
Durante la giornata europea delle lingue sono stati approfonditi a Bologna i temi sull'insegnamento dell'italiano in contesti migratori.
di Marco Marano
Si è svolto nella mattina del 26 settembre, presso il Centro di Quartiere Katia Bertasi, l'incontro dal titolo "Risorse e strumenti per l'insegnamento dell'italiano L2", dove si sono incontrati esperti e operatori del settore, per fare il punto sui progetti territoriali, le prassi, le politiche, le criticità e i punti di forza relativi alle esperienze dentro e fuori il Sistema di Accoglienza (SAI), dentro e fuori i sistemi formalizzati. Nel pomeriggio, in piazza Lucio Dalla, gli insegnanti L2 della rete Sai di Bologna, hanno costituito una sorta di grande aula didattica a cielo aperto, dove hanno realizzato mini interventi didattici insieme ai beneficiari.
Tra processo sociale e didattica
La presentazione del SAI è stata fatta da Rita Paradisi, responsabile del Servizio Protezioni Internazionali, promotore dell'evento insieme alla cooperativa Lai-momo, uno degli enti gestori del sistema di accoglienza sotto le Due Torri. I lavori si sono sviluppati in due sessioni: la prima dedicata ad un confronto tra gli operatori istituzionali, la seconda si è tradotta in una tavola rotonda, dove gli operatori del privato sociale si sono confrontati su prassi e progetti anche innovativi o sperimentali.
Il macro tema su cui sia gli uni che gli altri si sono confrontati, mediante le mappe logiche del loro lavoro, ha riguardato la formalizzazione delle esperienze, partendo dal CPIA, cioè la scuola pubblica dedicata, per finire alla dimensione associativa che si rivolge a chi non ha neanche il permesso di soggiorno. Un mondo variegato, difficile da cristallizzare e standardizzare, per i cambiamenti repentini, di anno in anno, che subiscono i processi migratori.
Linee guida e professionalizzazione
Ad avviare il dibattito è stato Emilio Porcaro, Dirigente CPIA di Bologna, il quale si è soffermato sugli standard di qualità per la progettazione dei percorsi di italiano L2: "Dal 2014 il CPIA è la scuola pubblica che eroga percorsi di alfabetizzazione di un livello non inferiore all'A2, requisito per il permesso di soggiorno."
Porcaro ha fatto un breve excursus sul rapporto tra la professionalizzazione degli insegnanti e la progettazione dei percorsi, partendo dalla nascita delle prime migrazioni di massa in Italia, negli anni 90. Se all'inizio vi erano delle singole realtà personali sensibili all'insegnamento dell'italiano ai migranti, negli anni l'associazionismo si è andato a professionalizzare. Fin quando l'Università italiana ha iniziato ad avviare i primi corsi. Se nel 2006 nasce un Osservatorio Nazionale per la supervisione scientifica, le prime linee guida sono sorte nel 2012, per finire agli orientamenti del 2021.
Obiettivo autonomia
Marzio Barbieri, del Settore Politiche sociali di inclusione e pari opportunità, della Regione Emilia-Romagna, ha fatto una disamina dei progetti a finanziamento pubblico, sul territorio regionale, che riguardano sia i minori che gli adulti, soffermandosi specificamente sulle progettazioni FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione), che si caratterizzano come sistema di rete interistituzionale pubblico-privato (sociale).
Il nuovo progetto FAMI, 3.000.000 di euro per tre anni, è partito in maggio, e vede la partnership tra Regione Emilia-Romagna, CPIA e Terzo settore, verrà implementato su tre direttrici: Bologna Città metropolitana, Emilia Nord, Ferrara/Romagna. Gli altri aderenti sono Anci, Prefetture, le Asp, comuni e consorzi di comuni. Le linee progettuali riguardano, oltre all'insegnamento della lingua, un ventaglio di attività rivolte all'inclusione: patente, Haccp, competenze informatiche, Bes, formazione civica attiva. Barbieri: "Questa progettazione ci consente di rendere autonomi tutti coloro che arrivano in Italia e hanno difficoltà, anche perché si acquisiscono competenze relazionali."
