
di Marco Marano
I dati sui flussi relativi al fenomeno dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) rappresentano la fotografia della realtà storica del nostro tempo. In tutte le città italiane, dove si manifesta, esso esce fuori con le proprie specificità. In tal senso quello bolognese è un caso di scuola, sia per la vocazione della città all'ospitalità, sia perché i numeri che la riguardano sono tra i più alti d'Italia: 350 i posti in città destinati all'accoglienza dei minori del mondo.
Come ogni fenomeno epocale
Ma come in ogni fenomeno migratorio epocale anche quello dei minori stranieri non accompagnati non fa eccezione rispetto agli effetti sui luoghi di accoglienza. E' la storia del novecento che si ripete, dopo un secolo e passa di migrazioni: i paesi depressi da cui si fuggiva sono oggi quelli in cui si cerca una sopravvivenza, spesso fisica. L'Italia, in quanto porta d'Europa, ne è la principale raffigurazione, insieme alle contraddizioni che si trascina con sé, visto che tutti i fenomeni di massa del novecento sono stati seguiti da strascichi in tema di ordine pubblico.
Ma la domanda è: possono questi strascichi rappresentare, da soli, l'intero fenomeno epocale che ormai è in movimento da anni? Se consideriamo che da varie parti del mondo una intera generazione di ragazzini sta fuggendo verso l'Europa, possiamo, in quanto opinione pubblica, formarci un'idea su chi sono i minori stranieri non accompagnati leggendo la cronaca nera? La risposta è ovviamente no. Allora, non sarebbe logico soffermarsi sui dati che contraddistinguono il fenomeno? E ancora, non sarebbe corretto leggere gli studi dedicati e spiegarli? E infine, non sarebbe utile entrare nei meandri del contesto storico e sociale, per elaborare i giusti significati?
Tra conoscenza, opinione e percezione
Tutta questa serie di domande retoriche ci portano immancabilmente dentro il mondo delle figure retoriche. Così, incontriamo Episteme, alter ego di Doxa, antagonisti per definizione. Ma Conoscenza contro Opinione, se era la partita giocata al tempo degli antichi filosofi, non è quella che si gioca adesso, nel nostro tempo storico: oggi il match è tra Conoscenza e Percezione... E va da sé che la cronaca nera, come in tutto il novecento, interviene sulla dimensione della percezione. Il paradosso è però che, a differenza di una volta, la Percezione diventa, oggi in Italia, l'unica pratica informativa possibile, sia per quanto riguarda il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati, come di tanti altri…
A dire il vero c’è un elastico della storia che ci riporta al tema della percezione, camuffato da conoscenza. Lo ritroviamo durante il processo al capostipite della filosofia Socrate. Ma cosa centra Socrate? Dall’Apologia di Platone apprendiamo che le accuse al filosofo, che lo portarono all’Areopago, erano, in pratica, costruite ad hoc: empietà, corruzione dei giovani, introduzione di nuove divinità e non riconoscimento di quelle tradizionali. Attenzione, che tutte queste accuse erano nate dopo la conferma dell’oracolo di Delfi sul fatto che Socrate fosse il più sapiente di tutti, ponendolo al di sopra degli altri. Da questo fatto, scaturirono gli eventi, trasformati in accuse. Così, per placare gli animi dei nemici, il filosofo pronunciò la celeberrima frase, che ai posteri è giunta un po‘ storpiata: ciò che non so, neppure ritengo di saperlo. Cioè a dire: la sapienza arriva fino ad un certo punto e occorre essere coscienti di non sapere tutto, per cui le accuse successive diventavano una speculazione strumentale. Ecco che entriamo dentro il tema storico e filosofico della Percezione, di cui la vicenda del filosofo greco assurge a sindrome.
L’ oracolo dell’oggi: la stampa
Il tema del rapporto tra stampa e opinione pubblica in Italia è stato trattato dalla pubblicistica massmediologica per decenni, non possiamo a tal proposito non citare il meraviglioso volume di Paolo Murialdi “La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo”: “Quasi nessuno è un editore puro, cioè esercita soltanto il mestiere dell’editore; sono nella stragrande maggioranza legati ad altri maggiori interessi, che prevalgono su quelli dell’impresa editoriale (…) Quando i loro quotidiani non sono attivi, ne subiscono le passività perché sono compensate da vantaggi politici ed economici in altri settori. Così mirano ad integrarsi nel gioco dei potenti, sollecitano provvidenze governative…“
Per dovere di sintesi possiamo schematizzare l’editoria italiana come segue: un sistema che fin dalla sua nascita, nel dopoguerra, inverte i paradigmi dello statuto del giornalismo, poiché anziché essere esso stesso a dettare i temi su cui l'opinione pubblica deve formarsi una opinione, la cosiddetta agenda setting, si allinea ai temi che vengono dettati dal sistema politico.
