in strada in modo tale da raggiungere tutte le persone segnalate dai servizi e cittadini; così come permette di creare lo spazio per il dialogo e la relazione individuale o a piccoli gruppi; ma consente anche di raggiungere le persone conosciute e stabili sul territorio; o infine di intercettare chi è più resistente e non accede volontariamente ai servizi. Ci teniamo a sottolineare che anche quest’anno è attiva la mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. document.getElementById('cloak5993fa423f7fe702202e2d0baf2b2565').innerHTML = ''; var prefix = 'ma' + 'il' + 'to'; var path = 'hr' + 'ef' + '='; var addy5993fa423f7fe702202e2d0baf2b2565 = 'instrada' + '@'; addy5993fa423f7fe702202e2d0baf2b2565 = addy5993fa423f7fe702202e2d0baf2b2565 + 'piazzagrande' + '.' + 'it'; var addy_text5993fa423f7fe702202e2d0baf2b2565 = 'instrada' + '@' + 'piazzagrande' + '.' + 'it';document.getElementById('cloak5993fa423f7fe702202e2d0baf2b2565').innerHTML += ''+addy_text5993fa423f7fe702202e2d0baf2b2565+''; gestita dagli operatori di Città Prossima - Help Center. L’e-mail in questione è a disposizione dei cittadini che possono in questo modo segnalare le persone in difficoltà che vedono in strada. Saranno gli operatori di Help Center a recarsi in locoin un secondo momento per intercettare la persona e, in base alla valutazione che verrà effettuata, potranno assegnare il posto letto dando tutte le indicazioni utili ad individuare la struttura più indicata. Verrà dato riscontro al servizio segnalante. Questa modalità consentirà di monitorare la città in maniera diffusa e di venire a conoscenza di situazioni non note ai servizi. L’Unità di Strada rimarrà invece sportello di riferimento esclusivamente per le persone con tossicodipendenza. Il servizio si trova in Via Polese 15/A e ha i seguenti orari di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.30. Ecco alcune informazioni utili per l’ingresso, nonché per una corretta permanenza all’interno delle strutture messe a disposizione da ASP Città di Bologna: - Prima dell’avvio del Piano Freddo, Città Prossima-Help Center e Unità di strada, in forte raccordo con ASP Città di Bologna, procedono con la raccolta delle pre-segnalazioni da parte dei Servizi (Servizi sociali territoriali, Servizio Sociale Bassa Soglia, Protezioni Internazionali, Servizio dipendenze patologiche – SerDp, Servizio Sociale Disabili, Servizi del Privato Sociale) in modo tale da garantire l’accoglienza delle persone più fragili dal 1 dicembre - Prima dell’avvio del Piano Freddo, verrà eseguito un tampone naso/oro-faringeo per la diagnosi di una possibile infezione da SARS-CoV-2 per tutte quelle persone il cui ingresso è previsto per le giornate del 1, 2 e 3 dicembre. Per coloro che faranno accesso durante tutto il Piano Freddo verrà eseguito il tampone naso/oro-faringeo a cura di Sanità Pubblica la mattina successiva all’ingresso presso la struttura d’accoglienza stessa - L'accesso avviene compatibilmente con la disponibilità di posti - L’invio ordinario viene effettuato per 15 notti con eventuale successivo rinnovo che verrà effettuato direttamente dalla struttura ospitante - All’ingresso in struttura viene fatto firmare agli ospiti il regolamento interno tradotto anche nelle principali lingue straniere - Quotidianamente verranno inviate alla Questura le presenze all’interno delle strutture - Non è consentita l’ammissione diretta alle strutture per chi si presenta presso le stesse - Le strutture sono aperte nella fascia serale e notturna (19.00-9.00) Il Piano Freddo ai tempi del Covid: linee guida da seguire Questo Piano Freddo, a differenza dei precedenti, deve far fronte anche ad un’altra emergenza con la quale conviviamo tutti ormai da quasi un anno: la pandemia da Covid. Appare evidente come in questo contesto siano dunque necessarie ulteriori norme e regole da rispettare per evitare episodi di contagio e di eventuali focolai. Per questo motivo sono state emanate diverselinee guida da seguire per un corretto comportamento dentro e fuori le strutture d’accoglienza, sia per quanto riguarda le persone senza dimora, sia per gli operatori. Andiamo ad analizzare le più significative. La