Sabato 6 aprile sono iniziati i lavori del Progetto MiStArt, il laboratorio di Street Art presso il Centro Interculturale Zonarelli, che ha visto quattro giovani artisti in erba cimentarsi nelle arti grafiche, in un percorso che li porterà a disegnare un murale, in uno spazio della città di Bologna.
di Marco Marano

C'era molta trepidazione in attesa che venisse avviato il laboratorio del progetto Mistart, promosso dalla Cabina di Regia per la Comunicazione del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), indirizzato ai minori stranieri non accompagnati, ospiti nei centri del territorio bolognese. Le incognite iniziali del docente e del tutor dell'Accademia di Belle Arti, artefice del progetto, il Professor Danilo Danisi, ed il laureando Vincenzo Sarli, erano inerenti alle capacità di tratteggio dei discenti nell'ambito del disegno. "Il laboratorio – afferma con soddisfazione Vincenzo – ha finalmente preso piede. L'entusiasmo iniziale sarà presto sopraffatto dalle idee, dalla voglia di conoscere e dall'esigenza di creare qualcosa di duraturo. La raccolta di feedback dal gruppo si rivela essere fondamentale per una stesura più limpida e mirata delle lezioni e delle esercitazioni successive."
Il riscaldamento muscolare
"Abbiamo deviato immediatamente dai bei programmini iniziali – racconta il prof Danisi - e deciso di mettere subito alla prova questi giovani ragazzi con un esercizio improvviso quanto brutale, se fosse stato effettuato in una scuola classica di disegno: un ritratto fisiognomico di un volto umano decisamente espressivo, quasi arrabbiato. Da zero. Niente lezioni, niente dritte, niente tutorial. Niente bottiglie, anfore, bicchieri o mele e arance per testare le bellezze del modellato e la potenza del chiaro-scuro, o la proiezione delle ombre. No. Se la pratica del disegno ha certe affinità con la pratica sportiva, dove riscaldarsi è essenziale, noi abbiamo travisato completamente la fase di riscaldamento, buttando gli atleti immediatamente in pista."
In effetti, all'inizio, come fase di ambientamento, i ragazzi hanno avuto bisogno di un periodo, al fine di entrare pienamente dentro il processo cognitivo che li stava investendo. Qualcuno era più incerto degli altri, mentre qualcun altro sembrava da subito a proprio agio. Sono tutti diciassettenni, e per quanto i loro volti sembrano stanchi dalle ingiurie subite dal mondo, i mezzi sorrisi iniziali iniziavano a parlare per loro. Mussa è un giovane gambiano, Shanawar è pakistano, Mohamed è originario della Liberia, e infine Eviol è l'unico europeo, poiché proviene dall'Albania.
I ragazzi del mondo fuggiti dai loro paesi
Non sappiamo tanto di questi ragazzi, conosciamo però i luoghi da cui sono scappati... Il Gambia, ad esempio, è una piccola striscia di terra circondata dal Senegal. Nel 2022 era al 174 esimo posto su 191 nazioni incluse all'interno dell'indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite. Dopo ventitre anni di dittatura rimane un paese sistematicamente corrotto e povero. L'unica possibilità di sopravvivenza per le famiglie e che almeno uno emigri in Europa... La Liberia, non è che sia messa meglio, visto che i cinque milioni di abitanti anch'essi vivono di povertà e corruzione endemiche. Non è bastato l'ex calciatore George Weah, diventato Presidente, a migliorare la situazione. Anche se bisogna aggiungere allo sfacelo del paese, gli eventi del decennio precedente, con ben due guerre civili violentissime ed una epidemia di ebola.

Del Pakistan solo a parlarne vengono i brividi. Dall'aumento a dismisura, nello scorso anno, di attentati suicidi si arriva ad una situazione sociale dove non esistono più i servizi di base e la povertà assoluta investe la gente. Infine c'è l'Albania, il paese più povero d'Europa, anche qui con un livello di corruzione sistemica che fa impressione persino a noi italiani... Circa il 30 percento degli albanesi vive con un reddito di 2 dollari al giorno, mentre il 15 percento con solo un dollaro. E' questo un paese dove, specialmente le zone agricole, vivono in una sorta di società feudale, definita dalla legge non scritta del sangue...
"Il gruppo di persone aderenti al progetto – osserva Vincenzo – è eterogeneo. Sono presenti stimoli, visioni, background storico-culturali diversi tra loro e ognuno importante a modo proprio. L'obiettivo è anche quello di permettere a questi ragazzi di vivere una sorta di scambio, che permetta loro di sperimentare una crescita non solo artistica, ma anche antropologica, culturale e personale."
Il percorso di crescita

