Protezioni Internazionali

Il 16 settembre si terrà a Roma, presso la sede del “Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro” la conferenza finale del Progetto europeo MiStra (Migrant Inclusion Strategies in European Cities), che ha visto la partecipazione dell’ASP come partner di progetto. Alla tavola rotonda, riservata alle autorità pubbliche europee, parteciperà l’Amministratore Unico Gianluca Borghi, mentre Marco Marano relazionerà sui risultati progettuali. Avviato nel marzo del 2013, con capofila il Ciofs-Fp nazionale, MiStra è un progetto di mainstreaming, afferente al Programma Lifelong Learning, che ha coinvolto decisori politici, autorità locali, organizzazioni di migranti e rom, attori pubblici e privati, su azioni individuate come buone pratiche a livello europeo per l'inclusione dei Rom e dei migranti. Il progetto ha intercettato quattro città europee come esportatrici delle loro buone prassi verso altrettante città che le hanno adottate, individuando ovviamente i criteri di adattamento ai contesti locali specifici. Bologna ha esportato le sue prassi, attraverso la facilitazione sul campo dell’ASP, verso Burgas, una cittadina bulgara sul mar Nero. La Conferenza sarà un'occasione per discutere sulle politiche e le strategie per l’inclusione di migranti e rom, nonché sui processi di trasferimento delle buone pratiche tra tutte le città europee coinvolte. A tal proposito Bologna e Burgas, attraverso gli operatori di riferimento, proporranno un’analisi congiunta sui risultati raggiunti. Consulta il programma della giornata Per approfondimenti sul progetto consulta il sito MiStra Pubblicato il 3 Settembre 2014
Intervista a Chiara Finizio, operatrice Sportello SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) Il progetto territoriale di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, gestito da ASP Città di Bologna, funziona grazie alla collaborazione tra Istituzioni e privato sociale. Chiara Finizio racconta le difficoltà e le sfide di un lungo percorso verso l'autonomia. Secondo i dati EUROSTAT, nel secondo trimestre del 2013 l'Italia ha ricevuto quasi 6.000 richieste d'asilo. A farne richiesta, uomini e donne provenienti prevalentemente dal Pakistan, dalla Somalia e dall'Afghanistan, che - come ci racconta Chiara Finizio, operatrice dello sportello SPRAR gestito da ASP Città di Bologna - scappano da povertà, persecuzioni, emarginazione, solitudine, problemi a livello psichico, mancanza di libertà: ostacoli che rendono impossibile una vita dignitosa nei loro paesi d’origine . Lo SPRAR - Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati è il progetto istituito dal Ministero dell'Interno e gestito in collaborazione con gli enti locali e le realtà del terzo settore per accogliere queste persone. A Bologna, il progetto territoriale SPRAR si inserisce all'interno del Servizio Immigrati dell'ASP e coinvolge una rete di soggetti differenti -oltre all'ASP Città di Bologna il Comune, l'Associazione MondoDonna e il Consorzio Arcolaio - che lavorano in sinergia per garantire interventi di accoglienza integrata. Una volta inserito nel progetto – spiega Chiara - il richiedente asilo viene accolto da un operatore che ha il compito di accompagnarlo in un percorso individualizzato verso l’autonomia. A ogni utente viene garantita l’assistenza legale per assolvere tutti gli adempimenti necessari al riconoscimento del suo status di rifugiato e, in generale, si forniscono le coordinate e gli strumenti per orientarsi tra i servizi e le opportunità che il territorio offre: come trovare un medico, ad esempio, come iscrivere i propri figli all’asilo nido oppure a chi rivolgersi per frequentare una scuola d’italiano. Per ogni richiedente asilo viene stilato un progetto individualizzato che include anche la possibilità di un inserimento lavorativo: “nell’ambito del progetto abbiamo a disposizione alcune risorse che ci permettono l’organizzazione di borse lavoro o tirocini formativi. A seconda della formazione che la persona aveva conseguito nel proprio paese di origine – spiega nel dettaglio Chiara - si decide se è possibile convalidare alcuni titoli, oppure, se emerge l’esigenza di sperimentarsi in un altro tipo di attività, si può stabilire di intraprendere nuovi percorsi che permettono di acquisire competenze e conoscenze in grado, nel tempo, di garantire l’autonomia della persona”. Un obiettivo difficile da raggiungere, soprattutto in un momento di crisi strutturale come quello che sta attraversando l’Italia: “il progetto SPRAR – sottolinea Chiara - non ci dà la possibilità di garantire a tutti una casa e un lavoro però permette alle persone di acquisire degli strumenti in più: una maggiore conoscenza dell’italiano (lo studio dell’italiano è un punto fondamentale), o un primo inserimento nel mondo del lavoro”. Capita, dunque, che alcuni utenti, una volta finito il proprio percorso all’interno del progetto SPRAR, tornino a rivolgersi nuovamente allo sportello: “molte persone acquisiscono un’autonomia che però è temporanea – spiega Chiara - e spesso tornano per chiedere informazioni o per esprimere il loro disagio e la difficoltà nel trovare un lavoro stabile”. Non mancano le storie positive come quella di un uomo pakistano