Contrasto grave emarginazione adulta

Bologna Di Tra Verso 2021 è un festival di due giorni a Bologna co-progettato tra l’associazione Naufragi, le cooperative socie, ASP Città di Bologna e altre realtà e associazioni del panorama bolognese. Il Festival si articola in due giornate di promozione della cultura del sociale: eventi sportivi, attività laboratoriali, proiezioni e convegni realizzati in spazi pubblici e privati. Leggi il programma completo Sarà un’occasione di ritrovo, di conoscenza e di discussione, all’aperto e in sicurezza, che coinvolgerà i cittadini e le cittadine con dimora, le comunità di soggetti vulnerabili, le realtà facenti parte di Naufragi e quelle che con essa collaborano da anni, le Istituzioni. La varietà di linguaggi e la molteplicità di voci darà un’impronta innovativa al Festival, approcciandosi con nuovi strumenti e nuove collaborazioni ai destinatari, rielaborando la struttura del festival Bologna Di Tra Verso già proposta nel 2019 con positivo riscontro da parte della città. L’attuale momento storico, segnato da una emergenza sanitaria a livello mondiale, che ci ha relegati ancora di più nei personali spazi privati, fa sì che, ancora di più di quanto già normalmente non accada, le realtà che accolgono persone vulnerabili rischino di restare isolate e le persone che le abitano siano escluse dalle dinamiche sociali ed economiche della città. È quindi necessaria una riflessione, a partire dal punto di vista socio-culturale, in riferimento a come, ciò che sta accadendo, si ripercuote sulla capacità del territorio di continuare a garantire coesione sociale e sostegno alle categorie più vulnerabili e come invece rischi di andare ad inficiare in maniera ancora più forte l’esistenza di fasce della popolazione già in difficoltà. Il Festival si apre con il tour di Gira la Cartolina del laboratorio Scalo giovedì 23 settembre. Sabato 25 settembre al polo del Lazzaretto una giornata di sport inclusivo e giochi dalle 15 alle 23. Ci saranno varie attività, incontri e proiezioni pensate insieme ai servizi afferenti al polo che coinvolgeranno beneficiarə, operatorə e pubblico cittadino. Domenica 26 al Centro Beltrame dalle 15 alle 18.30, con laboratori sul verde e legati al tema dell'ecologia relazionale, dimostrazioni sportive, musica e un mercatino dell'artigianato. Dalle 19.30 al Fuori Orsa per l'incontro finale sul tema del lavoro di rete e la proiezione conclusiva del festival. Il Festival si svolgerà nel rispetto delle norme anti-contagio da Covid-19; pertanto, per partecipare è necessario essere muniti di Certificazione verde COVID-19 (Green Pass). Tutti gli eventi sulla pagina facebook di Associazione Naufragi
Martedì 20 luglio si è tenuto, a Palazzo D’Accursio e in diretta YouTube, il convegno “Grave Emarginazione Adulta: accoglienza, azioni, lavoro di comunità e una visione per il futuro”, promosso dall’Assessore alla Sanità e Welfare Giuliano Barigazzi e organizzato dal Comune di Bologna e da ASP Città di Bologna. Attraverso la presentazione del documento a firma dell’Assessore Barigazzi, l’evento è diventato un'occasione per restituire alla città il lavoro svolto nell’ultimo triennio 2018-2021 nell’ambito del Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta, ripercorrendo gli interventi messi in campo a favore della popolazione senza dimora presente sulla città di Bologna, ma anche per delineare una visione futura in grado di affrontare le sfide ancora aperte. Il fenomeno della homelessness a Bologna Il tema che ha fatto da sfondo all’intera mattinata è stata la centralità della partecipazione nella programmazione, erogazione e fruizione dei servizi, che si rinforza nell’obiettivo che il Comune di Bologna e ASP auspicano di raggiungere nei prossimi anni: quello di una reale ed efficace co-progettazione dei servizi di Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta insieme agli enti del Terzo Settore. A Bologna transitano in un anno circa 4000 persone senza dimora le quali, proprio per la loro condizione, non possiedono un'abitazione e, in molti casi, una residenza. La condizione di povertà estrema è il risultato di fattori sociali, sanitari, economici e psicologici che conducono alla deprivazione ed alla marginalità. Ciò che connota le persone senza dimora è una situazione di disagio abitativo, che è parte determinante di una più ampia situazione di povertà estrema. L’esposizione prolungata alla vita in strada o in sistemazioni alloggiative inadeguate comporta conseguenze gravi e difficilmente reversibili nella vita delle persone, con un forte impatto anche in termini di costi sociali. Tra le persone senza dimora si registrano, infatti, tassi