Lo spazio laterale pubblico
L'esperienza del Comune di Bologna in merito alle tradizionali attività di supporto al mondo della scuola proviene dal Centro di documentazione e Intercultura Ri.E.Sco, e a parlarne è Mirca Ognisanti, dell'Area Educazione, Istruzione e Nuove Generazioni. La sua rappresentazione, relativamente all'intervento pubblico sull'insegnamento della lingua L2, è quella dello spazio laterale di supporto alla scuola: "Il centro RiESco continua ad avere un ruolo di supporto alla scuola pubblica in una posizione laterale (...) Negli ultimi anni ci siamo trovati dinanzi ad un grande aumento dei fruitori: i bambini sono sempre di più (...) Privilegiamo i neo arrivati, quelli catapultati in un nuovo mondo (...) Aiutiamo a superare queste sfide, considerato che nuovi bisogni linguistici iniziano a sorgere anche nei licei."
Il Centro RiESco organizza corsi di lingua italiano L2 utilizzando le risorse delle cooperative Open Group, Cidas e Aipi: settecento allievi dai 6 ai 18 anni, degli Istituti Comprensivi. I corsi hanno un massimo di 12 allievi. Trattandosi prevalentemente di neoarrivati l'accoglienza è decisiva per innescare un buon processo di apprendimento, e in questo gli insegnanti L2 sono molto competenti.
La messa a sistema delle risorse
A chiudere la prima parte degli interventi programmati è stata Maria Chiara Patuelli, del Settore Istruzione e sviluppo sociale della Città metropolitana di Bologna. Sono state illustrate, in questo segmento, le attività del gruppo di lavoro metropolitano per la messa a sistema delle risorse territoriali in materia di insegnamento dell'italiano L2. Questo si compone dei tre CPIA, dell'Ufficio di Piano del Comune di Bologna, dell'Asp Città di Bologna, del Centro RiESco e degli uffici di piano dei distretti. Le attività di questo gruppo di lavoro hanno intenti di rete a livello metropolitano, sia come schedatura della raccolta dei fabbisogno, che per programmare congiuntamente e coordinarsi tra enti.
L'esempio di Remap, rete aperta di soggetti pubblici e privati, ne è un esempio. La mission è quella dell'educazione degli adulti, con lo sviluppo delle attività connesse al tema delle competenze linguistiche. Ma non solo. C'è anche quello dello sviluppo di connessione tra sistema formale e non formale, mediante la fattibilità di un sistema aggiornato costantemente in base all'offerta dei corsi sia quelli formali che quelli non formali.
La didattica sul campo
La tavola rotonda ha invece messo a confronto gli operatori che progettano e insegnano sul territorio, a diretto contatto con i beneficiari. Condotta da Monica d’Argenzio, del Dipartimento di Scienze dell’Educazione, dell’Università di Bologna, sono stati affrontati i temi legati ai progetti messi in campo, anche di tipo sperimentale.
Maria Grazia D’Alessandro, del Cefal ha raccontato l’esperienza della “Pedagogia di Cantiere”, cioè l’utilizzo della lingua all’interno di situazioni sociali significative e pratiche, per relazionarsi con il mondo circostante tessendo reti di scambi comunicativi. Carla Marulo, dottoranda in Scienze pedagogiche all’Università di Bologna, ha invece offerto alla platea, gli interventi sperimentali indirizzati agli adulti non scolarizzati, sulla base degli esercizi di corpo e ritmo.
Aurora Raspa, docente di Italiano L2, per il CPIA Montagna, ha spiegato il progetto di “didattica ludica”, partendo dall’idea del vissuto in una nuova comunità. Paola Arosio e Elisabetta Cammelli, docenti di Italiano L2, della rete delle associazioni attive sul territorio metropolitano hanno portato l’esperienza sul campo del volontariato, quello che lavora con chi non ha nemmeno il permesso di soggiorno. Il loro racconto è proprio quello che restringe il campo alle didattiche non formalizzate: “Il nostro senso – sottolinea Paola Aroso – come scuola è quella di esserci, noi ci siamo sempre…” Chiudono gli interventi due delle insegnanti del progetto Sai Metropolitano di Bologna, Carmen Pellegrino e Sara Berretta, le quali hanno presentato come si sviluppa l’insegnamento dell’italiano L2 all’interno del Sai di Bologna.
La giornata ha visto la simpatica coda pomeridiana nella quale gli insegnanti di italiano L2, in piazza Lucio Dalla, hanno arredato un pezzo di spazio adiacente al Centro Bertasi, al fine di interagire con gruppi di beneficiari, facendo delle dimostrazioni all’aperto relative a giochi e interventi didattici.