prima linea guida da considerare riguarda il distanziamento fisico che viene garantito all’interno delle strutture, in ottemperanza alle Disposizioni vigenti. Per garantire questo è stato necessario rimodulare il numero di posti letto all’interno delle strutture d’accoglienza. Rispetto dunque agli anni passati è stata prevista l’apertura della nuova struttura VIS in via Campana. Si specifica che tutti gli operatori e ospiti sono muniti dei dispositivi di protezione (ovvero mascherine, guanti e gel disinfettanti). Gli operatori, inoltre, sono invitati a prestare particolare attenzione alla salute degli ospiti, monitorando l'insorgenza di eventuali sintomatologie. Per le situazioni di emergenza riscontrate dalle forze dell’ordine o dal pronto soccorso, è prevista un’ammissione alle strutture tramite il servizio di Pronto Intervento Sociale (Pris) che potrà usufruire di posti dedicati, in aggiunta a quelli elencati precedentemente. Il Servizio di Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta di ASP Città di Bologna, inoltre, fa parte della task-force Covid vulnerabili, istituita per integrare le azioni volte al governo dell’emergenza sanitaria. Proprio in sinergia con la task-force sono state organizzate diverse formazioni agli operatori delle strutture di accoglienza, trattando in particolare le seguenti tematiche: - Misure di prevenzione diffusione contagio - Utilizzo DPI - Gestione casi complessi La task-force ha effettuato sopralluoghi in tutte le strutture della rete della Grave Emarginazione Adulta (sia ordinarie, sia Piano Freddo) per comprendere al meglio le realtà e le diverse caratteristiche degli spazi al fine di costruire efficienti possibilità di intervento. In occasione dei sopralluoghi, in raccordo con il dipartimento di Sanità Pubblica e Dipartimento di Cure Primarie, si sono eseguiti vaccini anti influenzali a base volontaria alle persone ospiti delle strutture di accoglienza. In aggiunta, è stato implementato un piano d’azione da attivare in caso di sospetto positivo presso le strutture e, successivamente, in caso di confermata positività. La realizzazione di tutte le attività non può prescindere dalla forte e significativa collaborazione delle associazioni e organizzazioni del territorio che mettono in rete le proprie disponibilità e il proprio servizio. Prima dell’avvio del Piano Freddo è stato infatti costruito un tavolo di comunità di monitoraggio strategico sul come mettere insieme le energie e le risorse del pubblico e delle realtà del terzo settore/privato sociale. I piani sui quali si lavorerà nello specifico sono: allargamento, orientamento e confronto sul piano culturale e sperimentazioni operative in sottogruppi sul territorio. Oltre a ciò è previsto il coinvolgimento di Organizzazioni di Volontariato durante le uscite in strada. Tra queste Croce Italia uscirà la domenica e sarà a disposizione durante le allerte, mentre CISOM - Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta, gruppo di Bologna, a partire da gennaio, uscirà in strada una volta a settimana. L’obiettivo in questo caso è quello di monitorare le condizioni di salute delle persone per effettuare un tempestivo raccordo con l’AUSL e gli ospedali cittadini, in caso di problematiche sanitarie significative. In conclusione, data la delicata situazione imposta dall’emergenza Covid e la necessità di coordinare al meglio l’impegno dei volontari, ASP Città di Bologna e Caritas Diocesana hanno concordato che tutti i gruppi di volontari impegnati nella distribuzione dei pasti all’interno delle strutture faranno riferimento a Caritas Diocesana. Data la delicata situazione imposta dall’emergenza Covid19, la modalità che ASP ha individuato, in accordo con le strutture Piano Freddo, per la distribuzione pasti è infatti la seguente. I pasti, già suddivisi in porzioni singole, devono essere consegnati dai volontari agli operatori all’esterno della struttura; sarà cura degli operatori distribuire poi i pasti agli ospiti all’interno della struttura. Consapevoli che queste modalità non siano in linea con l’approccio relazionale che da sempre caratterizza i volontari, riteniamo però che siano necessarie per rispettare le norme e le precauzioni legate all’attuale situazione sanitaria, così come per salvaguardare il più possibile la salute di tutti: tanto dei beneficiari quanto degli stessi volontari. Pubblicato il 1 dicembre 2020