che, dopo essere uscito dal progetto, è stato assunto a tempo indeterminato in un albergo; da poco ha fatto richiesta di ricongiungimento familiare – moglie e figli vivono in Pakistan – e ha conquistato così tanto la fiducia del suo datore di lavoro che la moglie, una volta arrivata in Italia, lavorerà nello stesso albergo. Al momento - ci racconta Chiara - seguiamo circa 800 utenti (non tutti inseriti nel progetto SPRAR) ; tra questi ci sono anche donne sole con bambini: in questi casi diamo innanzitutto molta importanza all’aspetto sanitario, ci prendiamo cura dei bambini che in molti casi non sono mai stati seguiti da un pediatra. Lo SPRAR prevede dei posti per donne sole con bambini e per famiglie ma non è detto che tutte riescano ad accedervi. In questo caso si cerca di trovare un posto nella rete SPRAR di un'altra città e, quando questo non accade, proviamo a individuare sul territorio delle possibilità adeguate per rispondere alle loro esigenze. Cerchiamo di essere sempre in contatto con il privato sociale, che ci aiuta moltissimo nell’accoglienza e nella costruzione di percorsi di socializzazione . Ciò che appare chiaro, ascoltando i particolari del lavoro quotidiano che Chiara svolge insieme ai suoi colleghi, è che chi si rivolge al loro sportello non è considerato un semplice utente ma una persona con alle spalle una storia spesso drammatica e con un futuro incerto e fragile da definire insieme: “le persone che si rivolgono a noi hanno subito traumi molto forti e, arrivati in Italia, affrontano spesso situazioni di solitudine e di emarginazione, di sospensione dei diritti. Il nostro primo obiettivo è di vincere la loro diffidenza, di ascoltare per entrare in relazione con loro; solo una volta conquistata la loro fiducia possiamo iniziare a capire come valorizzare le loro risorse. La lingua è il primo ostacolo da superare, noi operatori parliamo varie lingue ma spesso i nostri utenti si esprimono in lingue poco diffuse e per questo possiamo contare sul supporto di mediatori culturali. A cadenza mensile abbiamo anche a disposizione uno spazio di supervisione offerto dal Centro di Salute Mentale che aiuta noi e i nostri colleghi che seguono gli utenti nelle strutture di accoglienza ad affrontare i casi più complessi. Oltre al contatto diretto con gli utenti a Chiara e ai suoi colleghi spetta anche un intenso lavoro di back office che consiste non solo nella rielaborazione di dati e caricamento di banche dati e in una costante attività di formazione e aggiornamento ma anche nell'interazione con le realtà del privato sociale che rappresentano una rete di sostegno fondamentale per il progetto: ci sono numerose risorse sul territorio che costantemente cerchiamo di esplorare. Un esempio è il laboratorio Abba, inventato, costruito e portato avanti dalla Cooperativa La Rupe che dà la possibilità ad alcune persone che seguiamo di svolgere lavori manuali retribuiti giorno per giorno. Bologna - conclude Chiara - può essere definita una città accogliente grazie all'impegno delle Istituzioni e alla presenza di un privato sociale vivo: ci sono molte associazioni disposte a sostenere queste persone, tante risorse e numerosi servizi dedicati. Per questo occorre continuare a fare rete, imparare a conoscersi partendo dal confronto tra gli stessi operatori, per evitare di frammentare gli interventi e per rispondere al meglio ai bisogni di chi si rivolge a noi . Tratto da Mosaico News - periodico di informazione dell'ASP Città di Bologna - n°1-2014
A partire dal mese di luglio 2014, il Comune di Bologna, in qualità di ente locale titolare del progetto SPRAR, e ASP Città di Bologna, in qualità di ente gestore (insieme all’ATI - Associazione Temporanea di Impresa fra Consorzio Arcolaio e Associazione Mondo Donna), provvederà ad attivare 30 posti straordinari per rispondere alle numerose richieste di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. L’Azienda sarà impegnata nell’orientamento amministrativo legale, e in alcuni processi di integrazione, come l’attivazione di stage formativi. L’iniziativa nasce a seguito della comunicazione del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che il 13 maggio 2014 ha confermato l’impegno del Governo a “reperire le risorse necessarie fino ad integrale copertura dei costi” per l’attivazione di tutti i posti disponibili all’ interno della rete SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). A seguito di tale decisione, il Servizio Centrale si è rivolto a tutti gli enti locali titolari di progetti territoriali del Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati affinché procedessero all’attivazione di tutti i posti aggiuntivi così come indicato all’ interno del progetto SPRAR, nella domanda di contributo presentata alla fine dell'anno 2013. Il progetto prevede l’accoglienza di 21 utenti uomini e 9 utenti donne in quattro strutture del territorio: il centro di accoglienza il Paleotto, Casa Jacaranda, un appartamento in via di Saliceto (messo a disposizione dei gestori da ASP Città di Bologna) e 3 case prefabbricate presso il Comune di Castenaso. Per il sostentamento degli ospiti il Servizio Centrale erogherà agli enti locali impegnati un contributo fisso giornaliero di € 35,00 ad utente.