di malattia più elevati che tra la popolazione ordinaria, una speranza di vita più bassa, una maggior frequenza di vittimizzazione e maggiori tassi di incarcerazione. Ciò che si è evidenziato è che nella vita delle persone senza dimora sono avvenute microfratture, cioè lesioni quasi invisibili dell’esistenza che interessano sia la personalità che il contesto sociale e che si ripercuotono a un livello profondo del vissuto. Non per forza si tratta di eventi oggettivabili nella realtà, ma di quotidiani slittamenti di senso, di esperienze fallimentari che hanno la forza destrutturante di mettere in discussione e allentare il legame sociale. È difficile intercettare queste microfratture perché spesso si tratta di piccole privazioni quotidiane che assumono la loro pervasività solo nel lungo periodo e in modo graduale, spesso non percepite o non riconosciute nemmeno da chi le vive in prima persona. Sta proprio qui, a partire da queste lesioni, che comincia il lavoro dei servizi dedicati alla Grave Emarginazione Adulta. Quali sono i target presenti all'interno dei servizi GEA Importante anche sottolineare quali sono le varie tipologie di target di persone che sono maggiormente presenti all’interno dei servizi a contrasto della Grave Emarginazione Adulta. . Nello specifico ecco di chi stiamo parlando: persone italiane e straniere, multiproblematiche e con cronicizzazione dell’esclusione; persone dimissibili dagli ospedali che necessitano di accoglienze temporanee e di interventi intensivi sul piano sociale; persone con problemi di dipendenza patologica e/o disturbi di tipo psichico, spesso immigrati; persone con vulnerabilità sociale e disturbi di personalità, che necessitano di azioni di supporto per evitare fasi di peggioramento; coppie di persone senza dimora (eterosessuali, omosessuali, genitore-figlio/a, amica/o-amica/o) che hanno come unica relazione quella formata dalla coppia stessa; persone LGBT; persone in uscita dagli Istituti di Pena; anziani senza dimora per i quali è necessario intervenire per evitare gravi peggioramenti. Come si sta contrastando la homelessness oggi: le azioni messe in campo da GEA Al momento i servizi della Grave Emarginazione Adulta sono in prima fila per contrastare i disagi delle persone senza dimora, in particolare attraverso la messa in campo di servizi di accesso, presa in carico e accompagnamento, accoglienza e laboratori di comunità. L’approccio capacitante è il superamento del tradizionale approccio assistenziale; quest’ultimo parte dall’analisi dei bisogni degli utenti e cerca di soddisfarli senza il loro coinvolgimento. In tal modo manca la risposta a un bisogno ignorato ma fondamentale: quello di poter esprimere il proprio “punto di vista” su ciò che li riguarda. Le Competenze elementari prese in considerazione nell’approccio capacitante sono cinque: La competenza a comunicare La competenza emotiva La competenza a contrattare sulle cose che riguardano la vita quotidiana La competenza a decidere, anche in presenza di deficit cognitivi e in contesti di ridotta libertà decisionale. Il lavoro di rete nell’intervento sociale consiste nella creazione di legami, energie, connessioni tra varie risorse formali, informali, primarie e secondarie al fine di promuovere il benessere della persona e della collettività. E’ inoltre doveroso aggiungere che il lavoro di rete si svolge seguendo tre direzioni: con la persona: si esplorano le reti in cui l’utente è inserito, si svolge un’azione di mobilitazione delle reti, promuovendo quelle già esistenti o supportando lo sviluppo di nuove reti; nel servizio e tra i servizi: l’operatore si attiva per creare connessioni nel servizio e tra diversi servizi per intervenire su un caso singolo o per attivare nuovi servizi necessari; sul territorio: promozione di connessioni e legami tra varie risorse allo scopo di rendere il territorio più nutritivo. Qualunque sia l’approccio che caratterizza la formazione di base del professionista dell’aiuto è importante che si passi da una cultura del bisogno e dell’assistenza a una cultura della possibilità, al riconoscimento di risorse individuali e ambienti di vita. Di fatto è determinante superare l’assistenzialismo con atteggiamenti di fiducia nel prossimo, di potenziamento delle opportunità anche in situazioni di grave marginalità, di pratiche d’aiuto che siano in grado di sviluppare condizioni attive e responsabili. Se avete piacere di riascoltare tutti gli interventi, potete farlo direttamente sul canale YouTube del Comune di Bologna, al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=JEm-ZHsOIqw&t=8285s Torniamo presto con nuovi aggiornamenti in materia di Grave Emarginazione Adulta, non perdete le prossime novità! Pubblicato lunedì 2 agosto 2021