Se come scriveva Goffman “Tra tutte le cose di questo mondo, l'informazione è la più difficile da custodire, perché può essere rubata senza spostarla“, venendo meno, nei decenni, alla funzione vitale del giornalismo, la stampa italiana si è sempre più avvicinata alle funzioni di un oracolo... Chi non ricorda nel decennio passato la folle gara a chi le sparava più grosse, sull’invasione supposta dei migranti: non possiamo ospitarli tutti, un milione due milioni, tre milioni... E poi la maggior parte dei flussi migratori dovuti alle fughe confluivano nei paesi limitrofi del Medio Oriente...
Nel 2018, in seguito a dei laboratori di giornalismo interculturale, svolti presso il Servizio Protezioni Internazionali, abbiamo proposto ai ragazzi dell'alternanza scuola lavoro proprio una indagine sul rapporto tra informazione e percezione. Dalle interviste alla gente per strada si evinceva l'assoluta ignoranza sui veri numeri dei processi migratori, segnalando un'assenza di aderenza alla realtà davvero sconcertante: quasi nessuno non aveva chiaro nemmeno il numero di abitanti in Italia...
La nuova Sindrome di Socrate
L'idea di aggirare il senso di un fenomeno epocale come quello dei minori stranieri non accompagnati, relegandolo ad un evento emergenziale, che produce problemi di ordine pubblico, è dunque un'idea che fa leva sulla percezione. Noi l'abbiamo ribattezzata Sindrome di Socrate... Ma la realtà vera quale sarebbe allora?
Andando ad osservare i dati del 2023 elaborati dal Servizio Protezioni Internazionali, sui rintracci effettuati nel territorio bolognese, presi in carica dal servizio di Pronto Intervento Sociale (PRIS), chiamato dalle forze dell'ordine, si legge una realtà abbastanza diversa da quella dei 350 posti assicurati ai minori, nel programma di accoglienza pubblica. Si, perché in verità siamo di fronte a 877 giovani che, l'anno passato, complessivamente, sono transitati su questo territorio metropolitano.
Ora, ebbene fare un interessante approfondimento. Questa massa di giovani , hanno vagato per giorni, mesi o anche anni tra i due continenti ed il Mar Mediterraneo (per ciò che concerne le diverse tipologie di viaggio e le rotte rimandiamo alla sitografia); in Italia si ritrovano nuovamente a vagare nei treni italiani da un luogo all'altro, da una città all'altra. Spesso si ripresentano a Bologna due, tre, quattro, anche cinque volte nel giro di un mese o anche più, a differenti forze dell'ordine. E ogni volta il Pris esegue un colloquio, come impone la legge Zampa, e una proposta di collocamento, che può essere in città, ma anche fuori, in altre parti d'Italia. Quando ciò avviene i giovani rifiutano quasi categoricamente e si allontanano facendo perdere le loro tracce... In questa prospettiva l'impegno degli operatori dell'accoglienza, di tutto il sistema dell'accoglienza, è sempre maggiore poiché i numeri si impennano esponenzialmente.
I ragazzi del mondo come spaccato del nostro tempo
Ma vediamo innanzitutto da dove partono i ragazzi del mondo che arrivano a Bologna. Quello che sembra essere un vero e proprio “ fenomeno nel fenomeno” riguarda la Tunisia, perché sono stati 459 i ragazzi arrivati a Bologna nel 2023, cioè più della metà della cifra complessiva. Un fenomeno composito, caratterizzato dall'instabilità sistemica dell'economia tunisina, dei diritti, e della società, organizzata secondo un modello religioso-tradizionale. C'è una parola, però, che rappresenta, in qualche modo, la Tunisia: hogra. Una parola uscita fuori con lo scoppio della primavera araba, nel 2011, avviata proprio in Tunisia, in seguito al suicidio in piazza dell'ambulante Mohamed Bouazizi. Hogra è il sopruso da parte dell'autorità nei confronti della povera gente, motivazione che indusse il giovane a darsi fuoco nel mercato di Sidi Bouzid.
