LA STORIA

Il Falansterio di via Saragozza
1858
Nel mese di luglio sono avviati i lavori per il rifacimento di Porta Saragozza. Più che per ragioni di viabilità, l'operazione è determinata dalla volontà di nobilitare la strada e il luogo dell'annuale ingresso in città della Madonna di San Luca.

1860
Il Governatore Farini decreta le prime trasformazioni urbanistiche postunitarie: sono dichiarati “di pubblica utilità e di urgenza” gli allargamenti di Canton dei Fiori, della via Borgo Salamo e di via Saragozza, dalla chiesa di Santa Caterina alla porta. Sono quindi avviati gli espropri dei molteplici fabbricati addossati che sorgono in prossimità di Porta Saragozza.

1861
Dopo la ricostruzione, nel 1858, della porta Saragozza da parte di Enrico Brunetti Rodati e dall’Arch. Giuseppe Mengoni, l’Ufficio d’Ornato bandisce un concorso per la progettazione del nuovo tratto terminale della strada e della piazza di Porta Saragozza. Vengono presentati due progetti, uno ad opera del Mengoni e uno dell’ingegnere capo del ufficio tecnico comunale Coriolano Monti, ma nessuno di essi viene eseguito.

1865
L’ing. Coriolano Monti porta a termine anche la sistemazione dell’ultimo tratto di via Saragozza, rettificando e dando unità architettonica al lato settentrionale, tra la chiesa di Santa Caterina e via Frassinago. Viene ridisegnata la facciata della parrocchiale e sono edificate tre grandi case contigue, simili per struttura e decorazione esterna e con appartamenti di tipo popolare: una sorta di dignitoso “falansterio”.

1888
Il nuovo palazzo viene permutato dal comune come indennizzo per l’esproprio - funzionale alla realizzazione di via Indipendenza - della sede originaria dell’Ospizio Vecchi Settuagenari sita in Piazza d’Armi. Il Falansterio confluisce così nel patrimonio del “Regio Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II”, in seguito “IPAB Giovanni XXIII”.

1915
La chiesa di Santa Sofia, inglobata nel palazzo ma mai più utilizzata per il culto, viene riconvertita in ambienti laici.

2014
Con l’unificazione delle ASP del comune di Bologna, il Palazzo entra a far parte del patrimonio di ASP Città di Bologna.

IL PROGETTISTA

Coriolano Monti
Monti Coriolano,
di Perugia, fu eletto nel 1859 alla direzione dell’ufficio edilizio municipale della nostra città e in quel periodo di allargamento di alcuni tratti di strada principali di Bologna, costruì: il palazzo Guidotti, i grandiosi casamenti di Canton de’ Fiori; Bovi Sacconi; Ratta; quello presso Porta Saragozza; prossimo al quale in rettilinea vi architettò pure il prospetto del porticato della chiesa di Santa Caterina. Sono pure sue opere: la chiesa così detta dei trentatrè e la galleria a tre navate al Cimitero Comunale. (Tratto da "La storia delle arti del disegno studiata nei monumenti che si conservano in Bologna e nei suburbi", Bologna, 1888.)
Monti è ingegnere e architetto perugino, patriota fervente e amico di Marco Minghetti. Appena arrivato a Bologna, Monti si muove con decisione: assume una squadra di giovani ingegneri, basandosi sulle loro competenze, escludendo i professionisti che avevano servito il passato regime. In questo modo si fa molti nemici: la sua attività urbanistica, ispirata alle lezioni di Haussmann a Parigi e Foerster a Vienna, sarà accompagnata, nei sei anni successivi, da notevoli lamentele e polemiche, soprattutto da parte dei membri dell'Accademia di Belle Arti. In sei anni di oculata e sapiente pratica professionale Monti fornì a Bologna un volto rinnovato nel rispetto delle caratteristiche urbane consolidate con architetture non fuori dell’ordinario ma sostanzialmente sobrie e corrette.