L’anno scorso vi avevamo cominciato a parlare di un progetto unico nel suo genere che vedeva coinvolte le persone senza dimora del Laboratorio Scalo, una struttura abitativa del Comune di Bologna, gestita da ASP Città di Bologna con il Consorzio L’Arcolaio. Ci riferiamo alla startup “Gira la Cartolina”, ideata con lo scopo di creare opportunità di reddito vantaggiose per le persone più fragili economicamente, sfruttando le abilità e le capacità di ciascuno di loro. Nello specifico, il progetto consiste nell’organizzare dei tour alla scoperta del quartiere Porto-Saragozza, con le persone senza dimora in veste di narratori per bolognesi e non, con l’obiettivo di raccontare una Bologna alternativa e far scoprire curiosità e aneddoti della città. Come funziona il tour di Gira la Cartolina Questo tour non è il classico giro turistico alla scoperta delle attrazioni principali di Bologna. Si tratta di un itinerario a piedi di circa 1.30h attraverso i luoghi più significativi delle persone senza dimora; un itinerario dove alla base di esso ci sono le esperienze di vita e le emozioni delle persone che le hanno vissute. All’inizio del tour, dunque, ci si riunisce nel parco 11 settembre, all’incrocio con Via Azzo Gardino, dove ci si presenta insieme alle persone senza dimora che vestono i panni dei narratori per un giorno. Da questo momento in poi sono proprio i narratori che prendono la parola e si alternano di luogo in luogo nel parlare, per raccontare in primis alcuni aspetti della loro vita, fino ad arrivare al legame che hanno con Bologna, in particolare con il luogo da loro scelto. E’ così che si passa dal Parco 11 Settembre al Parco del Cavaticcio, passando per il cinema Lumière, e concludendo al Condominio Scalo, dove a fine tour tutti i partecipanti possono godere di un rinfresco adattato alle norme Covid insieme agli organizzatori e, ovviamente, insieme ai narratori di questa esperienza. Il rapporto tra narratori e partecipanti Sin da subito i narratori, ovvero le persone senza dimora, appaiono smaniose di prendere la parola e nei loro occhi si legge la gioia nel condividere con i partecipanti le loro storie e gli aneddoti che li hanno portati ad amare Bologna. Quello tra narratori e partecipanti infatti non è un semplice rapporto univoco. L’obiettivo del tour Gira la Cartolina è quello di coinvolgere il più possibile coloro che aderiscono al tour, per spronarli ad intervenire ogni qualvolta ne sentano il bisogno e la necessità. La facilità e la fluidità con la quale i narratori interagiscono durante il tour è sorprendente, merito anche del recentissimo corso di narrazioni che le persone senza dimora hanno svolto tra aprile e maggio 2021 insieme ad una professionista del mestiere, che ha insegnato loro le tecniche per raccontare le storie, rendendole ancora più avvincenti ed emozionali. I tour dell’estate si sono conclusi giovedì 15 luglio, con un fantastico exploit di presenze e una partecipazione ricchissima. Ci auguriamo davvero che da settembre, restrizioni permettendo, questo progetto possa prendere sempre più piede, così da far conoscere a più persone questo tour alla scoperta di una Bologna vera e autentica. Pubblicato venerdì 30 luglio 2021
Martedì 20 luglio 2021 si è tenuto l'evento online promosso da Comune di Bologna e da ASP Città di Bologna su “Grave emarginazione adulta: accoglienza, azioni, lavoro di comunità e una visione per il futuro”. L’iniziativa è stata occasione per illustrare e restituire alla città le azioni di contrasto alla grave emarginazione adulta svolte dal Comune di Bologna, da ASP Città di Bologna insieme a cooperative, soggetti del Terzo settore e del volontariato. Insieme alle operatrici e agli operatori abbiamo ripercorso gli interventi messi in campo e guardato al futuro con una visione per affrontare le prossime sfide. L'evento è stato trasmesso in diretta sul canale YouTube del Comune di Bologna e si può rivedere a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=JEm-ZHsOIqw&t=190s Per approfondire, è disponibile il documento “Grave emarginazione adulta: accoglienza, azioni, lavoro di comunità e una visione per il futuro presentato nel corso del convegno. Leggi il programma Leggi l'evento sul sito del Comune di Bologna Pubblicato il 19 luglio - Aggiornato il 30 luglio 2021