Le città oggi si scoprono fragili. Percorse da tante, troppe vite marginali. Uomini e donne che sentono venir meno ogni riferimento, che cercano di tenersi in piedi malgrado tutto vacilli. Alcuni approdano in strada, altri si aggrappano agli aiuti che trovano. C’è chi ha un progetto e cerca di custodirlo. Chi appare perduto ma ancora spera. Chi ha sofferto troppo per sperare ancora. Fragilità esistenziali, familiari, psichiche, sociali, economiche. Le città oggi appaiono un piano inclinato dal peso delle disuguaglianze. Così, sui confini tra inclusione ed esclusione, cresce il numero di adulti e nuclei familiari. Su quei confini ci sono anche, da sempre, i servizi di welfare della città: pubblici, di terzo settore, del volontariato. La loro scommessa è tessere fili e costruire ponti: per tenere dentro chi rischia di scivolare fuori. Ma oggi questa scommessa come giocarla? Con chi? Con quali linguaggi e invenzioni? Dal 14 al 16 dicembre 2020 ci ritroveremo - su piattaforma - per fare il punto su come lavorare con le tante, troppe vite ai margini. Lo faremo attraverso meeting, workshops e webinar, insieme a relatori autorevoli, portatori di sguardi plurali, innovatori di pratiche che tentano di riportare i margini al centro. Leggi il programma completo Iscrizioni: https://bit.ly/2Uycgu8 | info: www.animazionesociale.it Evento facebook: link all'evento L’appuntamento è promosso da ASP Città di Bologna in partnership con il Comune di Bologna e in collaborazione con Animazione Sociale. Un appuntamento da non perdere! Pubblicato il 16 novembre 2020

Quest’estate vi avevamo illustrato la figura della pedagogista all’interno dei Servizi Abitativi, definendola come una figura trasversale, nel senso che si occupa sia dei servizi di pronta accoglienza che di transizione abitativa per le famiglie che necessitano di un supporto. Oggi, però, vogliamo porre l’accento in particolare su altri due punti riguardanti la figura del pedagogista: gli ostacoliche emergono nell’ambito del proprio lavoro e le attività organizzate insieme alle famiglie delle strutture. Principali obiettivi del pedagogista Uno dei compiti principali della pedagogista, in sinergia con gli educatori, è quello di creare una serie di opportunità di “incontro” tra genitori e bambini, riservando loro spazi e tempi che diversamente sarebbe difficile crearsi in autonomia. Il coinvolgimento non è sempre semplice, è necessario prima far comprendere ai genitori il fine delle attività che vengono proposte e l’importanza della loro partecipazione in modo attivo. Talvolta i bambini che risiedono nelle nostre strutture hanno possibilità limitate di passare momenti di gioco, condivisione e di svago coi propri genitori e hanno quindi carenza di stimoli. Il compito dell’equipe formata da educatori e pedagogista, in casi come questo, è proprio quello di aiutare le famiglie stesse a relazionarsi maggiormente tra loro, facendo sì che i genitori approfittino di questi momenti predisposti ad hoc per favorire l’interazione. Un aspetto fondamentale ed importante che non dobbiamo mai dimenticare è che ogni famiglia ha un background differente e diversi riferimenti culturali, che da una parte sono un valore aggiunto da cui partire, mentre in altri casi possono rappresentare inizialmente un ostacolo per una progettualità da attivare che li veda co-protagonisti. Come funzionano i laboratori organizzati dai pedagogisti Uno degli strumenti migliori in quanto immediato e operativo e soprattutto perchè consente anche agli operatori coinvolti di avere momenti di osservazioni sulle diverse situazioni, è sicuramente quello dei laboratori. Parliamo di attività laboratoriali ricreative dedicati alle famiglie dove i genitori hanno la possibilità di realizzare creazioni insieme ai bimbi con materiale di scarto mentre i bambini hanno la possibilità di “sporcarsi le mani”, esplorare, muoversi autonomamente in spazi nuovi, guardarsi attorno