In occasione della giornata mondiale del rifugiato del 20 giugno scorso, si sono svolti a Bologna una serie di eventi volti a celebrare la ricorrenza riconosciuta a livello internazionale. L'ASP ha partecipato attivamente al convegno del 21 giugno L'Italia e il sistema europeo comune di asilo svoltosi presso la Biblioteca Salaborsa in Piazza Nettuno (Bologna) per spiegare, con un intervento dell’ Amministratore Unico, l’attività svolta nell’ ambito dell' assistenza, accoglienza e integrazione svolta a favore degli immigrati nel nostro paese e in particolare nel comune di Bologna. L’ASP Città di Bologna ha fra le proprie funzioni il governo di alcuni interventi sulla popolazione migrante accolta nel nostro comune e nei comuni limitrofi. Si tratta sia di interventi storici avviati alla fine degli anni ’90 sia di altri generatisi a seguito delle nascenti esigenze degli ultimi dieci anni. A quest’ultima tipologia di interventi afferiscono l’adesione del Comune di Bologna e di ASP alla rete nazionale SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) e la nascita dello Sportello Protezione Internazionali, servizio cittadino rivolto ai richiedenti e ai beneficiari di protezione internazionale deputato all’ascolto, l’orientamento e presa in carico dei richiedenti e beneficiari di protezione, nonché del coordinamento del progetto SPRAR. Obiettivo finale è la messa in campo di interventi socio-sanitari per avviare le persone prese in carico verso una condizione di inserimento sociale soprattutto attraverso l'acquisizione di autonomia lavorativa ed abitativa. I dati del 2013 rilevano che i benecificari di protezione internazionale (185) hanno superato il numero dei richiedenti (159), confermando il fenomeno della migrazione interna di persone che hanno ottenuto la protezione in altri luoghi del paese. I dati del primo semestre 2014 confermano tale andamento con circa 200 presenze allo sportello, caratterizzando l'attività verso tre principali fenomeni: presenza di nuclei familiari o mono parentali, aumento di forme di disagio psicologico, donne che provengono da percorsi di tratta. Di recente è stata inoltre attivata una collaborazione con Ervet, al fine di scambiare e confrontare le reciproche conoscenze per individuare possibili percorsi comuni e sviluppare iniziative innovative a valenza internazionale.