Dopo la trasferta a Milano alla scoperta di tre realtà della Grave Emarginazione Adulta milanese, ASP Città di Bologna ha colto l’occasione per passare una giornata a Castello Manservisi, dove i servizi della GEA si sono riuniti tutti insieme per la prima volta in presenza dopo i 16 mesi di pandemia. Si è trattato di un momento di riflessione incentrata sul lavoro dei servizi durante e dopo lo scoppio della pandemia Covid19, per capire come questa abbia inciso sia negativamente che positivamente sul lavoro degli operatori, sulla vita delle persone all’interno dei servizi/strutture e in strada, ma anche nel rapporto dei servizi con la città. Le riflessioni emerse nel corso della mattinata La giornata è stata sin da subito suddivisa in due macro momenti: mattina e pomeriggio. Durante il corso della mattinata, gli operatori, guidati dalle referenti ASP, si sono divisi in 5 gruppi all’interno dei quali sono stati sviluppati alcuni punti cruciali. Tra questi si è parlato delle principali fatiche riscontrate nel lavoro; i principali punti di forza che sono emersi nel corso degli ultimi mesi; i principali cambiamenti nei metodi di lavoro dei servizi; e i desideri e le aspettative per il futuro dei servizi. La riflessione della mattina si è dunque conclusa con una restituzione in plenaria, dove sono emersi importanti ed interessanti spunti tra cui: - Il fatto che il covid abbia centrato gli interventi sulla maggiore cura di se stessi e del benessere psicofisico, così come ha consentito l’emersione di autonomie inaspettate degli utenti e dei servizi stessi - Il ritorno ai bisogni primari delle persone, così come la flessibilità e la “camaleonticità” dei gruppi di lavoro e dei servizi. Si è capito come trarre dei risvolti positivi anche da situazioni all’apparenza complicate - La tenuta psicologica e personale è diventato un punto di contatto con gli utenti, dato che anche gli operatori hanno vissuto dimensioni simili a quelle vissute da loro - La necessità del riavvicinamento al sanitario come sistema fondamentale per il funzionamento di servizi integrati - Una maggiore consapevolezza del fatto che i servizi GEA sono vere e proprie “antenne sociali”, in grado di rilevare i bisogni plurimi anche se si discostano loro target di elezione. Gli spunti conclusivi del pomeriggio Il lavoro svolto nel pomeriggio è stato condotto invece dalla responsabile del servizio GEA, Monica Brandoli, e dai responsabili delle cooperative gestori del Consorzio L'Arcolaio. Durante questo momento di forte coesione si è lavorato su vari aspetti. Primo su tutti il fatto di capire come poter rinforzare la rete, come migliorare il dialogo, la comunicazione e l’ottimizzazione della partecipazione ai tavoli di lavoro. Infatti, non sempre tutti gli operatori hanno l’obbligo di seguire ogni progetto. In questi casi è fondamentale individuare i metodi più efficaci per valorizzare lo scambio di pareri anche quando non si riesce ad essere fisicamente presenti ad ogni singolo progetto in questione. Inoltre si è cercato di ipotizzare un percorso di lavoro che sia orientato verso la fattibilità di un affidamento dei servizi della Grave Emarginazione Adulta attraverso la coprogettazione, superando così la logica dell’appalto. Sono sfide impegnative, che non possono certo essere risolte in una giornata, ma sulle quali è doveroso cominciare a porre le fondamenta per poterle affrontare nella maniera più efficiente possibile, con uno sguardo fiducioso al futuro. Non perdete tutti gli aggiornamenti in materia di Grave Emarginazione Adulta su bolognatida.it anche sui social di Associazione Naufragi per restare informati su tutte le notizie inerenti a questa sfera.
La puntata di Liberi Dentro-Eduradio di martedì 22 Giugno si è aperta con una notizia a tema carcere dallo sfondo più che roseo. E’ stata riportata la notizia de “Il Giorno” che segnala la splendida iniziativa nella casa circondariale di Torre del Gallo a Pavia. Qui, a inizio Giugno, infatti è stato presentato “Qua la zampa”, il progetto innovativo voluto fortemente dalla Direttrice del carcere di Pavia Stefania D'Agostino, dalla direttrice generale di Ats Mara Azzi e dall’ex garante provinciale dei detenuti Vanna Jahier, in collaborazione con la Scuola Cinofila “Il Biancospino” di Casteggio. Il progetto in questione ha permesso la costruzione nell’area dell’intercinta esterna dell’Istituto di uno spazio di accoglienza stabile per due cani, al momento, provenienti dal canile di Voghera. Ma non è tutto, un altro obiettivo è quello che mira all’attivazione di un percorso di educazione cinofila per i detenuti, finalizzata al raggiungimento di un patentino di educatore usufruendo di un tirocinio formativo . Gli istruttori della scuola cinofila sono responsabili del percorso educativo che prevede un impegno quotidiano nella cura ed educazione dei cani da parte delle persone detenute. Attualmente, su oltre 700 persone ristrette, sono tre coloro che