I NOMI

Via Saragozza
Dalla confluenza di via Urbana e via del Collegio di Spagna, raggiunge l’arco del Meloncello, fuori di porta Saragozza.

Prima documentazione dell’odonimo: 1118 (Saragoza). Il nome di questa via è antichissimo, documentato già all’inizio del XII secolo in un actum in Saragoza di manumissione (ovvero liberazione) di un servo. In passato, tra i secoli XVI e XVIII, nella via Saragozza venivano comprese le vie del Collegio di Spagna e Urbana (fino a via Tagliapietre). La confusione sull’estremo della via più lontano dalla porta fu risolto dalla riforma toponomastica napoleonica che fissò gli attuali limiti nella parte entro porta ufficializzando l’odonimo Strada Saragozza, che era in uso, in questa forma, almeno dalla metà del XVIII secolo. La riforma toponomastica del 1873-78 cambiò il nome in via Saragozza, quale è ancora oggi. Per quanto riguarda l’origine del nome, il vicino Collegio di Spagna non ha alcun ruolo. La Saragozza spagnola deriva il suo nome dalla corruzione del nome latino Cesaraugusta, e tale ipotesi fu applicata da alcuni storici anche per la Saragozza bolognese. Alcuni reperti di epoca romana rinvenuti nei pressi del palazzo Albergati fanno riferimento alle terme volute da Augusto e ciò sembra essere un elemento a favore dell’ipotesi Cesaraugusta. Il toponimo Saragozza è presente in parecchi altri luoghi al di fuori di Bologna, tra cui una porta Saragozza a Modena e una contrada Saragozza a Castel San Pietro.
Case Operaie
L’edificio di via Saragozza, anche noto come ‘Case operaie’, rappresenta il primo caso di edificio residenziale pubblico nel centro storico di Bologna. 

Progettato dall’ingegnere capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Bologna, Coriolano Monti, tra 1861 e il 1865, si inserisce all’interno dell’operazione di rinnovamento urbanistico del tratto terminale di via Saragozza. Il palazzo rientra a pieno titolo nella tipologia delle case operaie, diffusa in tutta Italia tra la metà del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo.
Il Falansterio
Nella rilettura dell’architettura cittadina bolognese che gli autori Bernabei, Gresleri e Zagnoni riportano nella loro pubblicazione “Bologna Moderna. 1860 - 1980”, il palazzo del Monti viene per la prima volta denominato “Falansterio”.

L’espressione richiama il modello edilizio utopistico teorizzato da Charles Fourier a inizio Ottocento: un edificio collettivo in cui la famiglia diventava l’istituzione fondamentale dell’organizzazione sociale. Nel Phalanstère coesistono abitazioni individuali e spazi comuni riservati alle attività lavorative, alle funzioni e alle relazioni pubbliche, per creare un ambiente propizio all’armonia sociale. Il parallelismo con il Palazzo degli Operai calza principalmente per la finalità sociale con cui l’edificio bolognese fu concepito. Anche nel progetto del Monti si può ritrovare l’ampliamento del concetto di “palazzo” all’accezione urbanistica di aggregazione di diverse utenze e funzioni: ogni piano viene infatti definito “quartiere”.

Nella grande foto si può notare che la pianta dell’edificio riproduce, nell’insieme dei diversi corpi di fabbrica, una grande F.

IL CONTESTO

Gli anni dell’Unità d’Italia
Nel 1860 il Governatore Farini decreta le prime trasformazioni urbanistiche postunitarie: sono dichiarati “di pubblica utilità e di urgenza” gli allargamenti di Canton dei Fiori e di via Saragozza, dalla chiesa di Santa Caterina alla porta.