Quello che sia Danisi che Sarli si accingono a compiere, nell'evoluzione del progetto, è un percorso di crescita e di sviluppo delle competenze, per i ragazzi del mondo. Crescita innanzitutto della consapevolezza di potersi esprimere attraverso l'arte, e competenze, anche se basiche, su cosa significa essere street artist: "Il percorso teorico e pratico – sottolinea Vincenzo - in cui si cimentano i ragazzi che partecipano a Mistart, raccoglie testimonianze e informazioni sulla pittura murale e su tutta la storia inerente, in cui si presentano testimonianze video, aneddoti, date e luoghi precisi. Per essere abili nel creare, è importante che i ragazzi posseggono una base solida che li guidi attraverso le fasi progettuali. Le fasi iniziali di teoria e pratica si rivelano fondamentali per un percorso formativo completo."
Quando il cervello visivo inizia ad accendersi

L'elemento, quindi, uscito fuori con maggiore interesse, dopo la prima parte del laboratorio, è stato quello inerente al "crescendo creativo". Nella storia dell'opera lirica, dal punto di vista musicologico, vengono identificati due diversi tipi di crescendo, cioè il progressivo aumento dell'intensità sonora: quello rossiniano e quello belliniano. Il primo si caratterizza per gli accenti crescenti e vertiginosi, mentre il secondo, invece, per gli accenti crescenti lenti, che si infiammano solo alla fine. Beh, i nostri ragazzi, allo Zonarelli, hanno avuto il loro crescendo belliniano, espresso momento dopo momento con le matite in mano, fin quando, alla fine, hanno prodotto degli ottimi disegni.
"Abbiamo potuto immergerci pure noi immediatamente in pista, – continua il Prof Danisi - osservando la risposta rapida degli 'studenti' e nell'osservazione di come questi ragazzi tentennano nella prime fasi ad esprimersi attraverso il tratto artistico spontaneo. I primi tratti sono prevedibilmente incerti, quasi esitanti, spezzati: sono figli anche della situazione contestuale, inusuale per loro, quanto per noi. C’è solo il disegno che al momento ci accomuna. Ma col passare del tempo, il cervello visivo di questi giovani disegnatori improvvisati, comincia ad accendersi e con esso prendono forma ritratti più veloci, sempre più chiari e audaci, complice anche un improvvisato tutorial (stavolta strategico) sulle basi del ritratto facciale. Improvvisazione, appunto, e feconda."
Il potere della metafora
Viene introdotta una lezione teorica di circa un’ora da parte di Sarli, sulla storia dei graffiti murali, da quelli rupestri preistorici fino agli accenni meno primitivi. Così, si sono incontrati a metà strada le tematiche fondamentali per un veloce corso base e la possibilità di esperire le forme osservate nelle diapositive direttamente sul foglio di carta. Ci sono passaggi improvvisi e improvvisati, in questo percorso di sviluppo umano, poiché l'arte, prima d'ogni altra cosa, è sviluppo umano. Ma sentiamo il professor Danisi: "Un passaggio improvviso, semi-improvvisato, stavolta su uno degli artisti contemporanei, che è stato anche nostro concittadino per diversi anni recenti, cresciuto nell'Accademia di Belle Arti di Bologna, e ora celebre in tutto il mondo per le sue straordinarie opere murali: Blu. Attraverso un’analisi delle opere di Blu, molte delle quali forzatamente rimosse dall’artista stesso per giusta contestazione contro espropriazioni improprie, abbiamo cercato di far comprendere ai ragazzi il potere della metafora dell'arte urbana e non solo. Le opere di Blu sono piene di metafore, educative, sul rispetto, l’ambiente, il cambiamento meteorologico interiore, la ricerca della libertà."
Seguendo la linea rossa

Immagini, tratti, video, stimolazioni, si sono alternati senza soluzione di continuità, seguendo una linea rossa tesa ad entrare dentro l'anima dei ragazzi, per scaldargli il cuore, facendo scivolare questo calore lungo le braccia e poi nelle mani e tra le dita, ricomponendo le immagini sul foglio. E ogni volta, questa ricomposizione è stata sempre più precisa, sempre più creativa.
"Visionare un artista contemporaneo, in rapporto a primitivi pittogrammi rupestri, - dice Danisi – ha generato nei nostri cari ragazzi un bellissimo effetto misto che si è consolidato in una splendida parte finale, dove i disegnatori hanno infine realizzato quattro bellissimi disegni a pastello, su carta nera, raffiguranti raffigurazioni in stile primitivo e possibilmente metaforiche".
Un finale catartico
La conclusione del primo giorno di laboratorio è stata quasi catartica, poiché sia i facilitatori di conoscenza e pratiche che i ragazzi del mondo si sono ritrovati in un moto di soddisfazione: i primi per la buona riuscita della giornata di lavoro, gli altri felici dei loro spunti creativi, in questa nuova esperienza. Infatti, i loro lunghi sorrisi parlavano da soli.

Le ultime parole le lasciamo al Professor Danisi: "È un momento di grande soddisfazione per tutti e scatta pure l’applauso. Un momento in cui i ragazzi improvvisamente esprimono e riescono a riconoscere di esprimere la propria creatività in modo sorprendente e appassionato. E noi abbiamo concluso il primo incontro in un sorriso, non solo interiore, di una certa, considerevole, larghezza."
Photo Credit: Marco Marano