si occupano quotidianamente dei cani e che frequentano regolarmente il corso di educatore cinofilo. Le competenze che acquisiranno durante il corso offriranno loro un’opportunità di impiego dopo la scarcerazione. Nello specifico, il progetto è finanziato da Fondazione Banca del Monte di Pavia e Fondazione UBI di Milano e promosso dall'Associazione di volontariato Amici della Mongolfiera di Pavia, che da anni collabora con la Casa Circondariale Torre del Gallo, attivando laboratori interculturali e servizi di assistenza per detenuti stranieri. La speranza è che il rapporto con questi animali possa creare un’opportunità per le persone detenute nel momento in cui torneranno in libertà. Pubblicato martedì 29 giugno 2021
Durante la puntata di Liberi Dentro-Eduradio del 18 giugno è stata discussa una notizia tratta dal sito targatocn.it davvero molto avvincente: 5 persone detenute nel carcere di Saluzzo (Cuneo) hanno infatti realizzato a mano delle borse in tessuto. Il progetto in questione ha visto gli albori in piena pandemia, quando il gruppo di persone ristrette aveva iniziato a produrre mascherine con le lenzuola all’interno del laboratorio artigianale di sartoria, nato quasi per caso all’interno del Carcere Rodolfo Morandi di Saluzzo, dal nome Are@51lab. Un anno fa, infatti, la pandemia ha costretto tutti alla chiusura e così alcuni detenuti, desiderosi di contribuire in modo attivo al controllo della diffusione del virus all’interno del carcere, si sono improvvisati creatori di mascherine, realizzate con i mezzi che avevano a disposizione: ovvero le lenzuola In seguito, da questa attività si è pensato di mettersi alla prova con una nuova sfida: produrre borse in tessuto. Si è deciso di cogliere al volo l’occasione di trasformare l’esigenza in opportunità e così i neo-sarti, grazie alla collaborazione di tutto il team carcerario, si sono impratichiti nell’uso della macchina da cucire e hanno iniziato a cucire borse e sacche per usi quotidiani. Ora le persone detenute avranno l’occasione di presentare finalmente la loro prima collezione di borse e sacche, realizzate artigianalmente dentro le mura, e saranno esposte in Start/Artigianato presso Casa Cavassa. Una splendida iniziativa che speriamo possa prendere piede anche in altre case circondariali di tutta Italia, per permettere alle persone detenute di ricominciare e trovare un’attività nella quale convogliare le energie quotidiane. Non perdete gli aggiornamenti costanti con Liberi Dentro-Eduradio in materia carcere anche sui canali social! Pubblicato martedì 22 giugno 2021
Nella puntata di mercoledì 9 giugno di Liberi Dentro-Eduradio & TV si è affrontata immediatamente una tematica molto incoraggiante che arriva dalla sfera carcere e riguarda l’aumento della possibilità di lavoro all’interno degli istituti di pena. A dare le dimensioni di questo incremento è la Relazione al Parlamento relativa allo svolgimento da parte di detenuti di attività lavorative o corsi di formazione professionale per qualifiche richieste da esigenze territoriali con dati che si riferiscono al 2020. Anche il numero dei detenuti impegnati nella gestione quotidiana degli istituti penitenziari è cresciuto: al 30 giugno 2020 risultavano impiegate 14.174 unità contro le 13.582 al 30 giugno del 2019. Non si registra invece lo stesso incremento di lavoro per datori esterni che proprio a causa del Covid-19 hanno mostrato una battuta d’arresto rispetto agli anni precedenti: al 30 giugno 2020, tuttavia, risultano alle dipendenze di datori di lavoro esterni all’Amministrazione penitenziaria 2.072 detenuti. Sempre rispetto al 30 giugno 2020, i detenuti impegnati in attività lavorative erano oltre 17 mila, ovvero quasi il 32% dei presenti negli istituti di pena. Il dato più evidente, tuttavia, riguarda il capitolo di spesa delle retribuzioni per i detenuti lavoranti alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria negli ultimi anni: un dato che ha fatto registrare un forte incremento. Nella relazione “Il lavoro è ritenuto dall'Ordinamento penitenziario l'elemento fondamentale per dare concreta attuazione al dettato Costituzionale, che assegna alla pena una funzione rieducativa, in questo senso l'Amministrazione Penitenziaria è costantemente impegnata ad offrire nuove opportunità lavorative per la popolazione detenuta”. Lavoro che dunque può essere svolto sia alle dipendenze dell'Amministrazione penitenziaria (in attività agricole, industriali, di manutenzione ordinaria dei fabbricati e nei servizi vari d’istituto), sia alle dipendenze di soggetti terzi, come imprese e cooperative. Non perdetevi gli ultimi aggiornamenti in materia di carcere a Bologna e in tutta Italia sui social di Liberi Dentro-Eduradio & TV. Pubblicato martedì 15 giugno 2021