Una società tradizionale derelitta, quella tunisina, con un alto tasso di popolazione minorile, abituata, per necessità, ad aggirare gli ostacoli dell'autorità e le sue angherie, per poter sopravvivere... E' una situazione abbastanza simile, seppur con dinamiche sociali molto diverse, a quella che vivono i giovani dei quartieri del sud Italia governati dai clan mafiosi. La cinematografia neorealisa rappresentò il sud Italia con l'espressione “arte di arrangiarsi”, oggi, nelle aree depresse del mondo, si potrebbe parlare di “arte di aggirare le regole” . Ecco come si spiega il fenomeno degli allontanamenti volontari, con la strategia di ripresentarsi più volte fino a quando si riesce nell'intento...
Le altre nazionalità intercettate sul territorio metropolitano bolognese sono state l'Albania con 70 colloqui, l'Egitto con 114, il Marocco con 47 ed il Gambia con 46. Le tre classi di età più presenti sono state 138 del trimestre gennaio-aprile 2006, 141 del maggio-agosto 2006, e 112 del settembre-dicembre 2006, all'interno di una forbice tra il 2005 e il 2013.
Il caso dell'Albania
Tra il 2021 e il 2023 abbiamo messo sotto osservazione il fenomeno migratorio dei minori albanesi. Abbiamo cioè cercato di individuare dai singoli casi degli indicatori che potessero definire i caratteri di questo esodo, nel contesto di un paese crogiolo di contraddizioni storiche. In particolare, nella calda estate del 2021, nell'arco di tre mesi, ci fu un esodo importante, da cui nacque l'esigenza di comprenderne le caratteristiche, attraverso l'analisi di un campione.
L'analisi ha riguardato gli arrivi sul territorio di Bologna nei mesi di giugno, luglio e agosto del 2021. Il numero del campione concerne, quindi, 56 minori stranieri non accompagnati albanesi accolti sul territorio nei mesi di riferimento. L'obiettivo dell'analisi è stato quello di individuare dei "punti fermi" relativamente all'organizzazione del viaggio migratorio e alle rotte percorse mediante la rete di "trafficanti/passeur". Sono state utilizzate come fonti, per la catalogazione delle informazioni, i "Report Pris" e le "Richieste apertura tutela".
Il principale indicatore quantitativo dirimente per l'analisi del campione è quello relativo al numero di viaggi migratori organizzati direttamente dai minori e quanti organizzati con il supporto dei genitori o di persone adulte, attraverso le due rotte balcaniche. Dalle informazioni date sappiamo che 25 appartengono alla prima tipologia, mentre 22 sono quelli inerenti alla seconda. Rispetto al totale del campione rimangono fuori 9 unità, che sono quelle dove le caratteristiche del viaggio si sono discostate dalla prassi dominante: aereo, nave o addirittura accompagnati a Bologna direttamente da uno dei genitori.
Parimente, i distretti di appartenenza dei ragazzi che decidono di intraprendere il viaggio migratorio, assumono un peso specifico relativamente alla capacità/possibilità di "aggancio" della rete di passeur. In tal senso sono i distretti rurali al centro dell'organizzazione dei viaggi, in particolare quello di Diper.
I "servizi di trasporto"
E' lì che i "servizi di trasporto" vengono offerti, nel senso che un minore che da solo decida di intraprendere il viaggio, e abbiamo visto che sono stati la maggioranza, ha una certa facilità di "aggancio" alla rete, costituita da agenzie informali di trasporto. In questa direzione, occorrerebbe uscire fuori dall'iconografia classica del "trafficante di esseri umani", con i suoi risvolti estremi, per guardare alla rete implementata sui balcani come ad un sistema di trasporto organizzato con modalità similari a quella delle agenzie formali.
I viaggi si dividono in due grandi modalità, rispetto alle "stazioni di partenza"... La prima e quella in loco, cioè in Albania, nella capitale Tirana, dove le "agenzie informali" hanno il loro sistema di appoggio. Questa tipologia riguarda tutti i minori che organizzano il viaggio da soli. La seconda comprende i ragazzi supportati nel viaggio dalla famiglia, poiché da essi, in diverse occasioni, accompagnati fuori dai confini, in Kosovo ad esempio, fino in Ungheria, paesi in cui vengono presi dai passeur. Quest'ultima prassi lascia intendere che la rete abbia padronanza dei territori anche fuori dell'Albania, possibilmente con dei punti di appoggio in altri paesi.
