Dall’incontro con il regista Enrico Baraldi è scaturita l’idea di raccontare, passo dopo passo, le riprese del film, che vedono come protagoniste due giovani attrici ucraine in accoglienza sul territorio di Bologna. La particolarità di questo progetto narrativo, è quella di entrare dentro questa bellissima storia, colma di suggestioni, che fotografa, come una sorta di occhio esterno dentro la storia, gli aspetti più particolari di un evento tragico qual è la guerra e la fuga da essa.
di Marco Marano
L’incontro tra il regista Enrico Baraldi e le due attrici ucraine Yulia e Natalia, avveniva nell’aprile del 2023 a Verona, quando le due giovani, arrivate dall’Ucraina, vivevano una situazione di precarietà alloggiativa. Enrico si metteva in contatto con Open Group di Bologna, la quale organizzazione decideva di accogliere le due artiste, espletando le pratiche burocratiche per il permesso di soggiorno speciale. A Bologna le due ragazze venivano ospitate presso il ”Centro “Ampliamento Afgani 21”, sito in via Santo Stefano. Frequentavano qualche corso di italiano, ma lavoravano anche ad una piece teatrale per la regia dello stesso Baraldi.
Da Bologna a Kiev
“A un anno dal loro arrivo, - osserva Enrico, in una nota di regia - le due giovani attrici hanno deciso di intraprendere un viaggio di ritorno nel paese ancora colpito dalla guerra, dove ormai cinema e teatri hanno ripreso la loro attività, scontando le difficoltà causate dalla guerra come la mancanza di elettricità.” Quando Yulia e Natalia venivano a sapere che a Kiev erano riprese le attività artistiche decidevano, quindi, di tornare, insieme al regista, con l’idea di realizzare un film, un racconto tra Bologna e Kiev, per narrare le dinamiche legate al fare arte sotto i bombardamenti, all’adattamento degli artisti, alle condizioni della guerra, al pensarsi attrici in un contesto di conflitto di lungo periodo. “E’ un ritratto intimo della condizione di due giovani profughe – svela il regista -costrette a lasciare il proprio paese e vivere in esilio”.
Una riflessione su sé stesse
Ma per le ragazze è anche una riflessione su sé stesse: ritornare a vivere a Kiev, facendo arte, sotto le bombe? Oppure, costruirsi una vita lontano e al sicuro? E ancora: continuare a pensarsi artiste, anche in un altro contesto, o cercare altre strade lavorative per raggiungere al più presto l’autonomia economica? Infine: iscriversi all’Università e fare dei lavoretti per sopravvivere?
Queste sono le riflessioni di ogni ventenne, immaginando tratti del proprio futuro, ma se elaborate da due artiste il cui paese è in guerra assumono un dimensionamento ben diverso, e in questo senso Bologna rappresenta davvero un luogo dove il verbo accudire viene declinato nella logica di riscatto dell’umanità. “Dear Audience – segnala Enrico - è un documentario sull’arte in tempo di guerra, e sugli effetti dei conflitti sulla vita di persone comuni impegnate in una resistenza quotidiana per continuare a raccontare storie, a fare teatro.”
Le scelte sul futuro
Quali saranno quindi le scelte sul futuro di Yulia e Natalia? Questo film potrà rappresentare per loro una forma di catarsi, che le porterà a fare le scelte importanti? Forse il confronto con la gente di teatro della loro città, attraverso la messa in atto di un laboratorio, insieme alla più importante riflessione sul vivere in uno stato di guerra, rafforzerà in loro l’urgenza di riparare nell’arte… Oppure la guerra le costringerà a fare scelte diverse, allontanandole, in fin dei conti, da loro stesse…
Il film passo dopo passo
Seguiremo, dunque la lavorazione del film in ogni sua fase, sviluppando una sorta di diario di bordo, finalizzato a narrare il rapporto tra vita e personaggi. Il prossimo resoconto ce lo fornirà Enrico Baraldi stesso, sui primi due giorni di riprese, svoltesi lo scorso fine settimana…
L’immagine in evidenza si riferisce alle prime riprese del film
Pubblicato l'1 dicembre 2023
Fra teatro e vita, il futuro è adesso
Modificato in data: 04-12-2023