Dopo una giornata di lezione e allenamenti, Giulio, Giorgio, Valerio e Saliou scalano il Colle dell'Osservanza per portare ai ragazzi senza casa un pasto al quale loro possono rinunciare: Così imparano a pensare agli altri e toccano con mano cosa vuole dire solidarietà”. Una bella storia di solidarietà quella sta facendo incontrare ragazzi che apparentemente hanno davvero poco in comune, tranne forse, l'età. Una di quelle storie in cui è difficile definire chi dà e chi riceve (e che poi tanto pocoimporta). Ambientata fra l'altro in un luogo bellissimo della nostra città, che degnamente fa da scenario al racconto che vede protagonista una squadra speciale. È ora di cena, quando Giulio, Giorgio, Valerio e Saliou salgono lungo via dell’Osservanza, con grandi e pesanti borse. Sono giovanissimi atleti, tra i 16 e i 17 anni, giocatori in formazione della Fortitudo Academy, la giovanile della squadra di basket cittadina. Vengono dalla Sicilia, dalla Lombardia, dalla Toscana, il più vicino da Modena e vivono nella foresteria. Mattina a scuola, chi alle Aldini Valeriani, chi al Rosa Luxemburg, o al Leonardo Da Vinci, pomeriggio di allenamenti e molto tempo da trascorrere insieme. Hanno in comune dei sogni che stanno cercando di realizzare. L'incontro: i giovani atleti e i loro coetanei, che una casa non ce l'hanno. Con passo spedito, uniforme sportiva e scarpe da ginnastica, raggiungono veloci Villa Aldini, che da tre settimane ospita un centro per l’accoglienza notturna di persone senza dimora. A dare loro il benvenuto, una decina di persone di diverse nazionalità, accomunate dalla vita di strada e gli operatori di Società Dolce, che gestisce il servizio per ASP Città di Bologna. Su un tavolo della sala mensa, i ragazzi svuotano le borse, impilando piatti monoporzione di pasta, pesce, carne e verdure, per una cena inaspettata, da offrire a chi si appresta a trascorrere la notte in dormitorio. Sono i pasti non consumati dai giovani atleti, che nel fine settimana rientrano a casa, o escono con gli amici: “Non vogliamo buttarli, è cibo buono, così abbiamo pensato di portarli qui” spiega Giorgio, che ha già alle spalle qualche esperienza di volontariato. Per gli altri, invece, è la prima volta sono entusiasti: “È bello che ci siano posti come questo, con persone pronte a dare una mano a chi ne ha bisogno”, dice Saliou. Mario è appena arrivato con la navetta che la sera e la mattina fa la spola per gli ospiti del dormitorio da Villa Aldini alla città e viceversa. Si avvicina al tavolo e prende uno, poi due piatti, poi un altro e un altro ancora, quindi si siede soddisfatto a gustare la cena. Insieme a lui, gli altri utenti del servizio. Così lo sport unisce e integra ragazzi che arrivano da ogni parte del mondo.In questa bellissima location sui colli bolognesi, con vista sulla città e le sue torri, s’incontrano Italia, Cina, Marocco e tante altre nazionalità che convivono nello stesso spazio, proprio come in una squadra sportiva. Come Ahmed e Pablo, che al tramonto si raccontano ricordi di un’infanzia trascorsa ai lati opposti del mondo, emersi dalla memoria mangiando rusticani raccolti dagli alberi intorno a Villa Aldini. “Lo sport – spiega Maila Mansani, operatrice di Società Dolce, cooperativa che sponsorizza la Fortitudo Academy fornendo la ristorazione e gli educatori - è unione, rispetto dell’altro e integrazione, che devono far parte del bagaglio formativo dei futuri atleti. In questo modo i nostri giovani imparano a pensare agli altri e toccano con mano cosa vuole dire solidarietà”. Comunicato a cura dell'Ufficio Stampa Società Dolce - Tratto da https://www.bolognatoday.it/cronaca/fortitudo-academy-pasti-ospiti-villa-aldini.html
L’uscita dal carcere da parte delle ormai ex persone detenute non sempre corrisponde ad un reinserimento all’interno della società. Capitano a volte situazioni per le quali ci siano nuovi problemi con la legge e ricadute, con il conseguente ritorno nelle carceri. Questo fenomeno è chiamato recidiva e in Italia il tasso di recidiva degli ex detenuti si aggira intorno al 70%, il che significa che più di 2 persone su 3, una volta uscite dal carcere, commettono ulteriori crimini e devono scontare un’altra pena in carcere. Abbiamo voluto così parlare di questo argomento insieme a Claudia Clementi, direttrice della Casa Circondariale di Bologna, proprio per chiederle un parere in merito alla situazione nazionale degli ex detenuti. In particolare, soffermandoci sugli interventi fondamentali che si possono applicare per contenere i rischi di recidiva, non solo sul territorio