Da alcuni riscontri successivi, palesati nei colloqui con MSNA albanesi, nel mese di gennaio 2022, all'intero di una sperimentazione sull'accoglienza, nella triangolazione tra Questura, Pronto intervento sociale e Asp Città di Bologna, è stato rilevato come queste agenzie insieme ai minori facessero viaggiare anche gli adulti, per varie destinazioni europee. Non solo con le monovolume ma anche con pulman a due piani.
Controllo delle frontiere e rotte
La padronanza dei territori presuppone un certo controllo dei posti di frontiera, sulle due rotte che vengono utilizzate: una interna con accesso all'Italia dall'Austria, che è quella più usata, e l'altra costiera, con accesso all'Italia dalla Slovenia. Ricostruendo le informazioni in possesso, la rotta interna tocca Kosovo, Serbia, Ungheria, Austria, mentre quella costiera, utilizzata sporadicamente, passa per Montenegro, Bosnia, Croazia, Slovenia.
Dalle informazioni fornite dai ragazzi, si riscontra un velo di ambiguità sulla capacità di farli viaggiare sprovvisti di documentazione necessaria per muoversi senza genitori, anche nei casi in cui vi sia stato il supporto dei parenti nell'organizzazione del viaggio. Facendo esclusivamente riferimento al dato numerico, emerge dunque che la maggiorparte dei minori in viaggio non avevano la documentazione appropriata. Ciò significa che la rete di passeur è in condizione di aggirare questo ostacolo o con documenti falsi o con il "sistema di relazioni" ai posti di frontiera. Facendo riferimento al nuovo programma di accoglienza di cui sopra, è necessario segnalare la testimonianza di un minore albanese che, nel mese di febbraio 2022, ha indicato precisamente come il prezzo pagato per lui alle frontiere sia stato rispettivamente di 40 euro.
La città meta
Allo stesso modo, emerge con estrema evidenza il fatto che la città di Bologna sia stata una meta sistematica della rete balcanica di passeur, che costituiscono il traffico di MSNA albanesi. L'estrapolazione del dato numerico, riferito questa volta al campione di 47 unità, scremate delle 9 di cui dicevamo all'inizio, ci segnala che 24 ragazzi sono stati portati a Bologna, come in una sorta di "fine corsa": la"meta pronta". Gli altri 23, invece, avevano in Bologna la "meta agognata", per l'invito dei loro coetanei già accolti in città.
Le due tipologie presentano tratti trasversali. I minori della "meta pronta", e i minori della "meta agognata". Se nel primo caso viene venduto una sorta di pacchetto completo, "viaggio e migliore accoglienza", nell'altro sono gli stessi ragazzi ad aver scelto la destinazione, sapendo di andare "verso una migliore accoglienza". Per ambedue, comunque, il viaggio finisce nel capoluogo emiliano-romagnolo.
La ricerca di Unibo
Ma facciamo un passo in avanti. Se i dati ci raccontano come il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati si sviluppa sui macro-processi degli scenari internazionali, ricordandoci sempre che in ogni fase storica, laddove si implementano deprivazione, ingiustizia e pericolo, la gente è sempre fuggita, una ricerca di Unibo ha indagato sul rapporto tra MSNA e Bologna, la città che li ha accolti, aggiungendo il tassello della conoscenza di questi ragazzi, rimasta sospesa dalle cronache mainstream.
La ricerca, con capofila la cooperativa Cidas, si è svolta nell’ambito del progetto Act, sulla povertà educativa in tre città emiliano romagnole: Bologna, Ferrara, Ravenna. Proprio a Bologna il Dipartimento di Scienze dell’Educazione, con alla guida la Professoressa Stefania Lorenzini, titolare della Cattedra di Pedagogia interculturale, è stato l’artefice di una ricerca-azione confluita in sei focus-group, finalizzati a ricostruire il sistema dei bisogni dei giovani arrivati. Uno studio realizzato in collaborazione con l’Asp Città di Bologna, che mediante il Servizio Protezioni Internazionali, ha coinvolto i minori stranieri non accompagnati in accoglienza nelle comunità del territorio.
