Presso la Casa di Quartiere Katia Bertasi, si sono svolte due assemblee dedicate all'accoglienza sul territorio di Bologna.
E' stata una giornata davvero particolare quella di venerdì 7 luglio, dedicata interamente all'accoglienza. In mattinata, l'Assessore Luca Rizzo Nervo, ha raccolto attorno a sé la coalizione Tavolo Asilo e Immigrazione, che raggruppa le principali organizzazioni impegnate nella tutela e promozione dei diritti delle persone di origine straniera. Nel pomeriggio, la Dirigente del Settore Coesione sociale dell'ASP Città di Bologna, Annalisa Faccini, insieme all'Amministratore Unico Stefano Brugnara, hanno riassunto la situazione sulla nuova coprogettazione, in assemblea plenaria. Insieme al Comune di Bologna, il Tavolo Asilo e Immigrazione è da anni in prima fila nell’impegno a ricercare soluzioni e sperimentare interventi sociali innovativi, che intendono promuovere un processo partecipato per la nascita di una Rete di Città Accoglienti, al fine di dare voce a quelle realtà, che ritengono le politiche di accoglienza e integrazione, i diritti degli stranieri, centrali per lo sviluppo delle comunità territoriali. All'incontro della mattinata hanno partecipato amministratori pubblici dell'ANCI (Associazione nazionale dei comuni italiani, ndr), uno dei promotori del Sistema Sai insieme al Ministero degli Interni, ma anche testimoni di organizzazioni come Migrantes e Refugees Welcome, ed esperti del settore come Gianfranco Schiavone, presidente di Consorzio Italiano di Solidarietà e membro dell'Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione ). Il dibattito si è incentrato sulle criticità che espone il sistema dell'accoglienza a causa del decreto Cutro: la legge 50. Filippo Miraglia del Tavolo Asilo e Immigrazione ha dichiarato: "Il decreto Cutro espande il concetto di frontiera, con l'intento di ridurre il numero di persone da far entrare, lasciando i richiedenti fuori, in tal modo, i migranti saranno tenuti rinchiusi alle frontiere in attesa dei risultati avviati dalle procedure." Ecco perché diventa necessaria "un'alleanza tra amministratori e terzo settore che si rifanno alla Costituzione, al fine di non allinearsi alla narrazione dominante." Le soluzioni indicate, individuano nei territori, cioè nella logica delle città accoglienti, la centralità di tutto il sistema di accoglienza. Questo sarebbe possibile con l'applicazione della legge 328, dando sussidiarietà al terzo settore. Gianfranco Schiavone ha confermato che: "Il sistema è fragile nelle fondamenta. C'è un problema di identità del sistema stesso, la redistribuzione dei titolari di protezione non c'entra niente con il concetto di protezione... Dal punto di vista costituzionale i servizi di accoglienza dovrebbero essere gestiti dagli enti locali, le azioni prefettizie non sono efficienti." Il programma del pomeriggio è stato annunciato in mattinata da Annalisa Faccini, che ha posto l'accento sulla necessità di incardinare i servizi all'interno delle logiche di democrazia, ed è questa la direzione intrapresa, nella seconda stagione di coprogettazione, insieme ai soggetti del terzo settore, su un progetto triennale da 39 milioni l'anno, il più alto tra tutti i progetti Sai a livello nazionale. Incardinare i servizi all'interno delle logiche di democrazia: è in questa direzione che è stata avviata la coprogettazione del progetto territoriale Sai, affinché possa diventare la una struttura consolidata del welfare sia cittadino che nazionale. Annalisa Faccini ha affermato che: "E' il secondo giro di coprogettazione, dove, in plenaria (nel pomeriggio, ndr) verranno restituiti i risultati finali agli operatori del progetto Sai. Un rituale che vuole determinare il passaggio dalla vecchia alla nuova coprogettazione, all'insegna della continuità."
Marco Marano
