E’ stato pubblicato il rapporto a cura dell’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio, dal titolo “Cittadini stranieri in Emilia-Romagna. Salute e servizi sanitari. Anno 2024.

di Marco Marano



Nella mattinata del 16 luglio 2024 è stato presentato, tramite webinar, il rapporto sulla situazione sanitaria della popolazione migrante in Emilia Romagna. Promosso dall’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio con il patrocinio dell’Anci Emilia Romagna, con cui le istituzioni regionali collaborano tramite il progetto “Terre d’Asilo”. “Il Report, la cui redazione ha visto il coinvolgimento di molte professionalità, fornisce una serie circostanziata di dati di varie fonti in materia di salute e sanità regionale (es: ricoveri, accessi al pronto soccorso, parti, prevenzione e vaccinazioni, ecc.) rendendo più ricca la conoscenza del fenomeno migratorio regionale.”

La strategia dei servizi e dell’accesso

E’ il secondo report che l’Osservatorio regionale redige quest’anno sulla presenza dei migranti, l’altro ha riguardato le caratteristiche del processo migratorio. Dai dati del primo rapporto si evince che in Emilia Romagna i cittadini stranieri residenti ammontano al 12,9 per cento della popolazione complessiva. Un pezzo di società non indifferente, la cui inclusione deve tenere conto non solo dei bisogni e delle richieste sociali che arrivano da questo pezzo di comunità, ma anche dalle caratteristiche e dagli stili di vita delle circa 160 nazionalità presenti sul territorio nazionale. Una fetta significativa della popolazione, questa, che ha fisiologiche ricadute sia sul mondo del lavoro che sulla dimensione demografica. E’ dunque chiaro che senza una strategia forte dei servizi e dell’accesso, si rischia una mancata integrazione, con ricadute sull’allargamento delle sacche di diseguaglianze. 

Uno scenario composito e la fragilità materna

I percorsi di indagine hanno riguardato innanzitutto l’accesso ai Pronto soccorso e ai ricoveri. C’è il focus sulla salute delle donne, e poi il troncone della salute mentale, dipendenze patologiche, sanità penitenziaria. Queste tre grandi dimensioni non possono che essere contestualizzate dai dati sulla popolazione dell’Osservatorio regionale, di cui prima. Se il 12,9 per cento rappresenta la popolazione regionale straniera, di questi il 52,1 per cento sono donne. Ecco spiegato il motivo per cui è necessaria un’analisi quantitativa sull’accesso ai servizi sanitari, nello specifico di genere. 

Leggiamo dal rapporto: “L’area geografica di provenienza materna più numerosa è quella dell’Europa centro-orientale, comprendente paesi non aderenti all’Unione europea (UE), pari a 8,2% sul totale dei parti, seguita da quelle dell’Africa del Nord (6,2%), dell’Unione europea, di altri paesi africani (Africa sub-sahariana) e dell’Asia centro-meridionale (tutte di poco superiore a 4%) (…) Le madri straniere hanno mediamente una età al parto inferiore rispetto alle italiane (30 anni versus 33 anni); le madri più giovani sono quelle provenienti dall’Europa centro-orientale (29 anni), mentre quelle provenienti da paesi con elevato indice di sviluppo economico hanno una età sovrapponibile o di poco superiore a quella delle italiane (33 anni in donne di America settentrionale e Oceania e 35 anni in donne di paesi europei non classificati altrove) (…) Quasi nove madri straniere su dieci (89,7%) vengono assistite in gravidanza dal servizio pubblico (consultorio o ambulatorio ospedaliero); la frequenza di questa condizione è molto alta in tutti i gruppi di straniere (range da 79,4% in madri dell’America centro-meridionale a 96,0% in madri dell’Africa), eccetto fra le donne provenienti da paesi con elevato indice di sviluppo economico (42,3%).”

L’ospedalizzazione tra urgenze e gravidanze

Le serie storiche che hanno riguardato i dati di accesso ai centri di Pronto soccorso e ai ricoveri iniziano dal 2001, da allora l’incremento della popolazione migrante ha assunto proporzioni diverse. Per ciò che concerne i ricoveri ospedalieri, al 2022 si è arrivati all’8,5 per cento dell’intera popolazione, mentre gli accessi al Pronto soccorso sono stati del 15,5 per cento. In generale è stato rilevato che la popolazione migrante utilizza i servizi sanitari per situazioni meno urgenti rispetto alla popolazione italiana: 62,1 per cento, contro il 56,1 degli italiani. In breve potremmo sintetizzare che disturbi vari e gravidanze vedono in pole position i migranti, mentre l’ambito dei traumi è ad appannaggio degli italiani, come gli incidenti domestici e stradali. Rispetto agli incidenti sul lavoro, non potevano che esserci numeri molto differenziati: il 25,5 per cento riguarda infatti i migranti, mentre l’11, 4 per cento gli italiani.

Il mondo dei disturbi sociali

Salute mentale, dipendenze patologiche, sanità penitenziaria sono tutte dimensioni socio-sanitarie dove il concetto di disagio definisce i confini naturali. Sappiamo che negli istituti penitenziari sono presenti metà della popolazione è straniera. E’ di questi giorni la protesta al carcere Dozza, per le condizioni ambientali. Il tema della salute mentale, invece, incontra criticità di non poco conto, poiché filtrata dalle componenti culturali, che ne possono condizionare il percorso di cura. Infatti, la principale diagnosi riscontrata è quella della schizofrenia, che non solo ha bisogno di una solida mediazione interculturale ma anche un'impostazione transculturale.

Leggiamo dal rapporto: “Nel corso del 2022 sono stati 30.757 i cittadini di nazionalità straniera assistiti dai servizi afferenti all’area della Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (Servizi per le Dipendenze Patologiche, Centri di Salute Mentale, Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) nonché dalla Sanità Penitenziaria della regione Emilia-Romagna, con un rapporto assistiti stranieri/italiani pari a 1 cittadino straniero ogni 5,7 italiani”.
Marco Marano
Modificato in data:  16-07-2024