Sabato 21 giugno, dalle 9 alle 14, presso la Biblioteca Salaborsa, piazza Nettuno 3, Bologna, si terrà il convegno L'Italia e il sistema europeo comune di asilo , dove rappresentanti della Commissione Europea, del Governo italiano, delle Istituzioni locali, di agenzie europee di accoglienza e della società civile, si confronteranno sul delicato tema del sistema di asilo. Per Asp Città di Bologna, sarà presente l'Amministrarore Unico, Gianluca Borghi. L'Italia sta affrontando un massiccio arrivo di persone che attraversano il Mediterraneo e fanno richiesta di asilo nel nostro paese, oppure cercano di allontanarsi subito per proseguire il viaggio verso altri paesi europei L'accoglienza dei richiedenti asilo è un lavoro giornaliero e pratico, portato avanti da diversi attori nell'ambito dei Progetti SPRAR, dei Progetti Dublino e di altre iniziative di accoglienza. Come stanno agendo i governi, le autorità locali, le ONG, le agenzie internazionali per farsi carico del sistema? Consulta il programma della giornata. Consulta la campagna Bologna Cares La campagna Bologna Cares sul sito del Comune di Bologna Pubblicato il 17 Giugno 2014
Venerdì 20 giugno alle ore 16,30 si terrà presso la Biblioteca Salaborsa, in piazza Nettuno a Bologna, la presentazione del libro “Mettiamo le parole in tavola” da un progetto dell’ Associazione Mondo Donna Onlus impegnata come gestore, insieme ad ASP Città di Bologna, del progetto SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). Il volume è il risultato di un progetto il cui obiettivo è fare conoscere la propria attività svolta presso la Casa dell’ Agave attraverso i racconti delle ospiti stesse che, descrivendo le ricette tipiche del loro paese di origine, hanno saputo collegare il racconto delle proprie abitudini ad un piatto tipico della zona. Durante l’evento saranno disponibili copie del volume. L’intero contributo raccolto sarà destinato a sostegno dei progetti di accoglienza. Di seguito l’invito all’ evento. Pubblicato l'11 Giugno 2014
Bologna cares! è la campagna di comunicazione del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati - SPRAR - del Comune di Bologna. A partire dal mese di maggio si svolgeranno una serie di iniziative culturali ed eventi cittadini organizzate in occasione della Giornata mondiale del rifugiato (20 giugno 2014) riconosciuta a livello universale dal 2001, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle sofferenze degli esuli e sostenere gli sforzi delle organizzazioni impegnate. Tra i primi appuntamenti, un laboratorio di scrittura rivolto sia ai richiedenti asilo ospiti a Bologna, sia ai cittadini italiani. Il laboratorio viene realizzato nel contesto della campagna Bologna cares! e fa parte del progetto di comunicazione SPRAR Bologna, messo in atto dal Comune di Bologna, dall’ASP Città di Bologna e dai gestori dell’accoglienza rifugiati Cooperativa Lai-momo, Consorzio Arcolaio, Associazione Mondo Donna e Cooperativa Camelot. Scarica i volantini degli eventi: Presentazione del libro Mettiamo le parola in tavola venerdì 20 giugno Scarica il voltantino del laboratorio di fumetto che si terrà dal 17 al 20 giugno Scarica il volantino del laboratorio di scrittura che si terrà dal 15 al 19 giugno Il programma di Bologna Cares! : Scarica la cartolina sintetica del programma Bologna Cares! Scarica il programma completo di Bologna Cares! Vai alla pagina Facebook di Bologna Cares Per appronfondimenti: Il comunicato stampa del Comune di Bologna Il blog dedicato alla campagna [Give me shelter) Vai alla notizia nel sito Sociale ER Il programma del convegno del 21 giugno Pubblicato il 13 Maggio 2014
Abitualmente trascorriamo una grande parte del nostro tempo a progettare, definire, modificare, affinare quanto quotidianamente mettiamo in campo a favore dei nostri ospiti, ma il nostro grande obiettivo, forse neanche troppo inconscio, è immaginarci una società da regalare ai nostri figli senza CIE, CARA, CPA, CDA, CP…….. e senza SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). Sostituire gli acronimi e ciò che rappresentano tecnicamente, ma soprattutto rimuovere l'ingiustizia sociale che concettualmente li genera, è il sogno che vorremmo continuare non solo a sognare. Anche noi sistema SPRAR siamo parte di questa dipendenza che scompone, classifica e ricostruisce percorsi e vite che hanno avuto la sfortuna di svolgersi in luoghi e momenti sbagliati. Storie spesso piene di sofferenza, che ci vengono consegnate da donne e uomini in fuga, ed assumono, appunto, nella nostra società il valore di accesso a quei contenitori codificati, determinando il loro essere “out” o “in”. Solo quando saremo in grado di riconoscere la persona nella sua interezza, fatta di esperienze, di cultura , di diritti e l’avremo resa consapevole dei propri doveri, potremo non avere più bisogno di inserirla in categorie predefinite al solo scopo di centellinare risorse che dovrebbero essere disponibili per tutti. Pur essendo parte di tutto questo, è qui in questa terra di mezzo fra passato e presente della persona, che ci collochiamo noi operatori dello SPRAR: accompagnatori su quelle strade che dovrebbero portare