Lo staff del progetto di street art per i minori del mondo, accolti a Bologna, si è trasferito a Casa Murri, dove Musa, il giovane gambiano dalle straordinarie doti grafiche, ha avuto la possibilità continuare a partecipare alla messa appunto del murale trasferito sui pannelli.
di Marco Marano
“Il progetto Mistart ha visto nelle sue fasi progettuali e procedurali, diversi cambi di programma dettati da esigenze temporali e produttive. Dopo aver appreso la notizia dell’operazione al ginocchio di Musa, uno dei ragazzi partecipanti al laboratorio, abbiamo lavorato per trasformare questo limite in una possibilità aggiuntiva. Così, il laboratorio si è spostato a Casa Murri, per consentire a Musa un’attiva partecipazione. Il supporto del muro, naturalmente, è stato sostituito con dei pannelli di legno d’abete, facili da trasportare e da maneggiare.”
Il cambio di programma
Le parole di Vincenzo Sarli, tutor dell’Accademia di Belle Arti, che sta curando il progetto Mistart, spiegano perfettamente le dinamiche di sviluppo del laboratorio di street art avviato ad aprile, e rivolto ai ragazzi del mondo accolti sul territorio bolognese.
Se il programma iniziale era quello di destinare al quartiere di Borgo Panigale il murale, uscito fuori dal laboratorio, si è poi virato sui pannelli in legno. Si è ritenuto, infatti, di salvaguardare il talento straordinario del giovane Musa, che ha dimostrato, durante le attività laboratoriali, capacità e abilità fuori dal comune.
Un'occasione da non sprecare
Sarebbe stata un'occasione sprecata insomma, quella di sacrificare un ingegno creativo come quello del giovane gambiano. Così, per un giorno, il laboratorio si è trasferito presso il Centro ”Casa Murri”, dove Musa risiede, ed è in convalescenza.
La scelta di dedicare una giornata solo per lui, è stata ampiamente ripagata dalla dimensione umana che ne è uscita fuori, durante quel giorno particolare, ma soprattutto dalla felicità del ragazzo, compressa in quel sorriso permanente, per essere tenuto in considerazione, cosa che forse nella sua vita non ha mai ottenuto da nessuno…
Così, sia Vincenzo Sarli che il Prof Danisi, coordinatore artistico del progetto, si sono messi a disposizione del giovane Musa come supporto nella preparazione dei pannelli, che è un lavoro più laborioso di quello che apparentemente possa sembrare, ad un occhio poco attento.
I valori emotivi del murale
“Dal punto di vista esecutivo – Spiega Sarli - il disegno che si è scelto di realizzare è il risultato dei precedenti incontri in sede di laboratorio, caratterizzati da stimoli e scambi di idee con i ragazzi. Nasce così una composizione geometrica, formata da tre figure femminili, ciascuna delle quali incarna un macroambiente della vita dei ragazzi: la speranza, la spensieratezza, il dubbio. “
I temi che Musa e gli altri ragazzi hanno in qualche modo estrapolato, relativamente al dialogo sociale realizzato in una delle giornate del laboratorio, sono stati riconosciuti come valori emotivi della loro vita. Che poi, a ben pensarci, non possono essere che quelli i temi di un giovane errante che da minorenne fugge dal proprio paese, per ricostruirsi un'esistenza in un altro luogo…
“Speranza, spensieratezza e dubbio – continua Sarli - sono tre dei valori emotivi su cui fare leva. La prima figura femminile regge un mazzo di fiori e con la mano destra si tiene il petto. La seconda è spensierata, balla ed è dinamica, rispetto alla staticità della scena. La terza figura si rivolge ad una farfalla, non sapendo se può toccarla realmente senza ferirla.”
Una tecnica semplice ma efficace
Mai come in questo progetto la dimensione umana ha in qualche modo sovrastato i temi sociali che hanno spinto alla realizzazione. La semplicità dell’approccio, infatti, ha permesso di valorizzare talenti che sarebbero rimasti sommersi, sia al mondo che ancora peggio a sé stessi…
“La tecnica scelta per realizzare i pannelli – conclude Sarli - è una tecnica semplice, che riduce al minimo le possibilità di errore: delle mascherature di nastro adesivo consentono di creare delle forme da riempire con delle pennellate. E’ una tecnica semplice, che richiede però più tempo per la preparazione…”
Photo Credit Marco Marano
