Attraverso i vari rapporti di fine anno 2023, scopriamo le caratteristiche della realtà bolognese, nel contesto del nostro tempo.
di Marco Marano
Per le peculiarità dell’era contemporanea, non è più possibile usare il termine singolare di "fenomeno migratorio". Lo sforzo che occorrerebbe fare, in quanto opinione pubblica, dovrebbe essere quello di comprendere l'oggi attraverso i "fenomeni migratori". L'Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio dell'Emilia Romagna individua quattro grandi categorie: Cittadini UE, Cittadini non UE, Minori Stranieri, nati e migranti.
Di per sé queste categorie connotano il tempo storico di significati che ne rappresentano le caratteristiche, innescando diffidenza sociale, attraverso le rappresentazioni mediatiche polarizzate sui fatti di cronaca nera e non su quelli di cronaca bianca.
La fuga come matrice dei fenomeni
La particolarità della questione storica sta nel fatto che dentro queste categorie vi sono sottoinsiemi differenziati, per fisionomia e modalità, che hanno tutte la medesima matrice: la fuga. Di queste, le "fenomenologie" più emblematiche sono quella relativa ai richiedenti e rifugiati e quella dei minori stranieri non accompagnati (MSNA). Ma se dentro gli insiemi e i sottoinsiemi si costituiscono fenomeni differenziati che hanno tutti come matrice la fuga, numeri e tendenze possono costituire il giusto quadro logico per comprendere i processi sociali in atto.
Le diverse migrazioni
Parlavamo di contesto. Il 12,8 per cento della popolazione residente in Emilia Romaga è straniera, più elevata in relazione al livello nazionale (8,6 per cento), ma anche rispetto all'area del nord-est del paese (10,9 per cento). Di questi i cittadini non UE sono il 9,9 per cento, rispetto al dato nazionale del 5,9. In Emilia Romagna la comunità più numerosa è quella rumena, poi seguono Marocco, Albania, Ucraina, Cina.
Se andiamo a guardare i dati relativi ai numeri dei richiedenti e rifugiati, che hanno fatto richiesta di protezione internazionale a Bologna, scopriamo uno di quei sottoinsiemi dalla diversa genesi. Al 31 dicembre 2023 i posti assegnati all’interno del sistema metropolitano di accoglienza, nel loro insieme, sono stati 3770. Di questi 2111 sono rientrati nel Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), del Ministero degli Interni, mentre 1659 sono stati fatti confluire nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), gestiti dalla Prefettura. Dentro i numeri del sistema Sai rientrano tre sottoinsiemi: Ordinari, Disagio Sanitario – Disagio Mentale (DS-DM) e MSNA.
Differenti le nazionalità, ma sempre di fuga si tratta
Se questi sono i numeri che fotografano i sottoinsiemi legati alle protezioni internazionali, diventa interessante individuare le prime cinque nazionalità che scappano da violenze e guerre, che concernano gli ordinari e i DS-DM, catalogati fino al 6 giugno del 2023: Nigeria, Ucraina, Pakistan, Afganistan, Somalia. Rispetto alle prime cinque nazionalità della popolazione residente, l’unica presente in ambedue classifiche è l’Ucraina, a causa delle note vicende belliche.
Il mondo dei minori
Dal punto di vista istituzionale, sono trecentocinquanta i posti assegnati nel programma Sai ai MSNA. Cosa diversa sono i rintracci sul territorio, che ancor di più dei primi, esprimono il processo epocale in atto. Nel 2023 sono stati intercettati sul territorio bolognese ottocentosettantasette minori stranieri non accompagnati.
Ma cosa vuol dire essere rintracciato sul territorio? C’è da fare una piccola chiosa legislativa, perché secondo la legge Zampa, i minori devono essere accolti, colloquiati e collocati: naturalmente non possono essere respinti. Si presentano alle forze dell’ordine, oppure questi li intercettano in strada. Essi chiamano il Pronto Intervento Sociale (PRIS), il quale, a seconda dei posti disponibili in città, provvede a collocarli sul territorio.
Collocati o allontanati
Se a Bologna è tutto pieno, i ragazzi del mondo vengono collocati in altri territori del paese. Quando questo avviene, il più delle volte, si allontanano volontariamente, facendo perdere le proprie tracce. Ma fino ad un certo punto, perché succede, che alcuni tentano il collocamento a Bologna, più e più volte, non solo con forze dell’ordine diverse, ma anche con tempistiche diverse. Alcuni ci provano tre o quattro volte in un mese, altri in mesi differenti.
