La fuga di massa dell’ultima generazione di adolescenti egiziani trova a Bologna uno dei più “gettonati” luoghi in cui riparare da una quotidianità che stritola le loro vite. Cerchiamo allora di comprendere cosa succede laggiù…
di Marco Marano
“Il 28 gennaio 2025, durante la quarta Revisione periodica universale (UPR) dell'Egitto, 137 Stati membri delle Nazioni Unite hanno espresso seria preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione dei diritti umani in Egitto: Nonostante abbiano accettato una serie di raccomandazioni durante l'Esame Periodico Universale (UPR) del 2019 in Egitto, le autorità egiziane hanno continuato ad arrestare e detenere arbitrariamente, a far sparire forzatamente e a torturare difensori dei diritti umani, giornalisti e dissidenti politici, reali o presunti, continuando inoltre a imporre ed eseguire condanne a morte a seguito di processi penali fondamentalmente viziati, - ha dichiarato Saïd Benarbia, Direttore del Programma Medio Oriente e Nord Africa della Corte Internazionale di Giustizia. - Le gravi violazioni dei diritti umani evidenziate durante l'UPR del 2025 rendono ancora più imperativo per l'Egitto adottare misure immediate e drastiche per proteggere e rispettare i diritti umani". (ICJ, 05 febbraio 2025).
Questa fotografia egiziana, “scattata” in seguito al procedimento delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani, è il postulato da cui partire per comprendere l’esodo di adulti e minori dal paese nord africano. E’ infatti questa la cornice all’interno della quale il governo militare ha inteso rappresentare la sua azione sullo scacchiere mediorientale. Il processo inarrestabile delle fughe di massa intergenerazionali continua a crescere, per cui i cittadini egiziani figurano tra le nazionalità più rappresentate tra i richiedenti asilo in Italia e in Europa, accentuando il paradosso storico che ha voluto l’Egitto come paese sicuro…
I dati bolognesi sui minori stranieri non accompagnati
Quello dei rintracci egiziani, sul territorio bolognese, di minori stranieri non accompagnati, è uno dei processi più importanti, nell’ambito dell’accoglienza, sia dal punto di vista numerico che da quello sociale. Del resto il rapporto tra Bologna ed il popolo egiziano si è sicuramente rinsaldato con il sostegno della città tutta allo studente Patrick Zaki, arrestato e lungamente detenuto per reati d’opinione. I dati raccolti dal Servizio Protezioni Internazionali di Bologna, grazie ai report giornalieri sui rintracci dei minori stranieri non accompagnati, redatti dal Pronto Intervento Sociale della città delle Due Torri, ci raccontano di un sistematico processo di fuga e relativa accoglienza.
Sappiamo che le quattro principali nazionalità presenti sul territorio bolognese sono Tunisia, Egitto, Gambia, Albania e Marocco. A differenza della Tunisia, che rimane la principale nazionalità, ma che nell’ultimo anno ha dimezzato rintracci e presenze, la tendenza dei minori egiziani rimane sempre costante, al secondo posto. Se nel 2023 i rintracci egiziani sono stati 114, l’anno successivo si sono attestati a 102. Se andiamo a vedere le posizioni dei primi quattro mesi del 2025, possiamo osservare che la “classifica”ricalca la stessa tendenza degli anni passati: Tunisia 41, Egitto 27, Gambia 18, Albania 15, Marocco 8.
Leggiamo dal rapporto di Amnesty International del 2023/2024: “Il presidente ha annunciato a gennaio i festeggiamenti per la “fine del terrorismo”, mentre il Sinai del Nord era ancora teatro di sporadici attacchi. Ad agosto, la Fondazione Sinai per i diritti umani (Sinai Foundation for Human Rights – Sfhr) ha denunciato l’impiego di minori nelle operazioni militari in corso nel Sinai del Nord. In un rapporto per il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia reso pubblico a marzo, l’Egitto ha confermato che l’età minima legale per l’arruolamento volontario nelle forze armate era fissata a 16 anni.”
I rapporti internazionali
I nodi tematici dei report internazionali, che riguardano l’Egitto, come abbiamo visto all’inizio, non possono che soffermarsi tutti sulla situazione dei diritti umani e più in generale sull’assenza di diritto, quindi di garanzie costituzionali. E’ un paese considerato a tutti gli effetti autoritario, dove detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torture, esecuzioni extragiudiziali, che poi si configurano come omicidi istituzionalizzati, e non possiamo non ricordare la tragica sorte del povero Giulio Regeni, discriminazioni religiose, sessuali, sociali, violenza di genere, assenza di libertà di espressione e riunione completano il “museo degli orrori”.
