Una mattinata di festa nella sede di ASP di viale Roma 21 per celebrare il 79° anniversario della Liberazione.
In questi giorni, e fino al 16 maggio, il Centro Servizi Giovanni XXIII ospita la mostra “Il treno della memoria", ideata e realizzata dal fotoreporter Gabriele Fiolo con il contributo di Coop 3.0. 
ASP ha deciso così di cogliere l’occasione per organizzare un momento celebrativo insieme agli ospiti della struttura. Stefano Brugnara, Amministratore unico di ASP, e Marzia Benassi, Presidente del Quartiere Savena sono intervenuti per un saluto, sottolineando lo stretto legame tra antifascismo e valori della cura della persona e del prendersi carico delle fragilità senza distinzioni. Un collegamento diretto, quindi, tra gli ideali della Resistenza, ciò che poi la Costituzione repubblicana ha sancito e la sua applicazione quotidiana nel lavoro e nell’impegno delle realtà come ASP. Alla cerimonia, condotta dalla nostra psicologa Francesca Lamantia, hanno partecipato anche Roberta Mira, in rappresentanza dell’ANPI provinciale, e Gabriele Fiolo, che ha illustrato la genesi e le finalità della sua mostra fotografica itinerante, realizzata in collaborazione con l'Associazione Fotografica "Tempo e Diaframma" APS.
Momento centrale della festa di ASP per la Liberazione è stata la testimonianza della signora Flora Monti, la più giovane staffetta partigiana della Resistenza italiana. Originaria di Monterenzio e oggi lucidissima 93enne, ha emozionato i tanti presenti ricordando episodi dei difficili mesi dell’occupazione nazifascista e della lotta partigiana. Flora aveva solo 13 anni quando accettò di aiutare i partigiani portando messaggi da una brigata all’altra. L’esempio di alcuni familiari antifascisti perseguitati e caduti per mano dei fascisti la convinse a fare una scelta che ha poi contrassegnato la sua vita. Flora ha ricordato le lunghe camminate nei boschi, con i bigliettini che riportavano i messaggi tra partigiani nascosti in mezzo alle lunghe trecce che le acconciava la mamma. Le tecniche per evitare di essere vista da qualcuno quando si trovava allo scoperto per strada; la promessa a se stessa di non leggere mai i messaggi che portava, per non correre il rischio di doversi tradire se torturata. Il momento più brutto di tutti, quando fu fermata e perquisita dai fascisti e riuscì a scamparla perché il fogliettino che teneva in una scarpa non fu scoperto per puro caso.
Alla sua straordinaria storia è stato anche dedicato un documentario, intitolato “Flora”, realizzato dalla regista Martina De Polo e presentato qualche giorno fa in Cineteca a Bologna.

La mattina di festa si è chiusa in musica e canto, grazie alla musicoterapista del Giovanni XXIII, Rosamaria Bellina, che ha accompagnato con la chitarra il coro di “Bella Ciao” intonato da Flora, da tutti gli anziani ospiti e dagli operatori della struttura.
