Giovedì 9 ottobre, il Centro Interculturale Zonarelli ha ospitato un incontro di grande rilievo per chi lavora nell’ambito dell’accoglienza, dell’educazione e della salute mentale: il SAI metropolitano di Bologna ha avuto l’onore di accogliere Cécile Rousseau, psichiatra infantile, professoressa alla McGill University di Montréal e tra le massime esperte mondiali in trauma migratorio e intervento transculturale.

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Il confronto con Rousseau ha toccato alcuni dei nodi più complessi e attuali del lavoro con i giovani migranti, a partire dalla loro percezione della maggiore età. Come ha ricordato la professoressa, molti adolescenti stranieri non accompagnati si sentono adulti ben prima del compimento dei 18 anni, portando con sé un “mandato migratorio” carico di aspettative familiari, responsabilità precoci e ruoli assunti già nel viaggio migratorio. Una consapevolezza che spesso entra in conflitto con l'approccio delle istituzioni educative nei Paesi di accoglienza, creando fraintendimenti e tensioni.

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Al centro del dibattito anche il ruolo delle reti sociali e culturali che i giovani migranti costruiscono nei nuovi contesti. Queste reti possono fungere da risorsa fondamentale nel percorso di adattamento e nella costruzione dell’identità, ma non sempre sono spazi sicuri: alcuni legami, specie in assenza di alternative, possono diventare terreno fertile per forme di sfruttamento o devianza che comunque forniscono una validazione identitaria preferibile alla marginalizzazione.

Infine, un’importante riflessione è stata dedicata alla tendenza alla psichiatrizzazione del disagio giovanile migrante. Spesso, comportamenti o vissuti legati a fasi fisiologiche dello sviluppo, oppure a complessi processi di adattamento culturale, vengono letti in chiave esclusivamente clinica, ignorando il contesto migratorio, simbolico e relazionale in cui emergono. Rousseau invita educatori, psicologi e operatori a offrire ai giovani spazi di ascolto, capaci di accogliere anche il dolore e la crisi, ma senza ridurre tutto a diagnosi o patologia.

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L’incontro che il SAI metropolitano ha promosso - commenta David Lovelock del Coordinamento DM-DS / SCC dell’Area Coesione Sociale | Protezioni Internazionali di ASP - ha rappresentato un momento prezioso di formazione condivisa e riflessione critica per tutti coloro che operano nel sistema di accoglienza, rilanciando l’importanza di uno sguardo attento, umano e interculturale”.

Chiara Amato
Modificato in data:  15-10-2025