Il 31 agosto il sindaco Luigi Pizzardi contrarrà un prestito pubblico di un milione di lire (dei quattro previsti) per l’avviamento di “lavori grandiosi a decoro della città”. Tra essi la Strada di comunicazione tra il Centro di città e la stazione della Ferrovia, che diverrà via Indipendenza. La strada di Saragozza versa, a metà ‘800, in condizioni indecorose tenendo conto che è lo sfondo scenografico per i periodici transiti dell’immagine della Madonna di San Luca. Il tecnico comunale Coriolano Monti propone la costruzione di imponenti corpi di fabbrica destinati ad abitazioni per classi popolari che, al piano terra, continuano il profilo porticato dell’edilizia preesistente inglobando due spazi sacri
La via e la Porta Saragozza
Dopo il rifacimento di Porta Saragozza, il Monti porta a termine la sistemazione dell’ultimo tratto di via Saragozza, rettificando e dando unità architettonica al lato settentrionale, tra la chiesa di Santa Caterina e via Frassinago.

Viene ridisegnata la facciata della parrocchiale, amputata dai lavori della strada, e sono edificate tre grandi case contigue, simili per struttura e decorazione esterna e con appartamenti di tipo popolare: una sorta di dignitoso “falansterio”.

Uno dei corpi di fabbrica incorpora la chiesa di S. Sofia della confraternita dei Domenichini, mentre un’altra chiesa viene abbattuta e ricostruita dal Monti nei pressi della porta. Si tratta della chiesa dell’Ascensione di Nostro Signore, tenuta dalla Compagnia dei Trentatrè o Congregazione dei 33 anni di Cristo, i cui membri sono chiamati Sabatini, perché soliti ad andare in processione a San Luca ogni sabato prima dell’alba.

Questo nuovo edificio religioso e i tre fabbricati ad uso civile, dotati di negozi e di un lungo porticato con volte a botte, sono completati entro il 1865.
I portici di Santa Caterina e Saragozza
Questi portici appartengono ad una serie di edifici residenziali minori (case popolari costituite da piccoli spazi domestici) che hanno mantenuto l’originario modello tipologico e strutturale in un contesto sociale che è rimasto anch’esso “popolare” e artigianale.
Sono una sorta di anticamera del “portico” che conduce a San Luca e che inizia poco distante appena fuori porta, sono uno dei tratti riconosciuti nel 2021, Patrimonio Mondiale UNESCO .

I portici architravati di Santa Caterina sono una rara e preziosa testimonianza di una delle più antiche lottizzazioni di proprietà monastica realizzate in una delle più dinamiche città europee del Medioevo.

Queste fragili strutture, sopravvissute allo sventramento di quest’area nel XIX e XX secolo, sono state accuratamente restaurate grazie al celebre Piano di Conservazione del Centro Storico di Bologna del 1970. Da allora sono riconosciute a livello internazionale come modello per la salvaguardia del patrimonio residenziale storico. La componente comprende l’intera matrice architettonica del’’isolato medievale. I portici e il lotto retrostante hanno costantemente mantenuto la loro funzione di residenze popolari sin dal medioevo. Le strutture strette tipiche del periodo gotico si espandono verso la strada per aumentare il volume dei piani superiori.

Il portico è una sorta di spazio-filtro tra la strada e i negozi al piano terra e in stretto rapporto con i cortili interni, relazioni che sono ancora oggi chiaramente visibili. Il portico sul lato di via Saragozza è invece frutto di quella riqualificazione urbanistica di fine Ottocento che ha portato alla demolizione delle “casette addossate” e dei loro portici di tipologia analoga a quelli ancora esistenti di via Santa Caterina. I nuovi 115 metri di arcate furono realizzati da Coriolano Monti con lessico neo-cinquecentista per nobilitare il tratto terminale della via in prossimità della Porta.

L'INTORNO

Tra il Nettuno e San Luca
Il Falansterio si colloca idealmente al centro di un itinerario che unisce due simboli di Bologna: la statua del Nettuno , nella fontana al centro dell’omonima piazza, e il Santuario della Madonna di San Luca .

Il percorso che da Piazza Maggiore sale fino al Santuario è anche l’inizio del Cammino della Via degli Dei che collega Bologna a Firenze.