ad un’integrazione nella società. Consapevoli della conoscenza dei sentieri da percorrere ma con una sempre rinnovata curiosità verso le persone che sosteniamo. E’ nella scelta di costruire percorsi sostenibili che va ricercato il fondamento della distinzione fra lo SPRAR e gli altri sistemi di accoglienza rivolti ai richiedenti protezione internazionale ed ai beneficiari della stessa. Sono trascorsi più di venti anni da quando Bologna ha iniziato a realizzare interventi di accoglienza a favore di persone migranti; siamo passati attraverso fasi progettualmente strutturate ed altre alquanto confuse, entrambe marcate quasi sempre da un approccio generalista ed emergenziale nella ricerca delle soluzioni. Abbiamo considerato tutti i migranti appartenenti ad un unico grande percorso, spesso rifiutandoci di cogliere la specificità di ogni singola storia, negando aspettative e bisogni individuali che sono stati troppo frequentemente riassorbiti dal grande contenitore “immigrazione”. Purtroppo ancora oggi sono principalmente “immigrati”. L'esperienza di adesione alla rete nazionale dello SPRAR ha giocato un ruolo fondamentale nella costruzione e nell'affinamento di scelte diverse; le linee guida ed i canoni del programma SPRAR ci hanno portato a considerare una prospettiva differente dominata dal principio: una persona, una storia, un progetto. Questo è stato il passaggio fondamentale da cui abbiamo derivato il concetto di inserimento sostenibile, divenuto da alcuni anni la strada maestra su cui costruire gli interventi che realizziamo all'interno del nostro progetto. Tutto ciò che viene costruito deve avere una sua sostenibilità, deve tenere conto delle potenzialità della persona ma anche dei limiti; bisogna creare/ricercare le condizioni individuali perché vengano mantenute le proprie conquiste e possano essere implementate secondo le proprie possibilità, evitando fallimenti che andrebbero a configurarsi come ulteriori perdite nella vita della persona. Questa è la sfida che abbiamo deciso di raccogliere. Ben piantati nella quotidianità ma con lo sguardo rivolto verso il miglioramento delle nostre azioni. Negli ultimi anni il welfare bolognese ha subito una serie di trasformazioni che hanno portato ad una nuova organizzazione i servizi sociali cittadini ed alla collocazione operativa del progetto territoriale SPRAR dentro il Servizio Immigrati dell'ASP Poveri Vergognosi – oggi ASP CITTA’ DI BOLOGNA, dando vita con le sue articolazioni ad un vero e proprio servizio cittadino rivolto alle protezioni internazionali. Questa prima strana articolazione, in cui l'ente locale titolare del progetto non coincide strettamente con il soggetto che operativamente ne governa lo svolgimento e lo sviluppo ha fatto sì che l'ASP – anch'essa ente pubblico - si collocasse come gestore intermedio nella filiera tradizionale ente locale titolare/ente gestore, dando vita ad una sperimentazione peculiarmente amministrativa, ma prima di una serie che hanno caratterizzato anche il lavoro progettuale delle organizzazioni coinvolte: ASP, Comune, Associazione MondoDonna e Consorzio Arcolaio. Fondamentale in questo percorso di progressive sperimentazioni è stato il tenere sempre presente due concetti determinanti: vulnerabilità e resilienza. La vulnerabilità, che le riflessioni avviate nella rete nazionale hanno portato oggi ad un auspicato superamento come categoria progettuale distinta, è servita a far emergere e a renderci consapevoli di una particolarità che, a prescindere dalla condizione psico-fisica soggettiva, costituisce il substrato traumatico di tutti asilanti. La resilienza, cioè la capacità di resistere a traumi senza spezzarsi, è stata invece la grande sfida nel rapporto operatore beneficiario per l’identificazione della parte “viva” della persona su cui innestare ed innescare i processi di ripresa e ricostruzione, E’ partendo da questi due concetti che si sono originate le scelte che hanno portato a servizi dedicati come l’accoglienza per persone vittime di violenze e torture, madri sole con figli, persone con problemi sanitari gravi ma anche le evoluzioni dello Sportello protezioni internazionali di ASP e dello sportello di orientamento al lavoro – oggi Area Orientamento e Lavoro – che ha costituito la sfida più complicata, assumendo la funzione di orientamento e supporto ad inserimenti lavorativi in quell’ottica di sostenibilità costantemente ricercata. Oggi, in un Paese che si ostina a voler rincorrere l’evoluzione, ci troviamo ancora una volta di fronte ad un cambiamento veloce ed imponente della realtà degli asilanti che ci obbliga ad interrompere la percezione dell’estemporaneità del fenomeno e ci pone davanti alla sua trasformazione strutturale. Solo attraverso la costanza di “un'illusione generativa” che tenga vivace la nostra attenzione e ci obblighi a sperimentare continuamente, rifiutando la semplice constatazione dell'esistente, potremo accogliere i nuovi cambiamenti e passare dagli inserimenti sostenibili alla desiderata integrazione.. “.....non ci siamo stancati di dire che bisognava nello stesso tempo agire e che l'organizzazione si crea nell'azione” Giorgio Amendola