alla ricerca di ciò che offre il nostro ambiente naturale e mettersi in gioco in situazioni ludiche, socializzando allo stesso tempo coi loro pari. Tali laboratori sono stati svolti in diverse strutture di Pronta Accoglienza e Transizione, talvolta con la sola organizzazione dell’equipe educativa, altre volte con il supporto di consulenti esterne, coinvolte grazie a progetti di rete e di comunità. Non si tratta di laboratori fine a se stessi, ma sono attività che i genitori possono riproporre anche in un secondo momento nella propria abitazione, ritagliandosi quindi ulteriori momenti di condivisione con il proprio figlio. L’obiettivo ultimo delle attività proposte, infatti, è quello di supportare la genitorialità, rimanendo accanto ai genitori stessi senza mai sostituirsi ad essi, fornendo gli strumenti necessari affinché questo processo avvenga naturalmente. Pubblicato il 24 novembre 2020 Pubblicato il 24.11.2020

Una storia d'amore quella raccontata nelle pagine del Corriere Buone Notizie , d'amore verso se stessi e verso il prossimo. Protagonista è Federica, futura sposa, che ha fatto del suo abito da sposa uno strumento di solidarietà, sostenibilità e gioia. A realizzarlo, infatti, le donne ospiti di Madre Teresa di Calcutta di Bologna, un centro di accoglienza notturna per senza fissa dimora gestito da Società Dolce, nell'ambito dei servizi di contrasto alla grave emarginazione adulta di ASP. Leggi l'articolo pubblicato su Corriere della Sera - Buone Notizie Per saperne di più sui Servizi di contrasto alla grave emarginazione adulta Pubblicato il 20 novembre 2020

Nel mese di dicembre, in modalità online, avrà luogo l’evento “Abitare i Confini”: tre giorni dedicati ad una riflessione collettiva sul tema delle fragilità urbane, collocate in uno scenario sempre più mutevole, articolato e ampio. L’iniziativa è organizzata da ASP Bologna, interessando in particolare i servizi dedicati alla “Grave Emarginazione Adulta”, alle “Protezioni Internazionali” e ai “Servizi Abitativi”. L’intento sarà non solo di riunire professionisti di settore per riflettere sugli scenari odierni, ma bensì di ripensare un filo conduttore che unisca i beneficiari di tali servizi, gli operatori e la cittadinanza. Senza una visione d’insieme, affrontare una fase storica come quella attuale sarebbe molto più complesso di quanto già non lo sia. Le giornate saranno guidate da interventi di professionisti ed esperti dell’inclusione sociale. Gli approfondimenti toccheranno temi come: precarietà abitativa, marginalità e dipendenze, tutela dei diritti per stranieri irregolari, salute mentale e territorio, carcere e reintegrazione sociale, rifugiati e percorsi di integrazione, dialogo interculturale con Rom e Sinti, welfare di comunità. “Abitare i confini” è un e vento di portata nazionale, rivolto principalmente a educatori e operatori dei servizi alla persona, è comunque rivolto a tutti coloro che, più in generale, lavorano nell’ambito dei servizi. Un momento importante, di approfondimento e confronto, con l’obiettivo di incrementare l’efficacia delle strategie per il contrasto all’emarginazione sociale, insieme. Dove la città s’inserisce non più come l’oggetto dell’attività di chi opera nel sociale, ma come la protagonista proattiva dei suoi stessi processi d’inclusione. Inizia la raccolta coperte per il Piano Freddo 2020/2021 Come ogni anno, il Comune di Bologna ed ASP Città di Bologna, in collaborazione con il Consorzio Arcolaio che gestisce i servizi dedicati alla grave emarginazione adulta, stanno predisponendo il Piano Freddo 2020/2021, per dare riparo alle persone fragili che vivono in strada nei giorni di freddo intenso. Anche quest’anno è aperta la raccolta di coperte, piumoni, sacchi a pelo e lenzuola singole presso il Guardaroba Lercaro di ASP Città di Bologna da parte di tutta la cittadinanza. Sarà possibile consegnare questi generi (esclusivamente quelli indicati) a partire da lunedì 19 ottobre 2020, presso il Centro Servizi di ASP Città di Bologna Cardinale Giacomo Lercaro , Via Bertocchi n. 12, dal lunedì al venerdì dalle ore 09.00 alle ore 12.00. Pubblicato il 19/11/2020 Tratto da ASPNEWS_3_2020.pdf