Amnesty International: “Le autorità hanno continuato a reprimere il dissenso e a imbavagliare la società civile. Tra le persone finite nel mirino delle autorità c’erano politici d’opposizione e i loro sostenitori; familiari di dissidenti all’estero; sindacalisti; avvocati; e persone critiche verso le autorità per la situazione dei diritti umani nel paese e la gestione della crisi economica, oltre che per il ruolo dei militari. A gennaio, il Tribunale supremo di emergenza per la sicurezza dello stato (abbreviato in Tribunale d’emergenza per la sicurezza dello stato, Emergency State Security Court – Essc) ha condannato 82 persone di Suez, compresi 23 minori all’epoca dei presunti reati, a pene comprese tra i cinque anni di carcere e l’ergastolo, in relazione alle proteste antigovernative del settembre 2019.”
Ma la militarizzazione della società egiziana ha una strana conformazione, perché come in altre realtà africane, vengono ricalcate le leggi emergenziali di uno stato di guerra, consegnando all’esercito gran parte delle funzioni civili.
Dal Rapporto 2025 di Human Rights Watch: “A gennaio, il parlamento ha rapidamente approvato le nuove leggi proposte dal governo, che hanno concesso all'esercito una nuova e ampia autorità per sostituire in tutto o in parte le funzioni della polizia, della magistratura civile e di altre autorità civili, e per ampliare ulteriormente la giurisdizione dei tribunali militari nel perseguire i civili. La legge n. 3 del 2024 fornisce al personale militare coinvolto in determinate operazioni gli stessi poteri giudiziari di arresto e sequestro della polizia. Stabilisce inoltre che tutti i reati contro o in relazione a strutture ed edifici pubblici "vitali" ampiamente definiti, debbano essere perseguiti presso i tribunali militari. Negli ultimi anni, leggi abusive sono state utilizzate per perseguire migliaia di civili , compresi bambini, presso tribunali militari.”
Il buco nero del paese sicuro
“Ormai da quattro anni l’Italia ha introdotto la “lista dei paesi sicuri” ai fini della valutazione della domanda di asilo. La lista ha subito due modifiche di cui l’ultima a maggio del 2024 che comprendeva 22 paesi, tra i quali Tunisia, Egitto, Nigeria, Costa d’Avorio, Colombia e Bangladesh” (ASGI, 5/11/2024).
Sebbene la provenienza da un paese incluso, in questa lista, teoricamente, non precluderebbe di per sé il diritto di richiedere asilo, essa introduce però una capziosa presunzione di infondatezza della domanda, che il richiedente dovrà confutare presentando egli stesso prove concrete della propria situazione di rischio individuale in caso di rimpatrio.
“Il 4 ottobre la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha fortemente depotenziato l’impatto dell’adozione di tali liste: ha infatti chiarito che, per la designazione di paese sicuro, è necessario che la situazione di sicurezza sia diffusa in tutto il paese, senza eccezioni di porzioni di territorio o di determinate categorie di persone dalla presunzione di sicurezza” (ASGI, 5/11/2024).
Questa disposizione ha formalizzato la fallacia della lista, così i tribunali italiani hanno bloccato il rimpatrio di tanti richiedenti asilo. Nell’ottobre dello scorso anno, la lista è stata ridotta a diciannove paesi, lasciando i sei sopra citati.
“I 19 Paesi inclusi nella lista non sono sicuri o quantomeno non lo sono per tutti i loro cittadini. La loro inclusione comporta per le persone provenienti da tali Paesi e in cerca di protezione perché già vittime di tratta, violenza di genere o persecuzione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere un’ulteriore grave violazione, che si concretizza nel mancato accesso all’esercizio di un diritto fondamentale quale è il diritto di asilo o, nella peggiore delle ipotesi, nella privazione della loro libertà personale e nel trasferimento in un Paese terzo prima ancora di potere rivendicare tale diritto (ASGI, 5/11/2024).
Il Modello terzomondista
“L’economia egiziana è stata colpita da una combinazione di cattiva gestione interna e shock esterni (…) Con un’inflazione galoppante e un debito pubblico che ha raggiunto il 95% del PIL, la situazione è drammatica per milioni di egiziani. I risparmi sono evaporati, il potere d’acquisto è crollato e la carenza di beni essenziali come i medicinali è diventata una realtà quotidiana. Nonostante il sostegno finanziario dei monarchi del Golfo e degli alleati occidentali, inclusi investimenti da fondi sovrani e aiuti dall’Unione Europea, le crepe del modello economico sono evidenti. I ricavi del turismo e del Canale di Suez offrono un po’ di sollievo, ma non bastano a compensare i crescenti deficit. La svalutazione della sterlina egiziana, pur incentivando le rimesse degli emigrati, ha accentuato il malcontento sociale (InsideOver, 18/1/25).
