Durante l'incontro laboratoriale di street art, presso il Centro Zonarelli di Bologna, dei minori stranieri non accompagnati, destinati a disegnare un murale in un quartiere della città, i ragazzi hanno cercato di rintracciare nel loro passato prossimo i temi da esprimere e raffigurare nell'opera che verrà presentata durante le celebrazioni della festa del rifugiato, il 20 giugno.
di Marco Marano e Martina Lascaro
Il tema su cui si è lavorato durante l'incontro laboratoriale del 4 maggio ha rappresentato un passaggio evolutivo nel processo di crescita dei tre ragazzi in formazione. Le domande sono state riferite alle dimensioni personali che i ragazzi vorrebbero portare dentro quest'opera muraria…
Un nuovo dialogo sociale
Così, Musa, Mohamed e Junior hanno accettato di innescare, dentro l'esperienza data, un dialogo sociale, per raccontare cosa di loro vogliono portare dentro il discorso artistico. Si è scelto così di disporre, nel bellissimo giardino del Centro Interculturale Zonarelli, delle sedie in cerchio, dove potersi ritrovare e raccontare.
Ma quel sedersi in cerchio, con Danilo Danisi e Vincenzo Sarli, dell'Accademia di Belle Arti, i quali accompagnano i ragazzi in questo percorso di crescita, non ha avuto nulla a che vedere con esperienze simili a sfondo socio-psicologico, per via della diversissima mission. E questa differenza si è manifestata subito, poiché se i ragazzi dovevano parlare a tutti, dentro quel cerchio, inizialmente trovavano un certa difficoltà. Se interagivano individualmente però si aprivano, raccontandosi. Ecco perché, in questo inusuale dialogo sociale si sono spesso formati due gruppi paralleli. E anche se le voci, alcune volte, si sono sovrapposte, tutti si è viaggiati in un unico flusso di lingue differenti, tra italiano, inglese e francese...
Junior: il peso della perdita
La timidezza iniziale nasconde un fremente desiderio di raccontare e di raccontarsi. è l’ascolto il fendente attraverso cui rompere la barriera linguistica. Junior ha anticipato tutti annunciando che avrebbe voluto disegnare un fumetto per raccontare la sua vita, ed il suo viaggio... Partito dal Camerun in seguito al conflitto civile in corso sulla linea nord est / sud est. Molte famiglie si sono ritrovate con lutti da piangere a causa delle istanze separatiste di quel pezzo di paese di origine anglofona. La sua famiglia, lì residente, per il solo fatto di parlare francese, è stata perseguitata: alcuni parenti uccisi, lui costretto a fuggire in Europa...
Così, via via, le parole giungono all’orecchio teso e pronto al racconto di una storia che si rivela essere quella di un adolescente animato e mosso dai sogni, nonostante tutte le difficoltà di fronte a cui l’ha posto la vita. E la sofferenza di aver provato il peso della perdita lascia il posto alla gratitudine, piena di maturità e umiltà, di chi, forse ancora un po’ incredulo, nel bene e nel male, sente di essere stato fortunato e di avercela fatta. Questa è la sua nuova casa, Io sono di Bazzano dice subito, e un giorno qui con lui vorrebbe anche la sua sorellina.
La memoria ritorna su quel deserto da attraversare, senza farsi arrestare, per il colore della sua pelle. E Junior c'era quasi riuscito. Era quasi riuscito a salire sulla barca per Lampedusa. Ma la famigerata Guardia Costiera lo arrestava, consegnandolo ad uno dei clan di riferimento che gestiscono le prigioni illegali. Così, si è dovuto far inviare il denaro dalla famiglia, che gli aguzzini hanno diviso con i partner della Guardia Costiera. Una volta fuori ha pensato bene di riprovarci dalla Tunisia. E così ha fatto... E' chiara la rappresentazione che ha voluto dare Junior: il rapporto tra la sofferenza e le possibilità che la vita da a qualcuno e non ad altri...
Musa, il turbamento ed il desiderio di apprendere
Musa ha gli occhi candidi e un sorriso che sprigiona calore. E' rimasto solo senza famiglia, in Gambia, paese dove non esistono garanzie sociali per nessuno, per questo vi è un esodo epocale che vede i ventenni scappare verso l'Europa, al fine di mandare soldi alle famiglie, che solo così riescono a sopravvivere.
Ma la mano di Musa è rapida con l’attenzione di chi freme dal desiderio di apprendere tutto quello che può e aggiungerlo subito al proprio bagaglio. Quel bagaglio forse un po’ piccolo per contenere tutto ciò che la vita, senza troppa attenzione, gli ha dato, ma in cui c’è sempre spazio per qualcosa di nuovo: la sua quotidianità in Gambia, da ragazzo solo, peggiorò con il tempo dato che l'unico parente rimasto, cioè uno zio paterno, aveva nei suoi confronti comportamenti cattivi.
Lo ferma solo il turbamento nel fare i conti con i ricordi che rilegge quando resta solo con se stesso: è forte il desiderio di liberarsi dalla solitudine e di impreziosire il proprio tempo con vicinanza umana: una volta capitatogli un violento incidente alla gamba, causato da terzi, decise di fuggire…
Anche lui imprigionato in Libia, liberato dopo mesi per la sua gamba, diventata un problema persino per gli aguzzini... Quando Musa cerca la parola giusta, in italiano o inglese che sia, per farsi comprendere al meglio, lascia che sul foglio vuoto che si apre a lui corrano libere le sue mani...
Mohamed, tra lingua e foglio
A momenti, nei suoi passi, lo accompagna una silenziosa timidezza. Lo sguardo furtivo di Mohamed custodisce un racconto che forse a parole non può essere narrato e le sue mani, mentre si aggrovigliano su loro stesse, sembrano voler accartocciare quelle immagini per lanciarle lontano.
Mohamed, proveniente da un villaggio della Liberia, paese poverissimo, dilaniato da decenni di guerre civili, dove la brutalità sfociò persino nel cannibalismo. Come tutti paesi dell'Africa subsahariana anche la caratteristica della Liberia è quella della presenza di svariate lingue, parlate come i dialetti, ma non scritte. Ma il multilinguismo è spesso causa di conflitti sociali, come abbiamo visto in Camerun.
Quello che ci rivela Mohamed è che tali conflitti si manifestano proprio dentro le piccolissime dimensioni del proprio villaggio. Una volta aver perso il padre, in modo violento, la madre si ricreò una vita, così lui è rimasto solo e, per paura di far la fine del padre, decideva di fuggire.
Forse scoprirà, passo passo, lungo questo cammino che il luogo dove trasformare il ricordo è il foglio e il tratto della matita la lingua che tutti possono comprendere e attraverso cui possono comprenderlo. La rappresentazione di Mohamed è la separazione tra le persone vicine.
Photo Credit Martina Lascaro
