Il Professor Danilo Danisi, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e coordinatore del progetto Mistart, indirizzato ai minori stranieri non accompagnati, ci spiega i significati che stanno dietro questa arte tipica del nostro tempo.

 di Marco Marano



La prima settimana di aprile verrà avviato, presso il Centro Interculturale Zonarelli di Bologna, il laboratorio di Street Art di cui è artefice l’Accademia di Belle Arti del capoluogo felsineo: “Migranti della Street Art” (Mi.St.Art). Il progetto nasce in seno alla Cabina di Regia per la Comunicazione del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI).  Saranno quaranta ore di attività, divise tra la parte teorica e quella pratica. Si parte dalla storia del murale, per poi andare verso le diverse tendenze, con i rispettivi artisti di riferimento. Nella parte pratica si studieranno le tecniche in acrilico su cartoncino, con le prove di pittura e di stencil. L’obiettivo del laboratorio è quello di realizzare un'opera muraria, in uno spazio di quartiere ancora da individuare, insieme alla Rete dei Quartieri. L’opera verrà presentata durante le celebrazioni del 20 giugno, giornata del rifugiato.

La Città Accogliente e la Street Art



L’idea di assegnare uno “spazio espressivo” della Città di Bologna ai minori stranieri non accompagnati (MSNA), rappresenta, dal punto di osservazione del sistema di accoglienza bolognese, una sorta di catarsi sociale, tesa a segnalare che il mondo interiore di una generazione di giovani in fuga, dal sud del mondo verso l’Europa, non può essere esclusivamente descritta nelle pagine dei giornali, alla voce “ordine pubblico”. In realtà questo è il punto di osservazione di una “Città Accogliente”, che si pone in termini di facilitazione dei processi collettivi del tempo storico contemporaneo. La testimonianza urbana nel rapporto tra street art e città accogliente è visibile sul ponte di via Stalingrado, poiché nel 2016 una sessantina di street artist colorarono quel luogo di transito.

I progetti sociali dell’Accademia di Belle Arti



Occorre poi dire che da anni l’Accademia è impegnata in progetti artistici legati al mondo dell’accoglienza, poiché ormai tradizione vuole che dai suoi studenti provenga il manifesto delle celebrazioni del 20 del mese di giugno, commissionato dal Comune di Bologna. Infatti nel novembre dello scorso anno, proprio a Palazzo d’Accursio, è stata inaugurata la mostra Poster For the City. Dieci anni di poster design dell’Accademia di Belle Arti per la città di Bologna, a cura di Danilo Danisi, con Carlo Branzaglia. Il Professor Danisi insegna Design Grafico, ed è il coordinatore del Progetto Mistart, sarà lui, insieme al tutor Vincenzo Sarli, laureando dell’Accademia di Belle Arti, a canalizzare le energie creative dei minori stranieri non accompagnati.

Ci siamo soffermati con lui a parlare di ciò che rappresenta oggi questa forma d’arte…

Quando le esigenze creative si alimentano reciprocamente



L’Accademia di Belle Arti da anni mobilità i suoi studenti sul tema dei rifugiati, qual è la reazione creativa dei giovani a questo tema, di slancio o di riflessione?
“Slancio con riflessione, in egual maniera. E le riflessioni moltiplicano ulteriormente nuovi slanci o rimbalzi, che siano sotto forma di un progetto condiviso da parte di un compagno di corso o la messa in aula di una discussione costruttiva condivisa. Avendo un'età media tra i 18 e i 22 anni, gli studenti del mio corso di Progettazione Grafica in Ababo (Accademia di Belle Arti, n.d.r.) mostrano tipicamente una notevole sensibilità verso le questioni etiche, di qualsiasi genere e aggiungo, fortunatamente. In un contesto artistico e progettuale come il nostro tra l'altro, le sensibilità e le esigenze creative si alimentano reciprocamente, in un ciclo di crescita personale e professionale continua. Con i miei colleghi spesso introduciamo in aula progetti di rilevanza etica e sociale, spaziando dalle questioni ambientali a quelle legate al benessere umano ed alla sensibilità civica, contribuendo così a formare artisti e designer consapevoli del loro impatto sulla società. I ragazzi e le ragazze danno sempre una gran bella risposta, in termini di creatività applicata, a questo genere di stimoli e input didattici.”


La street art come arte sociale



Dal punto di vista storico, nel rapporto con la contemporaneità, come collocherebbe la street art? Può essere davvero considerata un’arte sociale? E se
sì perché?
“Un'arte sociale a tutti gli effetti, occupando un posto significativo nel contesto contemporaneo, sia come espressione artistica che come forma di comunicazione sociale che può affrontare temi rilevanti per la società contemporanea, come politica, cultura, ambiente, identità, giustizia sociale. I graffiti, i murales e altre forme di street art possono essere strumenti potenti per portare avanti messaggi di critica sociale, sensibilizzazione e cambiamento: svolgendosi in spazi pubblici, viene stimolato un tipo di accesso spontaneo decisamente più ampio rispetto alle tradizionali forme d'arte esposte nei musei o nelle gallerie. Si adatta al contesto urbano in cui è situata, dialoga con l'ambiente circostante coinvolgendo la comunità locale nel processo creativo, crea spesso un senso di appartenenza e di identità condivisa tra gli abitanti di un luogo. Oltremodo, se viene realizzata senza autorizzazione su proprietà pubbliche o private, solleva pure questioni riguardanti la legalità, il diritto alla città e la libertà di espressione, aggiungendo ulteriori strati interessanti di dibattito. Infine, è un’arte fortemente "viva", correlata e sensibile al contesto spaziale locale e temporale: sparisce se il luogo viene riconvertito, può deteriorarsi facilmente sotto i cambiamenti meteorologici, può subire sovrapposizioni o interventi da altri individui, talvolta addirittura "furti" (!): è un’arte contestuale a tutti gli effetti e quindi fortemente relazionata col processo vitale di una società.”



Per lasciare dei segni…



Cosa si aspetta dal laboratorio dei minori stranieri non accompagnati?
“Mi aspetto una nuova tipologia di slancio di coscienze, sia da parte dei giovani stranieri che potranno seguire il laboratorio, sia da parte dei tutor stessi, me compreso. L'arte è un momento di apertura, mentale, fisica, talvolta spirituale: è un momento in cui qualcosa si ferma, dando la possibilità di contemplare la "magia" della creatività spontanea, non necessariamente funzionale, del bello fine a sé stesso (sto estremizzando). Si riconnette il corpo e l'anima con un'antica prassi, stratificata dal punto di vista antropologico: usare uno strumento (spesso appuntito), non per predare un animale o raccogliere un frutto sopraelevato, ma per lasciare dei segni. Questo gesto, da solo, ha una potenza antropologica misteriosa e forte che basta da sé a innescare successivi processi di riflessione (e slancio) proficui per l'essere umano.”

 

Photo Credits: flashgiovani.it
Le foto a corredo del testo si riferiscono al Progetto Ponte di Stalingrado.

Chiara Amato
Modificato in data:  28-03-2024