bolognese, ma su tutto il panorama italiano. Il carcere come momento di riflessione della propria vita Prima di addentrarci all’interno delle misure da adottare per contenere il rischio di recidiva, è importante soffermarsi un attimo sul ruolo del carcere per le persone detenute. Claudia Clementi a questo proposito afferma come il carcere debba essere percepito dai reclusi non semplicemente come una pena detentiva, ma come un momento di riflessione della propria vita. Seppur in un contesto altamente complesso quale quello del carcere, la persona reclusa si ritrova decisamente in contatto con se stessa, avendo la possibilità di usufruire del supporto di professionisti, volontari, insegnanti ecc.., in un processo di possibile empowerment pensando al momento della scarcerazione. Come contenere la recidiva negli ex detenuti: alcuni interventi da attuare Il problema di fondo delle persone ex detenute che escono dal carcere è semplice: hanno difficoltà a trovare una sistemazione e un lavoro spesso a causa del background di provenienza, così come per la fedina penale compromessa. Di conseguenza, il rischio di commettere nuovamente dei reati per poter sopravvivere nella società è alto, proprio per poter provvedere alla propria sussistenza. Per questo motivo, secondo Clementi, è fondamentale intercettare i bisogni primari delle persone detenute quando ancora stanno scontando la pena, in modo tale da garantire un rientro in società con alcune basi solide dalle quali poter ripartire. Sono dunque necessari diversi interventi che vanno attuati in prossimità delle dimissioni dall’istituto penale della persona detenuta. Uno di questi si basa sul fornire l’opportunità alle persone recluse di svolgere dei periodi di tirocinio in aziende convenzionate con il carcere, per poi puntare ad una futura assunzione al termine della pena. Un altro intervento di grande utilità è anche quello fornito dal “Progetto dimittendi” fornito dal Servizio Sociale Bassa Soglia (SBS), che consiste nell’individuare i dimittendi con maggiori difficoltà per intercettare i loro bisogni e aiutarli per tempo ad inserirsi nuovamente in società al momento del fine pena. La recidiva in sostanza si può contenere creando tutti i supporti e le condizioni materiali e psicologiche affinché le persone detenute, una volta libere, abbiano la possibilità di effettuare scelte di vita diverse da quelle che le hanno portate a scontare la pena in carcere. Ciò che spesso non viene compreso, conclude Clementi, è che la gestione della pena detentiva e di quello che ne consegue non è di competenza esclusiva dell’amministrazione penitenziaria, ma di una molteplice varietà di enti e figure istituzionali, oltre che della comunità esterna. Solo con una notevole sinergia tra le parti e una discreta lungimiranza si può davvero pensare di contenere il fenomeno della recidiva in termini non solo locali, ma a livello nazionale. L’intera comunità sociale deve assumersi la responsabilità del reinserimento perché solo così si può realmente raggiungere l’obiettivo comune. Non dimenticate di seguire tutti gli aggiornamenti in materia di carcere su Liberi Dentro-Eduradio & TV!
Martedì 25 maggio durante il programma Liberi Dentro-Eduradio la puntata è stata aperta da una splendida notizia riguardante la sfera carcere, in particolare quella fiorentina. Grazie ad un progetto promosso dall’Istituto Sociale Madonnina del Grappa, infatti, 4 persone detenute che scontano la pena nella casa circondariale di Caciolle cucinano ogni sera generi alimentari di prima necessità per molte persone senza dimora. Ogni sera intorno alle 20, dunque, il cibo preparato viene prelevato dalla Protezione Civile “La Misericordia” e dalla Croce Rossa e viene distribuito a chi ne ha davvero bisogno. Le persone detenute in questione servono oltre 30 pasti tutti i giorni, proprio per aiutare coloro che si trovano in una condizione di emarginazione, anche solo provvisoria. Le persone coinvolte nel progetto definiscono questo impegno una “terapia di redenzione”, dato che in qualche modo ricorda il loro passato vissuto in maniera marginale, durante il quale avrebbero avuto bisogno di un pasto caldo nei momenti di difficoltà. Poter usufruire di un percorso alternativo al carcere può quindi anche dare la possibilità di sentirsi partecipi di movimenti di solidarietà di grande impatto, fino al percepirsi parte di una comunità. Questo acquisisce ancora più valore in questa situazione di pandemia e sofferenza collettiva. Non dimenticate di seguire tutti gli aggiornamenti in materia di carcere, in Italia e nel mondo, con Liberi Dentro-Eduradio, anche sui canali social Facebook e Instagram.
