Si sono ritrovati ancora, gli ospiti delle Case Residenza Anziani Saliceto e Giovanni XXIII, per continuare a riempire le Scatole della Memoria con la terapia della reminiscenza, una strategia non farmacologica per affrontare le demenze stimolando i ricordi dei singoli anziani. Da febbraio scorso partecipano ai laboratori, guidati da psicoterapeute e animatrici delle due strutture e della cooperativa Anziani e Non Solo, che fanno parte del Progetto AGISCO (AGIre in cooperazione per supportare psicologicamente i Soggetti COlpiti e fragili) promosso da ASP.
Agli ultimi appuntamenti si parla di primavera, della Pasqua, di quando si avevano vent’anni. E grazie anche al potere evocativo degli oggetti iniziavano racconti di vita e di epoche con altri usi e abitudini. La tavola attorno alla quale ci si raccoglie alla CRA di viale Roma è allestita con prodotti dell’orto, fiori e conserve, come àncore da gettare in un oceano di ricordi per trovare, o ritrovare, una rotta verso casa, attraverso il tempo che è passato.
La richiesta di condividere un pensiero sulla primavera innesca una catena di reazioni: “il caldo che comincia a scaldare”, secondo Fiorella; “i fiori, quando aprile si prende i meriti di marzo”, per Marilena e Eulalia. E dai fiori si dipana un nuovo flusso di pensieri: “gli asparagi li raccoglievamo la mattina e di pomeriggio ce n’erano già dei nuovi, crescevano in fretta” , ricorda Angelina prima di notare anche quanto è bella, fiorita, la magnolia che cresce nel parco della struttura e si vede dalle finestre di un corridoio.
Tutti sanno e ricordano, quando la conduttrice lo domanda, che la magnolia fiorisce a primavera. Ma Graziella osserva: “però se arriva una gelata ammazza tutto”. Adelmo, in tema di mimose, racconta l’evento avvenuto negli Stati Uniti e che è all’origine della giornata internazionale della donna. E poi prosegue: “quando ero giovane io, la cipolla la mangiavo cruda in insalata ma maturava più avanti, mentre adesso si può mangiare tutto l’anno. C’era un ristorante a Bologna dove andavano i giovani a mezzanotte a mangiare tonno, cipolla e fagioli. A quell’ora si usciva dalle sale da ballo”. Stefano invece è più sentimentale: “i fiori li regalavo alle donne”. Poi Adelmo ritorna su temi di cucina: “i ravanelli non si cuociono mai, si mangiano crudi. Dell’aglio invece non posso nemmeno sentire l’odore, non lo digerisco!”. Così Angelina suggerisce di metterlo a bagno e poi pelarlo per una migliore digestione, quindi ricorda il figlio Luciano: “non gradiva l’aglio. Io lo mettevo nel sugo e poi lo sfilavo. Non si sentiva e non dava fastidio”.
Si comincia a parlare un po’ in dialetto, a dire il nome delle verdure in bolognese e Adelmo si rammarica del fatto che si stia perdendo l’abitudine di usarlo. A chi gli fa notare che alcuni giovani si stanno appassionando al dialetto, risponde: “ma ci vogliono i vecchi per imparare bene la pronuncia”. Si parla dei carciofi, ripieni o alla romana, di come si pulivano e di quanto siano buoni. Poi dei fagiolini e si sgranano piselli tutti insieme, alcuni anziani cominciano a mangiarli crudi, togliendo la pellicina interna e sgranocchiandoli come quando si coglievano freschi dall’orto.
Il tema della Pasqua fa proliferare tanti altri racconti. Il sabato prima di Pasqua si portavano le uova fresche in parrocchia a far benedire e il giorno di Pasqua le si mangiavano cotte in vari modi. Qualcuno ricorda come si faceva a colorare il guscio con la cipolla rossa tagliata a metà, lasciando il calco di una foglia di prezzemolo. Per altri il dolce tradizionale della Pasqua era la torta di riso. A Pasquetta di solito si andava a San Luca, raggiungendo col tram il Meloncello e da lì su a piedi fino alla basilica sul colle, dove si faceva un pic nic. Solo le persone più abbienti salivano con la funivia. Si scendeva molto spesso dal sentiero dei bregoli per poi arrivare a Casalecchio, dove si faceva il bagno nel Reno. L’acqua era tanta, bella, fresca e pulita, non c’era inquinamento. Solo bisognava fare molta attenzione alla Chiusa del Reno, perché lì il fiume diventava pericoloso.
Al termine della chiacchierata si ascolta una canzone che a tutti ricorda la primavera “Quel mazzolin di fiori”. La presenza di persone più giovani interessate (alcune tirocinanti) stimola gli anziani nella condivisione dei ricordi e li motiva ad entrare nel dettaglio di alcune usanze.
Alla CRA di via Saliceto, sette ospiti hanno condiviso invece i ricordi dei loro vent’anni. Ma si è risaliti anche più indietro, perché una volta, i venti anni, erano già un’età matura: Ileana racconta che ha iniziato a lavorare in una sartoria a soli tredici anni, stessa esperienza di Carmela; Maria ha svolto il lavoro di stiratrice di divise militari fin dall'adolescenza; Livia ha lavorato fino al matrimonio, con il sogno di diventare giornalista e scrivere per "L'Avvenire d'Italia". Giovanni ha lavorato in un negozio di ottica, mentre Maria amava ballare al "Quadro di Luna", il sabato sera. Livia giocava a tennis e andava al cinema, Giovanni preferiva il biliardo in via Galliera. Tutti ricordano la “Drogheria della pioggia”, dove compravano le caramelle. Tiziana amava fare lunghe passeggiate senza farlo sapere ai genitori, andando anche a ballare dove suonava un'orchestra a Quarto, un posto che oggi non c’è più. Giovanni ricorda il tango e il suo viaggio in Venezuela a diciotto anni, dove si è fidanzato con una donna molto più grande di lui. Carmela invece la sua infanzia a Cento di Ferrara, mentre Livia e Ileana ritornano al loro matrimonio in campagna. Ileana sorride ricordando le simpatie trovate ballando e condivide aneddoti divertenti dei suoi anni giovanili, anche Carmela condivide le sue per poi rivelare che il suo matrimonio è stato un modo per fuggire da casa, ma dopo tredici anni ha deciso di divorziare, conservando solo i ricordi dei suoi abiti da sposa. Livia rivive le emozioni del suo primo amore. d. Praesent non posuere ipsum.