Andando a verificare le prime cinque nazionalità, anche qui troviamo delle sorprese, nelle dinamiche categoriali dei sottoinsiemi. Quello della Tunisia è il fenomeno epocale più macroscopico, a livello nazionale, ma Bologna è la meta più agognata. Sono 450 i giovani transitati sul territorio delle Due Torri l’anno passato. Poi ci sono gli egiziani con 114 presenze, gli albanesi con 70, i marocchini con 47 e i gambiani con 46.
Uno sguardo sul mondo
Nel dicembre 2023 si è chiuso a Ginevra, il Forum Globale sui Rifugiati, organizzato dall’UNHCR, Agenzia ONU per i rifugiati, e come ogni anno viene evidenziata la responsabilità di favorire le persone in fuga nel mondo, come chiedono i trattati internazionali, insieme agli stessi processi d’inclusione. E’ uno sguardo sul mondo, quello offerto dall’UNHCR, che si pone quattro obiettivi: alleggerire la pressione sui Paesi ospitanti, migliorare l’autosufficienza dei rifugiati, ampliare l’accesso alle soluzioni dei Paesi terzi e sostenere le condizioni nei Paesi d’origine.
“Alla fine di giugno erano 110 milioni le persone costrette alla fuga a livello mondiale, 1,6 milioni in più rispetto alla fine del 2022. L’UNHCR stima che, nel trimestre da giugno a settembre, il numero di persone costrette a fuggire è cresciuto di 4 milioni, portando il totale a 114 milioni. Oltre la metà delle persone in fuga nel mondo non varca mai frontiere internazionali. A metà del 2023, erano 36,4 milioni i rifugiati. L’87% proviene da soli 10 Paesi: Siria (6.5 milioni), Afghanistan (6.1M), Ucraina (5.9M), Venezuela (5.6M), Sud Sudan (2.2M), Myanmar (1.3M), Sudan (1M), Repubblica Democratica del Congo (948.400), Somalia (814.600), Repubblica Centrafricana (750.900). Poco più della metà dei rifugiati nel mondo sono oggi afghani, siriani o ucraini. Il numero dei rifugiati nel mondo è più che raddoppiato dal 2016. In soli due anni, la proporzione sulla popolazione mondiale è cresciuta da 1 rifugiato ogni 400 persone a 1 ogni 200.“
In sintesi, dunque, la sindrome dell’invasione, che ha caratterizzato il decennio passato, e che ancora oggi ogni tanto, si trasforma in narrazione, sembra proprio non esistere. I numeri dei “fuggitivi” in pochi anni sono raddoppiati, a causa dell’inasprirsi di alcuni conflitti bellici: Ucraina, Afganistan e Siria… Al tempo stesso scopriamo che l’invasione, se c’è, riguarda i dieci paesi più poveri, al netto della Federazione russa…
“La condivisione delle responsabilità rimane altamente iniqua: il 55% dei rifugiati è ospitato in soli 10 Paesi: Iran (3.4 milioni), Turchia (3.4M), Germania (2.5M), Colombia (2.5M), Pakistan (2.1M), Uganda (1.5M), Federazione Russa (1.2M), Polonia (989.900), Perù (987.200), Bangladesh (961.800). La maggior parte (il 69%) delle persone in fuga da conflitti e persecuzioni rimane nei pressi del proprio Paese d’origine. I numeri confermano altresì che, sia in base a misure economiche che in rapporto alla popolazione, sono sempre i paesi a medio e basso reddito ad ospitare la maggior parte delle persone in fuga (75%). I 46 paesi meno sviluppati rappresentano meno dell’1,3% del prodotto interno lordo globale, eppure ospitano più del 20% di tutti i rifugiati.”
FONTI
- Volume Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio, "Cittadni stranieri in Emilia-Romagna. Residenti e dinamiche demografiche. Anno 2023.
- Bologna Cares, I dati del Sai metropolitano.
- I dati sui rintracci provengono dalla reportistica del Servizio Protezioni internazionali
- UNHCR, Rapporto sugli indicatori del Patto Globale sui Rifugiati 2023.
