Nel 79° anniversario della liberazione di Bologna, ASP ha celebrato la memoria di due partigiani il cui nome è legato indissolubilmente a una delle strutture storiche dell'azienda: il centro di accoglienza comunale Beltrame-Sabatucci di via don Paolo Serra Zanetti in zona Cirenaica.

 
Il centro, già intitolato a Giuseppe Beltrame, da fine 2018 vede infatti la cointitolazione a Francesco Sabatucci. Le due importanti figure della Resistenza bolognese sono state ricordate durante una cerimonia che si è tenuta la mattina di domenica 21 aprile nel cortile struttura di accoglienza per persone in grave disagio sociale. Sono intervenuti l'Amministratore unico di ASP, Stefano Brugnara; la professoressa Franca Scanabissi, nipote di Francesco Sabatucci; Valerio Monteventi e decine di partecipanti al trekking di "Resistenze in Cirenica" che ha avuto il centro di accoglienza come tappa conclusiva della camminata commemorativa attraverso i luoghi e la toponomastica della lotta di Liberazione in Cirenaica.



"Questo luogo è per Bologna un simbolo, la più antica delle strutture di accoglienza pubblica, che oggi ospita fino a 124 persone - ha sottolineato l'Amministratore unico, Stefano Brugnara -. Per il centro non mancano gli investimenti: proprio a dicembre scorso sono stati conclusi da parte del Comune di Bologna, che ne è proprietario, lavori di ristrutturazione per consentire una maggiore adeguatezza degli spazi a disposizione di chi trova in questo luogo una possibilità di sostegno e di ricostituzione del proprio percorso di vita. Sono qui per partecipare a quello che, anche grazie al lavoro di comunità che a partire da qui si è svolto, è diventato un rito che fa parte della celebrazione collettiva della memoria della Resistenza - ha proseguito Brugnara -, per rinnovare l’impegno mio e dell'istituzione che rappresento, delle operatrici e degli operatori, pubblici e privati, affinché i valori per cui ha dato la vita il giovane partigiano Francesco Sabatucci, e per cui ha speso la propria Giuseppe Beltrame, partigiano, medico, assessore all’assistenza della prima giunta nel 1945, continuino ad essere vivi , e a trovare nel rispetto delle fragilità, nelle pratiche di accoglienza e di sostegno nella difficoltà la loro attuazione".



Le biografie dei due partigiani sono state ricordate da Resistenze in Cirenaica e da Franca Scanabissi.


Giuseppe Beltrame



Nato a Milano nel 1910, era un medico giovane ma già affermato quando, negli anni Quaranta, si avvicinò ai circoli antifascisti di Bologna. Durante la Resistenza, Ilio Barontini, comandante del Comando unico militare Emilia-Romagna, gli affidò l'organizzazione del servizio sanitario per i partigiani. Con il nome di battaglia "Pino", Beltrame guidò la creazione di una rete di luoghi sicuri per curare e sostenere i partigiani feriti. Reclutò medici e infermieri che fornirono assistenza anche negli ospedali pubblici e organizzò ambulatori e infermerie in tutta la città, incluso un ospedale partigiano in via Andrea Costa 77.
Dopo la liberazione, fu nominato assessore nella prima giunta di Giuseppe Dozza, su indicazione del Comitato di liberazione nazionale Emilia-Romagna, e mantenne la carica di amministratore pubblico a Bologna per 22 anni, fino alla sua morte il 22 agosto 1967. Il suo impegno nel servizio sanitario partigiano si tradusse, nel dopoguerra, in un impegno costante per la sanità, l'igiene pubblica e l'assistenza sociale. Grazie alla sua direzione, il settore dell'assistenza a Bologna divenne un esempio di avanguardia, con un focus sulla definizione del ruolo della pubblica amministrazione a sostegno delle fasce più vulnerabili della società. Questo significò superare il modello di beneficenza e carità a favore di servizi pubblici strutturati. Grazie anche al suo lavoro, l'assistenza a Bologna venne concepita come un diritto e venne costruita una rete di istituzioni civiche basate su principi moderni, con particolare attenzione all'uguaglianza, alla prevenzione e al recupero.


Francesco Sabatucci



Soprannominato "Cirillo", nacque a Bologna nel 1921 in una famiglia antifascista. Dal 1941 servì come sottotenente nel Battaglione San Marco del Reggimento corazzato Lancieri di Vittorio Emanuele II. Fu inviato in Dalmazia, a Ragusa, dove gli venne assegnato il comando di una formazione di carri armati. Il 12 settembre 1943, il suo corpo d'armata si scontrò con le truppe tedesche, ma fu costretto a capitolare. Sabatucci venne catturato con i suoi compagni e inviato in un campo di prigionia in Germania. Tuttavia, durante il viaggio, riuscì a scappare dal treno e si unì ai partigiani jugoslavi. Alla fine del 1943, rientrò in Italia e si unì ai gruppi partigiani attivi nel Reggiano e nel Bolognese. Nel maggio 1944, fu inviato nel Veneto, dove si unì alla brigata Mazzini della divisione Nannetti, diventando il comandante della brigata con il nome di battaglia "Cirillo".
La brigata operava tra il bellunese, la zona del Cansiglio, e l'area tra Valdobbiadene e Conegliano Veneto, nella provincia di Treviso. Sabatucci guidò numerose operazioni, come sabotaggi alle strade e ferrovie, attacchi a reparti fascisti e tedeschi, e la liberazione di alcuni comuni nella zona (Soligo, Solighetto, Col San Martin).
Il 15 luglio 1944, Sabatucci si spostò nei pressi di Nervesa della Battaglia, dove si trovava il ponte ferroviario della Priula, un importante nodo per i rifornimenti tedeschi in Italia. Nonostante gli sforzi degli Alleati per bombardare il ponte fossero falliti, Sabatucci, con solo sette uomini, riuscì a disarmare i militari cecoslovacchi che custodivano il ponte e a piazzare esplosivi in tre punti, facendolo saltare. Sempre nell'estate del 1944, coordinò il salvataggio di oltre ottocento partigiani accerchiati dai tedeschi sul Cansiglio.
Nel novembre dello stesso anno, gli venne chiesto di trasferirsi nella zona di Padova per comandare la Brigata Garibaldi "Padova", cambiando il suo nome di battaglia in "Franco". Tuttavia, il 19 dicembre, fu tradito da un suo collaboratore e attirato in un'imboscata a Prato della Valle, dove fu colpito a morte da tre membri della banda Carità. Cercò di fuggire, ma fu raggiunto e ucciso in via Configliachi. In memoria del suo coraggio, a Sabatucci venne conferita la medaglia d'oro al valor militare e un murale dedicato a lui, realizzato da Alain Harvet presso il centro diurno Beltrame-Sabatucci, riporta la motivazione del riconoscimento.

Chiara Amato
Modificato in data:  23-04-2024