CURIOSITÁ

Discontinuità della facciata
La facciata del Falansterio interrompe la propria continuità con un inserto incorniciato da due lesene che, originariamente, inquadravano il portale e il timpano e della chiesa di Santa Sofia della confraternita dei Domenichini. Anche passeggiando sotto al portico si può notare, in quella stessa posizione, una “rottura” del succedersi delle volte a botte tramite l’interposizione di due archi trasversali a delimitazione dell’antico sagrato e lo sdoppiamento dei pilastri che ne sorreggono le due arcate lungo la strada.

Nelle planimetrie del progetto originale del Palazzo degli Operai, Coriolano Monti non rappresentava la chiesa di Santa Sofia, lasciando uno spazio vuoto tra il secondo e il terzo corpo. Solo la facciata fu, appunto, inglobata nel nuovo progetto, come per rimandare la riqualificazione dello spazio sacro a una progettazione successiva. Nella realtà, nessun progetto fu mai realizzato, e la chiesa mantenne gli interni invariati fino agli inizi del ‘900, quando il Regio Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II ne dispose la conversione degli spazi a negozi ed abitazioni.
I progetti della piazza
Tra il 1857 e il 1859, l’attenzione dell’Ufficio d’Ornato del Comune si concentrò sulla necessità di nobilitare Porta e Via Saragozza, un’area di particolare importanza per la città in quanto rappresentava la via d’accesso annuale per la tradizionale processione della Madonna di San Luca.

Gli obiettivi principali di questa iniziativa erano duplici: garantire una continuità visiva e strutturale tra i portici di Via Saragozza e il celebre Porticato di San Luca e mettere in asse la strada con la porta, affinché quest’ultima fosse percepibile il prima possibile per chiunque provenisse dal centro storico di Bologna. Per questo fu necessario arretrare l’intero blocco di casupole comprese tra Via Frassinago e Via Santa Caterina.
L’ingegnere Giuseppe Mengoni presentò, di sua iniziativa, una proposta che si concretizzava in un colonnato circolare che culminava nella porta Saragozza. Su questa base, venne bandito un concorso a cui non si diede seguito.

Successivamente anche Coriolano Monti, nuovo ingegnere capo del Comune di Bologna, sviluppò la propria proposta con un porticato ottagonale. Anche questo non fu realizzato.

Il Consiglio Comunale optò per affidare a Monti l’esecuzione dell’allargamento di Via Saragozza con l’esecuzione del nuovo fabbricato - Il Falansterio - mentre a Mengoni venne assegnato l’incarico di disegnare la cancellata della porta stessa. Benché fossero state abbattute le casupole che circondavano la Chiesa dei Trentatré e la chiesa stessa fosse stata spostata, nessuno dei progetti elaborati per la sistemazione finale fu realizzato, forse anche perché la diatriba sulla soluzione migliore da adottare non cessava.

UNA STORIA CHE VIVE

La riqualificazione
ASP ha deciso di riqualificare il Falansterio, importante palazzo storico bolognese, per dare lustro ad un pezzo di storia e migliorare la qualità della vita di chi lo abita.
La riqualificazione ha 3 obiettivi fondamentali:
migliorare l’efficienza energetica e la qualità degli ambienti con la sostituzione degli infissi ed il miglioramento degli spazi comuni;
contribuire al raggiungimento degli obiettivi di ASP sia in merito alla sua funzione sociale , sia in merito alla gestione. efficiente e trasparente, del patrimonio;
restituire lustro al palazzo anche tramite la riqualificazione del portico , annoverato tra quelli Patrimonio dell’Unesco.

Inizieremo con i rilievi e le indagini, strutturali ed energetiche, attività necessarie alla piena conoscenza dell’immobile e propedeutiche alla programmazione degli interventi necessari.

NUMERI

L’edificio e le persone

64

appartamenti

2

uffici

14

attività commerciali

48

posti auto

oltre 150

le persone che compongono la comunità del Falansterio