Nel 2017 sono stati 1.615 i colloqui con i detenuti realizzati dallo Sportello di informazione e mediazione gestito da ASP Città di Bologna all’interno della Casa circondariale di Bologna. Tra questi, la maggior parte ha riguardato detenuti di origine straniera (1.534). Sono invece 435 quelli fatti con i nuovi giunti. “Si tratta di un servizio storico”, spiega Luca Decembrotto, referente servizi ASP esecuzione penale adulti. Lo sportello, infatti, è presente nel carcere da circa vent’anni. L’obiettivo? “Fare da raccordo tra l’area educativa della casa circondariale e i detenuti stranieri – continua Decembrotto – che non conoscono la lingua, sono in Italia da poco tempo, hanno difficoltà a comprendere le dinamiche interne o hanno bisogno di contattare i familiari che vivono nel nostro Paese o all’estero”. Aperto dal lunedì al sabato, lo sportello è gestito da un’equipe formata da sei persone, di cui quattro mediatori di nazionalità diverse, una coordinatrice e un’educatrice. “Al bisogno viene attivato anche un servizio di interpretariato, ma le culture più presenti in carcere sono rappresentate all’interno del servizio”. Oltre a occuparsi di informazione e mediazione, lo sportello collabora per i colloqui con i nuovi giunti, italiani e stranieri. “Spesso, le persone al primo ingresso sono disorientate e noi aiutiamo nel dare loro informazioni corrette – spiega Decembrotto – Collaboriamo anche nella riduzione del rischio suicidario, più elevato nei primi giorni di detenzione perché le persone rifiutano il luogo in cui si trovano”. Semestralmente, viene realizzato un percorso formativo a livello sanitario, giuridico, sociale e sul lavoro per i detenuti che stanno per uscire. All’interno del carcere, ASP si occupa anche del progetto Dimittendi. Di cosa si tratta? “È un progetto costruito a partire da un’assistente sociale del servizio a bassa soglia e da un educatore dello sportello di mediazione all’interno del carcere – spiega Decembrotto – il cui obiettivo è sostenere all’uscita tutti i detenuti che ne fanno richiesta e, in generale, quelli che presentano fragilità”. Attivo dalla fine del 2014, il progetto Dimittendi nel 2017 ha riguardato 69 persone (27 italiani e 42 stranieri), di cui otto donne. “Il carcere ha come finalità il reinserimento sociale, ma non è detto che questo obiettivo venga considerato all’interno della Casa circondariale per mille motivi, in primis la mancanza di personale educativo – afferma Decembrotto – Con questo progetto viene riconosciuta la tutela prevista dall’articolo 46 dell’ordinamento penitenziario, quantificata in 18 mesi di cui 12 precedenti all’uscita e sei successivi”. Nel periodo successivo all’uscita, il progetto può essere rivolto anche a persone che provengono da altre strutture come Parma, Reggio Emilia o Piacenza, “e che liberamente tornano a Bologna, dove si attiva il supporto tramite il servizio a bassa soglia”, dice Decembrotto. Il sostegno, in questo caso, riguarda la progettualità all’uscita su tre macrotemi: il lavoro, “per il quale abbiamo la diponibilità di qualche tirocinio formativo”, l’abitare, “e qui entra in gioco la connessione con il privato sociale e il Terzo settore, a cui si aggiungono cinque posti letto dedicati nella rete dei servizi ASP”, e il tema relazionale per il quale gli operatori ASP si affidano a quanto viene sviluppato nei laboratori di comunità.
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