Le riflessioni del docente dell'Accademia di Belle Arti, dopo il primo incontro con i minori stranieri non accompagnati del laboratorio di Street Art, che si tiene ogni sabato mattina presso il Centro Interculturale Zonarelli.

di Danilo Danisi

Personalmente, non vedevo l’ora di incontrare questi ragazzi, per poterli guardare negli occhi, poichè credo, e non si rivoltino nella tomba gli pseudo-romantici, che alcuni sguardi siano ancora in grado di insegnare. E Poiché credo fermamente, potendolo verificare su me stesso, che esiste un processo inverso di apprendimento, molto egoistico, che trasmette informazioni dagli studenti  al docente, educandolo. Altro che didattica monodirezionale. Viva l’ignoranza del docente!

 

Quando la vita è una crudele insegnante

Credo soprattutto che abbiamo molto, forse troppo, da imparare da chi ha messo a rischio la propria giovanissima vita per percorrere da solo/a centinaia di chilometri, forse più, con qualsiasi mezzo - se non addirittura a piedi - al fine di “uscire fuori” dal proprio contesto dannatamente problematico e molto più del nostro (diciamocelo chiaramente e aggiungiamoci pure qualche dubbio di talune responsabilità condivise).

Questa “Necessità di fuoriuscire” da un contesto intriso di sofferenze, che si traduce nella scelta più o meno forzata, ma rischiosissima, di “scappare” dal proprio paese, ci mostra non solo un’enorme forza di volontà personale di cambiamento e di riscatto, con tutti i rischi fuori misura e le sofferenze potenzialmente indelebili e inenarrabili che si porta dietro. Le scelte prese da questi giovanissimi, le strategie che hanno dovuto tirare fuori per sopravvivere fino all’arrivo, son questioni per le quali dovremmo non solo riservare un massimo rispetto, ma dalle quali dovremmo poter re-imparare certe coordinate umane, ed i loro possibili rischi se messe alla “deriva”, soprattutto in un contesto attualmente così “ammorbidito” come quello nostro, occidentale, dove molto di quel che ci è “concesso” ci sembra oramai così scontato da essere privo sempre più progressivamente dei valori che lo costituivano inizialmente.

 

Gli occhi dei giovani di tutto il mondo

Fatte queste riflessioni, anche di un certa banalità o prevedibilità a dire il vero, poi mi arriva la doccia fredda inaspettata, o quanto meno: avrei dovuto aspettarmela, nella mia ignoranza occidentale personale. Posso guardare finalmente questi ragazzi negli occhi e, sebbene cerchi di coglierne ogni sfumatura, sforzandomi di andare in chissà quale profondità, mi rendo conto che quegli occhi in realtà sono molto simili a quelli di tanti altri giovani o adolescenti che incrocio ogni giorno, quotidianamente per strada, davanti alle scuole, ai centri di aggregazione, alle università etc. della nostra città. Sono gli stessi occhi sorridenti, talvolta un po' pensierosi, decisamente lucidi, talvolta distratti; occhi con speranze, in parte confusi, ancora sognanti, occhioni col punto interrogativo, occhioni normali di ragazzi normali, che hanno davanti a sé un'intera vita da scoprire, da modellare, da scolpire e da gustare il più possibile, e glielo auguro con tutto me stesso.

 

Quella scorza che nasconde la sofferenza

Ed allora, oltre a sentirmi immediatamente uno stupido occidentale intriso di banali sovrastrutture, che dimentica che l’essere umano è in grado di andare avanti nonostante tutto, mi chiedo la stessa domanda che mi sono chiesto centinaia di volte: quanta ramificazione di vissuti c’è in ogni essere umano, sotto il guscio? Quanti incroci di esperienze, di emozioni, di sofferenze, ricordi, quanti universi di possibilità nascoste esistono in potenza dentro ognuno di noi? E tutto questo a prescindere dall’apparenza del guscio. Poiché il guscio nasconde. Ognuno di noi è un universo, nascosto, di relazioni, già espresse o in itinere. La scorza, non mostra necessariamente il vissuto.

La scorza nasconde. Ergo, se la scorza nasconde, chi siamo noi per giudicare, indicare, decidere, sentenziare, deridere, guerreggiare, un’altro essere umano? Ergo, segue nella mia testa, come una risposta automatica che sa di banalizzante, la stessa semplice verità, di nuovo: la vita ha valore assoluto, a prescindere. Tutto il resto, le guerre, le sofferenze inferte coscientemente, la mancanza di rispetto per ciò che è vita ed esistenza, la mancanza di rispetto in generale…sono pura follia. Non avrebbero senso di esistere, queste follie, se riuscissimo a intradere dentro al guscio. Follie.

 

Photo Credits: Marco Marano

Chiara Amato
Modificato in data:  10-04-2024