Se questo è il disastroso quadro economico determinato dal governo militare, andato al potere in seguito al colpo di Stato del 2013, l’approccio socio-economico legato alle “tradizioni terzomondiste” si è caratterizzato per una serie di variabili che ne rendono tipico il modello. Se le caratteristiche tradizionali del Terzomondismo hanno come fondamenta la dipendenza economica dall’occidente coloniale, quand’anche nel caso egiziano vi sia stato un grande flusso di fondi da parte dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale, la vera sudditanza economica del paese nord africano è nei confronti dell’Arabia Saudita, che fin dai primi giorni del golpe sostenne la presidenza al-Sisi con milioni di dollari a fondo perduto.
Da un articolo della rivista Nigrizia del dicembre del 2024: “Il rafforzamento dell’influenza finanziaria saudita in Egitto, oltre a estendere la dipendenza per le finanze del Cairo dalle linee di credito che arrivano dal Golfo in assenza di significative riforme economiche, in termini più generali contribuisce a consolidare il regime militare di al-Sisi, nonostante la crisi economica e monetaria che colpisce la popolazione locale. Questa strategia ha conseguenze geopolitiche significative nella regione a partire da un approccio eccessivamente moderato nei negoziati per il cessate il fuoco a Gaza da parte di Egitto e Arabia Saudita fino al sostegno congiunto che i due paesi continuano ad assicurare al generale Khalifa Haftar a Tobruk, in Libia, e che mette a dura prova la stabilità del paese.”
L’identikit del minore straniero non accompagnato
Abbiamo stratificato 20 report del Pris di Bologna per costruire un identikit del minore non accompagnato egiziano, in ragione a tre semplici parametri: rotta del viaggio, supporto dei genitori per il viaggio, scolarizzazione.
Nel 2024, sembra prevalente la scelta dei ragazzi in fuga di dirigersi verso la Libia, per affrontare il Mediterraneo, mentre negli anni precedenti era la rotta balcanica, con passaggio dalla Turchia, il percorso più praticato. La particolarità è che nella maggioranza dei casi in Libia si arriva a Tripoli in aereo, anziché affrontare mesi o anni di fuga per i paesi balcanici, spesso a piedi, con mezzi di fortuna, tramite i passeur. Questo anche perché la famiglia non solo partecipa alla scelta di andare via dal paese, ma paga il viaggio al ragazzo.
Circa il livello di scolarizzazione, dai report sotto focus non emerge una bassissima scolarizzazione, come nel caso tunisino, i ragazzi egiziani, prevalentemente, arrivano solitamente alle prime classi della scuola secondaria.
Da suddito economico a prima potenza militare del continente
Secondo l’ultima classifica militare mondiale pubblicata da Global Firepower (GFP), l’Egitto è la prima potenza militare del continente africano, seguono Algeria, Sudafrica, e Nigeria. È Interessante andare a guardare dentro i parametri utilizzati per compilare la classifica: il numero di truppe, l’equipaggiamento militare, la stabilità finanziaria, la posizione geografica e le risorse a disposizione dei singoli paesi. Stabilità finanziaria e risorse disponibili dedicate all’apparato militare fanno da contraltare, in rapporto ad un paese in ginocchio dal punto di vista socio-economico, come abbiamo avuto modo di vedere nel precedente paragrafo.
Ma chi è uno dei principali paesi che vende armi all’Egitto? La risposta è l’Italia. Da un reportage della rivista “Altreconomia”, del dicembre 2023, riportiamo alcuni dati: nel 2022 le esportazioni verso il Cairo sono state di 72,7 milioni di euro. Ma questa cifra rappresenta solo l’ultima fetta, che si va ad aggiungere ai 262 milioni di euro degli anni precedenti.
“Nel corso del 2022 – segnala Altreconomia – sono state rilasciate 16 licenze per l’esportazione di armi verso l’Egitto: nonostante il valore totale aggregato risulti visibilmente diminuito rispetto ai picchi del 2019 e del 2020 (anni in cui sono stati toccati rispettivamente gli 871 e i 991 milioni di euro) il dato per il 2022 mostra un raddoppio rispetto all’anno precedente. Occorre però precisare che i picchi toccati nel 2019 e nel 2020 sono stati trainati principalmente da due importanti commesse per la fornitura di 32 elicotteri prodotti da Leonardo Spa e di due fregate Fremm costruite da Fincantieri.”
FONTI
- Servizio Protezioni Internazionali, Asp città di Bologna
- Report Pronto Intervento Sociale
- Amnesty International
- Human Rights Watch
- ONU
- UNHCR
- International Commission of Jurists (ICJ)
- Nigrizia
- ASGI
- Altreconomia
- InsideOver