Venerdì 21 maggio si è svolto un importante convegno nazionale “Liberi Dentro: la comunicazione al/dal carcere nell’era del distanziamento sociale”, organizzato dall’ufficio regionale Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale. In questo articolo vogliamo porre l’accento sugli argomenti trattati durante il convegno, su coloro che sono intervenuti e infine su come si può migliorare ulteriormente questo progetto per i mesi a venire. Tematiche e protagonisti del convegno Il convegno si è rivelato una cruciale occasione di contaminazione grazie alle esperienze nazionali ed internazionali condivise, all’apertura dello sguardo sull’utilizzo delle tecnologie all’interno di un contesto che usualmente è loro ostico e l’approfondimento delle potenzialità offerte dalle trasmissioni radio/tv dedicate alla persone detenute ed alla cittadinanza. I temi toccati durante il convegno sono stati diversi: si è parlato innanzitutto del progetto Eduradio, della sua storia e delle prospettive future; ci sono stati interventi in merito alle esperienze e ricerche sulla radiofonia per il carcere in ambito nazionale e non; e infine sono emerse le riflessioni degli operatori sia dentro che al di fuori dal contesto carcerario. Il tutto reso ancor più stimolante grazie alla partecipazione e agli interventi di numerose presenze istituzionali tra cui: Marta Cartabia, Ministra della Giustizia Matteo Zuppi, Cardinale Arcivescovo di Bologna Elly Schlein, Vicepresidente Regione Emilia-Romagna Susanna Zaccaria, Assessora Educazione Scuola Pari Opportunità Comune di Bologna Claudia Clementi, Direttrice Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna Massimo Ziccone, Direttore Area Pedagogica della Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna Antonio Ianniello, Garante delle persone private della libertà personale Comune di Bologna Marco Bonfiglioli, Direttore Ufficio Detenuti e Trattamento Provveditorato Amm. Pen. Emilia-Romagna e Marche Monica Brandoli, Responsabile Servizio Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta di Asp Città di Bologna. In cosa consiste il progetto Liberi Dentro-Eduradio L’occasione del confronto è stata resa possibile dall’esperienza di Eduradio, un innovativo servizio radio-televisivo nato in tempo di pandemia ad aprile 2020 con l’obiettivo di “fare da ponte tra carcere e città”. La sperimentazione è nata dall’iniziativa di un gruppo di volontari che operavano dentro al carcere e, dopo pochi mesi dall’avvio del progetto, si sono costituiti in un'associazione: Insight, oggi principale promotrice del programma, supportata da ASP Città di Bologna e dalle altre numerose associazioni operanti all’interno della Casa Circondariale. In questo ultimo anno di attività il programma ha progressivamente coinvolto un numero crescente di protagonisti nel campo scolastico, educativo, associativo e sanitario e ora ha l'ambizione di stabilizzarsi nel tempo. Questo potrà essere possibile anche per merito della presenza di Eduradio su tre canali significativi: Radio Città Fujiko, Teletricolore e Lepida TV. Quest’ultima rete in particolare darà la possibilità di emittenza sul bacino regionale, con la speranza di raggiungere sempre più persone dentro e fuori dal carcere interessate al progetto. Le esperienze intervenute al convegno Il convegno, inoltre, è stato un momento di intervento anche per altre realtà significative, legate alla sfera del carcere che presentiamo di seguito: Jailhouse Rock, trasmissione nata nel 2009 a cura dell’Associazione Antigone, alla quale collaborano le persone detenute del carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso e del carcere milanese di Bollate, che ogni settimana realizzano un Giornale radio dal carcere Radio Carcere, in onda settimanalmente da circa venti anni sulle frequenze di Radio Radicale. Un programma che mira a sensibilizzare i detenuti stessi rispetto ai diritti di cui sono titolari, così come si rivolge alla cittadinanza e alle istituzioni, attraverso la testimonianza di chi subisce il carcere Radio Maria, che dalla sua fondazione dedica un’attenzione particolare al mondo dei reclusi, secondo il taglio religioso proprio di questa emittente Laboratorio radio-televisivo condotto da Paolo Aleotti presso il carcere di Bollate, rivolto prettamente alle persone oltre confine in cui il taglio può essere quello del sostegno ai professionisti dell’esecuzione della pena, della consolazione morale e spirituale di chi subisce la detenzione, così come può caratterizzarsi per la mobilitazione a tutela dei diritti dei detenuti. Spunti e riflessioni per il futuro del programma A concludere la giornata del convegno dedicato a Liberi Dentro-Eduradio, sono stati alcuni spunti di lavoro sui quali è doveroso concentrarsi per poter guardare al futuro del programma con ancor più dedizione e impegno. In questo senso, le riflessioni emerse riguardavano i possibili sviluppi di Eduradio come uno degli strumenti a disposizione dell’area pedagogica; così come la necessità di poter rilevare i dati ascolto dentro al carcere per poter sviluppare al meglio il progetto. Inoltre, appare evidente la problematica legata all’accessibilità, l’assenza di filodiffusione all’interno della casa circondariale di Bologna resta una delle sfide cruciali per raggiungere una completa riuscita del progetto. Allo stesso modo, la necessità di contaminare altri istituti regionali e nazionali affinché si possano avviare sperimentazioni simili per rimettere in contatto tutte e tutti i cittadini presenti sul nostro territorio. L’agenda 2021 vede pertanto molto impegnate le istituzioni e le realtà coinvolte non solo nel progetto Liberi Dentro - Eduradio, ma anche coloro che presidiano il nutrimento delle nostre comunità per ri-generare le relazioni tra le persone che attraversano le nostre città, soprattutto dopo un anno nel quale tutte e tutti siamo stati costretti a considerarci sempre più...distanti Non dimenticate di seguire tutti gli aggiornamenti in materia di carcere su Associazione Naufragi e su ASP Città di Bologna. Notizia tratta dal sito di Bologna ti dà - https://www.bolognatida.it/news

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