Come raccontare una comunità? Forse basta raccontarne la sua normalità, la semplicità di alcuni legami e lo scorrere ordinario delle sue giornate: un libro e una mostra per raccontare il SAI a Bologna.

di Claudia D’Eramo*



Il progetto A Day in the Life è un racconto fotografico di un territorio e delle persone che lo abitano. Ci sono scuole, palazzetti dello sport, un teatro, centri sociali, condomini, piazze e giardini che sono vissuti nel quotidiano da una moltitudine di persone che in questi luoghi intrecciano relazioni. Ci sono l’insegnante e i suoi alunni, il datore di lavoro e i suoi dipendenti, i vicini di casa, i compagni di squadra o di banco, gli amici. Un piccolo mondo in cui costruirsi o ricostruirsi un ruolo e in cui diventare qualcuno di significativo per gli altri. Un mondo che accoglie persone in cerca di protezione internazionale, che sa prendersi cura delle fragilità degli altri e che mette a disposizione tutte le proprie risorse per sostenersi a vicenda. Non mancano le difficoltà e le fatiche, perché anche in questo piccolo spaccato di mondo affiorano le difficoltà che attraversano tutte le vite: le preoccupazioni per un futuro incerto, l’invisibilità, lo sguardo di diffidenza e il non sentirsi adeguati. È la risposta però a fare la differenza. La capacità di diventare parte di questa comunità, di farsi prossimo degli altri, l’impegno nello scrivere i prossimi capitoli delle nostre vite.

Da queste riflessioni nasce l’idea di documentare una giornata nelle vite di alcune persone titolari di protezione internazionale, accolte nel SAI metropolitano bolognese e di documentare, allo stesso tempo, il lavoro dell’accoglienza: il lavoro sociale, così fondamentale ma anche spesso così invisibile. Un lavoro fatto di professionalità importanti e di tanta umanità, di empatia e prossimità, di condivisione ma anche della giusta distanza in una sana relazione educativa.

La documentazione ha preso forma di un libro e di una mostra fotografica, in uno spazio fisico e in un’appendice digitale. Il progetto è curato da Claudia D’Eramo nell’ambito del SAI Ordinari di Bologna e le fotografie sono di Simone Martinetto.



I capitoli del libro e i “momenti” della mostra sono due, il primo – A Day in the Life. Il lavoro sociale - dedicato al reportage di una giornata all’interno dell’accoglienza e del lavoro sociale, il secondo – Fare comunità. Essere comunità - è un ritratto collettivo di una comunità e delle relazioni che ne legano gli individui. Il libro A Day in the Life è stato distribuito gratuitamente a partire da sabato 23 dicembre 2023, in occasione dell’inaugurazione della mostra presso il Palasavena di San Lazzaro di Savena, palazzetto allestita fino al 28 gennaio 2024.



«Mi sono trovato una sera in un campo da calcio con la macchina fotografica a correre - tutto sudato - dietro a dei bambini afgani, ucraini, albanesi e italiani che ogni settimana si allenano insieme e si misurano alla pari con le proprie abilità. Poi mi sono trovato a sdraiarmi per terra in strane posizioni in una piccola sala piena di altri bambini, in un luogo in cui si inventano storie misurandosi con il corpo e con la mente, toccando la pelle e il pensiero altrui, perché quando si sta insieme per un fine comune non importano più le provenienze e il proprio passato e, per un attimo, si dimentica se stessi e si lavora per creare un mondo nuovo. Mi sono trovato nell'intimità e nella penombra di una stanza di ospedale, a fotografare una ecografia del terzo trimestre di gravidanza di una donna nigeriana che avevo appena conosciuto. Ho viaggiato in auto con queste persone, ho cercato una intesa rapida e più profonda possibile per poter toccare le loro storie, mettendomi al posto di un'altra persona, sentendomi parte di una vita che ho potuto accarezzare e testimoniare. È un grande privilegio ma anche una grande responsabilità.



Infine, ho incontrato molte persone, una rete, la comunità che ruota attorno all'Opera di Padre Marella. Ognuno con la sua storia, ognuno fotografato con un ritratto su misura inventato insieme, mettendo insieme le idee e giocando con piccoli gesti per una corrispondenza magica e creativa, un correlativo oggettivo, un elemento visivo che permettesse di andare un pochetto più in là, dentro una storia. Che privilegio vivere vite altrui, vite molto diverse dalla propria, e anche se per pochi minuti poter diventare un altro, aprire lo sguardo, sentire la sofferenza e la gioia del mondo, sentire culture diverse, possibilità politiche ed economiche diverse, idee diverse, lingue diverse, diventare diversi ma sentire che i cuori a volte, per quanto diversi, possono sintonizzarsi sullo stesso ritmo, pulsare insieme e provare le stesse emozioni!» racconta il fotografo, Simone Martinetto.

 

*Attività di integrazione e comunicazione SAI - Comunità per l'inclusione sociale - Opera di Padre Marella

 

Photo Credits: Simone Martinetto

 

Pubblicato il 17 gennaio 2024

 

Chiara Amato
Modificato in data:  17-01-2024