I temi sociali di cui i minori sono portatori
Quello delle abitudini culturali è forse il tema centrale rilevato dalla ricerca, ma vediamo come la Professoressa Lorenzini ha sintetizzato la problematica: “La possibilità di mantenere abitudini legate alle origini è una cosa importante, dalle pratiche religiose, fino ai prodotti culturali, come musica e film… E’ il tema sul rapporto tra l’omologazione e il bisogno di mantenere almeno alcuni aspetti/abitudini legati alle origini; a sostegno dell’identità personale.”
Gli altri temi emersi durante la ricerca riguardano i racconti di viaggio, la vita dentro la comunità, con disamina sui conflitti interni, il rapporto con le famiglie d’origine, le problematiche relative ad atti di razzismo subiti, e soprattutto i progetti per il futuro. Questi temi sono stati declinati dentro quattro direttrici: la problematica delle discriminazioni; i rapporti di genere, rispetto ai punti di vista definibili tradizionali, che potrebbero determinare comportamenti a rischio; la dimensione emozionale, in termini di consapevolezza: dalla rabbia alla paura, ecc… Infine le origini.
I rapporti di genere
Il punto di osservazione sul rapporto tra generi, può essere letto come elemento di fragilità sociale, poiché fa emergere il secolare scontro antropologico tra paesi che si avvalgono di sistemi culturali tradizionali, ed il modello occidentale del continente europeo. Scontro che può avere ricadute in termini di comprensione e legame con la realtà. Da questo punto di vista ancora più problematico è il tema dell’omosessualità, che nei paesi d’origine è un tabù assoluto, sia per gli uomini che per le donne, oltre che sanzionato con l’arresto. Un aspetto, interessante, rilevato dallo Studio di Unibo, è il rapporto che i minori stranieri non accompagnati vivono nei confronti delle operatrici dell’accoglienza, che vengono ricondotte alla figura materna.
Per scongiurare l‘assimilazione
Chiudiamo questa trattazione con l’ultima fotografia che ci ha rilasciato la Professoressa Lorenzini: “La nostra idea di integrazione deve mettere insieme, appunto integrare, aspetti legati alle origini e alla propria identità con le esperienze compiute nel nuovo contesto di approdo; non corrisponde cioè ad una attesa rapida e completa di assimilazione e adeguamento a tutto ciò che fa parte del nuovo contesto d’accoglienza.”
Photo credit: Andras Barta da Pixabay, licenze CC0
Sitografia
- Analisi territoriale sulle migrazioni, “Radiografia del territorio bolognese dai dati sulle migrazioni“, https://www.aspbologna.it/it/radiografia-del-territorio-bolognese-dai-dati-sulle-migrazioni
- Platone, “Apologia di Socrate”, http://www.giuliotortello.it/ebook/apologia.pdf
- Progetto Act,“I ragazzi del mondo sulle impervie strade dell’asino“ https://percorsiconibambini.it/act/2023/04/14/i-ragazzi-del-mondo-sulle-impervie-strade-dellasino/
- Progetto Act, “Partecipazione e ascolto per i ragazzi del mondo“, https://percorsiconibambini.it/act/2023/10/10/partecipazione-e-ascolto-per-i-ragazzi-del-mondo/
- Progetto Act, “Imparare a pensarsi liberi: nasce una nuova piattaforma linguistica per i ragazzi del mondo“, https://percorsiconibambini.it/act/2023/10/23/imparare-a-pensarsi-liberi-nasce-una-nuova-piattaforma-linguistica-per-i-ragazzi-del-mondo/
Bibliografia
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- Glisenti-Pesenti, “Persuasori e persuasi”, Laterza, 1990.
- Goffman, E., “La vita quotidiana come rappresentazione”, il Mulino, 1997.
- Katz-Lazarsfeld, “L’influenza personale nelle comunicazioni di massa, Eri, 1968.
- Klapper, J., “Gli effetti delle comunicazioni di massa”, Etas Kompass,1964.
- McLuhan, M., “Gli strumenti del comunicare”, Il Saggiatore, 1967.
- McLuhan, M., “La Galassia Gutemberg”, “Armando, 1976.
- McQuail, D., “Le comunicazioni di massa”, il Mulino, 1987.
- Meyrowitz, J., “Oltre il senso del luogo”, Baskerville, 1995.
- Murialdi, P., “La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo“, La Terza, 1995
- Platone, “La Repubblica”,
- Volli, U., “Il libro della comunicazione”, il Saggiatore, 1994.
- Wolf, M., “Teorie delle comunicazioni di massa”, Bompiani, 1985.
